martedì 9 giugno 2020

YOGA E QI GONG - L'ALCHIMIA DELLE MANI



Si racconta che le "Mani di Buddha" o " dodici posizioni di Da Mo", siano il primo esercizio insegnato dallo Yogacharya Bodhidharma (Da Mo in cinese) ai monaci del monastero di Shaolin.

Si tratta di un esercizio apparentemente semplice che ha lo scopo di insegnare a percepire e utilizzare la circolazione delle energie sottili, articolato in una sequenza di dodici diverse posture in piedi in cui cambiando la posizione delle dita, delle mani, delle braccia e visualizzando il Qi come una corrente che esce dal palmo delle mani e/o dalle dita, si attivano i cosiddetti " 8 canali straordinari".
                                                        
Gli effetti dell'esercizio, soprattutto se rapportati alla relativa semplicità delle posizioni e dei movimenti di passaggio, sono impressionanti.

Bodhidharma, 28° patriarca del buddismo cinese o Chan (Zen in giapponese) rappresenta un po' l'anello di congiunzione tra lo yoga medioevale indiano e le tecniche psicofisiche Taoiste e Zen.

L'esercizio agisce su vari livelli:
-         Sul piano fisico si utilizzano gli stessi principi della ginnastica isometrica e dell'integrazione posturale per far lavorare e sviluppare armoniosamente i muscoli;
-         Sul piano mentale, si utilizza il potere della visualizzazione o "YI" - pensiero creativo - per far circolare le cosiddette “energie sottili”.
-         Sul piano inconscio, si utilizzano le corrispondenze simboliche tra le varie parti del corpo, gli elementi costitutivi della manifestazione e il macrocosmo.

Per ciò che riguarda il significato simbolico delle varie parti del corpo non c’è differenza sostanziale tra le discipline psicofisiche cinesi e lo yoga;

Queste, ad esempio sono le corrispondenze tra le varie parti della mano ed elementi costitutivi della natura, percezioni, azioni, e suoni secondo la tradizione indo-tibetana:

-         PUGNO CHIUSO = Seme, manifestazione allo stato potenziale, unione di principio maschile e principio femminile, sillaba seme AU.
-         POLLICE = Spazio, Suono, Udito, azione fondamentale del parlare, sillaba seme AH o HAM.
-         INDICE = Aria, Tangibilità, Tatto, azione fondamentale dell'afferrare, sillaba seme YA o HU.
-         MEDIO= Fuoco[1], Luce/Colore, Vista, azione fondamentale del muoversi, sillaba seme RA.
-         ANULARE = Acqua, Sapore, Gusto, azione fondamentale del generare, sillaba seme VA.
-         MIGNOLO =Terra, Odore, Olfatto, azione fondamentale dell'evacuare, sillaba seme LAṂ.

Anche ognuna delle tre falangi ha uno specifico significato:
-         Le falangi esterne (i polpastrelli) rappresentano lo stato di veglia, la lettera A dell'AU.
-         Le falangi mediane rappresentano lo stato di sogno, la lettera U dell'AUṂ.
-         Le falangi interne rappresentano lo stato di sonno profondo, la lettera M dell'AUṂ.


In Cina gli elementi, pur essendo sempre cinque, differiscono da quelli della tradizione indiana, con la Terra che prende, per così dire, il posto dello Spazio, il Metallo sostituisce l’Aria, e il Legno, prende il posto della Terra, per cui:

-         Al POLLICE vengono associati la Terra, l'Odore, l'Olfatto, i cambi di stagione, l'emozione dell'ANSIA, la nota musicale GONG (nel senso di palazzo) ovvero il nostro FA;
-         All’INDICE vengono associati il Metallo (che nella tradizione cinese sostituisce l'Aria), l'autunno, l'emozione della TRISTEZZA, la nota musicale SHANG (che significa deliberazione) ovvero il SOL;
-         Al MEDIO: vengono associati il Fuoco, l'Estate, la GIOIA, la nota musicale ZHI (che significa prova) ovvero il DO.
-         All’ANULARE vengono associati il Legno, Primavera, RABBIA, la nota musicale JUE (corno) che corrisponde al LA;
-         Al MIGNOLO: Acqua, Inverno, PAURA, la nota musicale YU (ali) che corrisponde al RE.

Al di là delle differenze è chiaro che ogni dito corrisponde ad un suono, ovvero una vibrazione.
La vibrazione è un onda, ovvero uno spostamento di ENERGIA ma non di MATERIA.
Ogni dito è teoricamente in grado, quindi - secondo lo Yoga e la tradizione cinese - di emettere una onda di energia con qualità (ovvero frequenza) diversa.

Ogni dito, inoltre, è "polarizzato" positivamente o negativamente e le dita delle due mani hanno una carica invertita;

Il pollice della mano destra ad esempio è, per così dire, "+" e quella della mano sinistra è "-" e così i due palmi, ed è per questo che, avvicinando le due mani dopo averle rilassate, si ha la strano sensazione che si attraggano e si respingano contemporaneamente.
Le mani, in un certo senso, hanno la possibilità di emettere suoni/vibrazione, ed esercizi come le "MANI DI BUDDHA" servono per cercare di imparare a suonare il corpo.

L’ascolto delle “vibrazioni delle dita e delle falangi” e della diversa “polarizzazione” è il primo passo verso la percezione e l'utilizzazione delle energie sottili, senza le quali la pratica del Qi Gong e del Taijiquan (e dello yoga) è una pratica parziale, se non inutile.



Nel Qi Gong, ad esempio si parla spesso "passare" l'energia qi dal dan tien inferiore (Dan Tien significa "campo rosso" o "campo di cinabro", dove il cinabro è il mercurio rosso degli alchimisti) all'osso sacro, passando attraverso i genitali, il perineo e l'ano.



Per far circolare un qualcosa occorrerà prima sapere cosa si fa circolare:
Se devo riempire una bottiglia con il latte dovrò sapere cosa è il latte.
Se devo riempire una bottiglia con la benzina dovrò sapere cosa è la benzina.
altrimenti mi troverò a versare del latte nel serbatoio dell'auto ed a mettere la benzina nel Biberon.
Se non si percepisce l'energia qi può rivelarsi poco utile passare le ore a fare movimenti della Gru, del "Dragone" o della "Tigre", così come sostanzialmente inutile può essere praticare yoga senza avere l’esperienza della circolazione delle “energie sottili”.


L’esercizio di base per “imparare a far cantare le mani” nel Qi Gong è quello delle “correnti contrapposte”.
Non so come è definito precisamente nel taoismo, Ad Hong Kong l'ho sentito chiamare zheng li e zong li, ma credo che potrebbe essere indicato con gli ideogrammi 震慄, ovvero zhèn​ lì​ 





 zhèn indica la "vibrazione del terremoto o del tuono" ed è composto dai segni:

 nǚ​ che significa "donna", "femmina";

 yì che significa "uno", "intero", "totalità";

一一 yī​yī​ che significa "uno dopo l'altro", "in sequenza";

 yuè​ che significa "luna".


​lì​ invece indica il "tremore della febbre e della paura" ed è formato da

 xīn​ che significa "cuore/mente" (mente percettiva);

 yī​ che significa "uno";

 Tián​ che significa "campo";

 mù​ che significa albero-legno;


Si tratta di due tipi di vibrazioni diverse, quella più potente (come il rombo del tuono o la scossa di terremoto) contiene graficamente il segno della luna (
 yuè​) e della donna ( nǚ​ che però si legge anche rǔ​ che vuol dire sia "1000" che "tu").

La seconda, più debole (brivido di paura o di febbre), contiene graficamente il segno del cuore/mente ( xīn​) e il segno del campo ( Tián​). 





La vibrazione del tuono e del terremoto è esterna:

- Se c'è una scossa tellurica il mio corpo vibra a causa del terremoto, l'impulso proviene dall'esterno e tutti coloro che sono vicino a me tremano alla stessa maniera.

La vibrazione della paura o della febbre è invece interna:

- se ho la febbre l'impulso a tremare viene dall'interno, coloro che sono vicini a me, se non hanno la febbre, non tremano.

La percezione delle due forze contrapposte nelle mani non è frutto di suggestione, ma è un "fenomeno" non casuale e ripetibile, a patto che non si abbiano delle tensioni eccessive alle mani ed alle spalle o problemi legati alla funzione afferente del sistema nervoso.



I nervi sono formati da fibre diverse chiamate efferenti ed afferenti:
-         Le fibre efferenti sono quelle che partono dal cervello ed arrivano alla periferia ovvero alle terminazioni nervose;
-         Le fibre afferenti sono invece quelle che dalla periferia arrivano al cervello.

I nervi delle zone più sensibili (mani, piedi, labbra, genitali) sono composti sia da fibre afferenti che da fibre efferenti.
Ciò significa che la percezione e l'invio di informazioni tramite impulsi elettrici è contemporanea.

La presa di coscienza della possibilità di percepire contemporaneamente queste due diverse "vibrazioni"(correnti elettriche), provoca uno sviluppo della sensibilità, intesa come creazione di nuove sinapsi (reti di neuroni) e quindi come sviluppo di una sempre maggiore sensibilità.

Per percepire le “correnti contrapposte” è sufficiente scaldare le mani, strofinandole come quando si ha freddo.

Poi, dopo aver posto i palmi ad una distanza di 3, 4 cm, l’uno dall'altro – come se tenessi tra le mani una palla di gomma del diametro di 3, 4 cm. -  si immagina che vi siano degli elastici che legano il pollice destro al sinistro, l’indice destro al sinistro e così via;

Inspirando immagino di voler allontanare le mani l’una dall'altra, ma di non riuscirci per via della tensione degli elastici;

Espirando immagino di volerle avvicinare ma di non riuscirci a causa della “massa” degli elastici.
Dopo 9, 18, 27… fino a 108 respirazioni, comincerò ad avvertire una specie di campo magnetico tra le mani, o come delle punture di spillo o un forte sensazione di calore (le sensazioni sono soggettive):
Si tratta del primo passo verso la percezione delle “tensioni contrapposte”.

L'esercizio della percezione delle tensioni contrapposte sviluppa il "senso interno" ovvero la capacità di "ascolto" (nella fisiologia occidentale si parlerebbe di propriocettori ed enterocettori).

Una volta sviluppata la capacità di ascolto nelle mani si può lavorare con il resto del corpo applicando il medesimo procedimento descritto per le dita e per i palmi delle mani, continuando a lavorare con le visualizzazioni e il "dialogo interiore".

Per dialogo interiore intendo esattamente il parlare (senza emettere suoni) con se stessi, scrivendo nella mente o articolando mentalmente lettera per lettera frasi "evocative" ("le mie mani sono calde e pesanti", "la mia gola è rilassato e le parole sgorgano come acqua da una sorgente"...).

Facciamo un esempio di "visualizzazione":

Immagino che alla radice del naso vi sia un foro elastico (una vagina il più delle volte);

Inspirando immagino che l'aria entri sotto forma di luce bianca o dorata, oppure di fumo bianco, oppure di liquido piacevole alla vista e al tatto (oro liquido, miele ecc.);

Inspiro (dolcemente e sottilmente) e la luce d'oro (o l'elisir) penetra nel foro alla radice del naso.

Trattengo il fiato per un paio di secondi ed immagino che la luce si muova nel cranio illuminandolo dall'interno (e/o pulendolo dalle impurità come un getto d'acqua toglie il fango dalle scarpe);

Espirando "osservo" la luce che esce dal foro della fronte;
Continuo (nove, diciotto…fino a 108 cicli respiratori) fin quando non avverto una sensazione "insolita" alla fronte ed alla testa: formicolii, leggerezza, calore, pressioni leggere, piacevoli e ritmiche [NB. Se si avvertono sensazioni negative o dolorose si deve interrompere immediatamente la pratica].





Porto l'attenzione sulla sensazione della fronte e comincio il dialogo interiore:

Inspirando penso o disegno nella mente (per esempio) "LA (MIA) MENTE E' CALMA";

In apnea penso o disegno nella mente (per esempio) "E";

Espirando penso o disegno nella mente (per esempio) " RILASSATA".

Il tutto continuando a seguire il percorso della luce (o dell'elisir) che penetra nella mente per poi allontanarsi verso l'orizzonte.

Una volta constatato un cambio dello stato psicofisico (calma, aumento delle sensazioni al cranio, alla nuca, alla fronte, rilassamento dei muscoli del viso) Porto l'attenzione alla gola.

Immagino un foro elastico (una vagina) e ripeto il ciclo di respirazioni con la visualizzazione della luce d'oro o dell'elisir.

Quando avvero una sensazione insolita e non spiacevole all'altezza della gola, comincio il dialogo interiore scegliendo una frase che sia per me evocativa (p.e. la mia gola è aperta e rilassata... le parole sgorgano come acqua da una sorgente… ecc.);

Procedo poi a considerare con le stesse modalità il centro del petto con le stesse modalità ("Il mio cuore batte lento e potente") la zona dello stomaco (“lo stomaco è rilassato”, oppure “fegato e milza sono caldi umidi e rilassati” … ecc.), la zona sotto l'ombelico (“il mio ventre è elastico e pieno di energia”) e la zona dei genitali.

Qui si può provare ad immaginare che l'aria, inspirando, entri dal glande (del pene o del clitoride) e riempia la zona dei genitali e del perineo, ed espirando si visualizza la sua risalita lungo la colonna attraverso l'osso sacro.

Il dialogo interiore deve riguardare i genitali (per esempio "i miei genitali sono caldi e pesanti") quando si avverte un aumento di calore, formicolii, vibrazioni nella zona del basso ventre, del pene o della vagina (sensazione che viene accentuata se inspirando si tirano verso alto i muscoli dell'ano) si può procedere alla pratica della circolazione dell'energia lungo i canali du mai e ren mai.





[1] In alcune pratiche tantriche il medio corrisponde all’acqua e l’anulare al fuoco.

lunedì 8 giugno 2020

MEDITAZIONE - SENZA SCELTA, SENZA TECNICA, SENZA SCOPO


Per molti anni ho meditato su una frase di Chang Tsu.

Una sola frase: "L'uomo saggio respira con i talloni"-

Era una specie di ossessione: risuonava nelle orecchie, improvvisa, nel dormiveglia o nelle attese strategiche alla fermata del bus.

Ci sono mille e mille modi diversi per occupare tempo e mente e il riflettere costantemente su una frase incomprensibile non è certo il più fruttuoso:

 "L'uomo saggio respira con i talloni"…"L'uomo saggio respira con i talloni!"…"L'uomo saggio respira con i talloni?"

A volte ho pensato ad errori di traduzione o a un codice segreto, inaccessibile senza la parola chiave.
Che cosa vuol dire "respirare con i talloni?"
[…] Ascoltare con le orecchie, ascoltare con il cuore, ascoltare con il respiro, non basta: bisogna "Ascoltare senza scelta".
 
L'uomo che respira con i talloni è “l’Essere che ascolta se stesso”.

Non c'è esercizio di respirazione, non c'è Asana che possa condurre all'Essere che ascolta se stesso: è una pratica "senza scelta, senza tecnica, senza scopo"

Ogni tecnica nello Yoga è considerata solo un appiglio, un artificio per cercare di non cadere nel vuoto.

La mente è movimento, non la si può arrestare e il vuoto è infinita energia creatrice.  

Il vuoto è un foglio bianco. La meditazione è la matita sospesa sul foglio. 

Sul foglio bianco posso disegnare la colomba di Picasso, il cerchio perfetto o uno scarabocchio.

Le tecniche sono scarabocchi.

Non sono inutili, per carità
A son di disegnarli il foglio bianco si trasforma, piano piano, in un foglio nero, poi basta che qualcuno ci metta in mano una matita bianca e ci spieghi che meditazione non è l'atto volontario del disegnare, ma è mettersi ad osservare la matita nell'attimo in cui comincia a scrivere o disegnare e ascoltare il silenzio nell'istante in cui la matita è sospesa sul foglio.

L'attimo che precede l'atto è
 lo spazio in cui non entra un capello su cui meditavano i samurai.
È il suono di una mano sola su cui meditavano i monaci zen.
 
Mettere la mente nel respiro vuol dire imprigionare la mente nel respiro. 
È meglio che farla girare a vuoto in mille e mille pensieri, storie, rancori e dolori, ma è pur sempre un imprigionarla. 

Mettere la mente nel cakra della fronte vuol dire imprigionare la mente. 

Mettere la mente sulle “energie sottili” vuol dire imprigionare la mente. 

Mettere la mente su un'immagine sacra vuol dire imprigionare la mente.

Quando la mente è libera resta solo l'osservare.

L'osservare è il "ricordarsi di sé".
La mente libera di muoversi senza costrizione la si può solo osservare.

Posso mettere volontariamente le mani nel “gesto” dell'insegnamento ed imitare il Buddha, ma non sarò il Buddha 
Posso volontariamente storcere gli occhi verso il naso e imitare il non sguardo dei samurai, ma non sarò il samurai.

Non posso volontariamente osservare la mente.
 
L’ascolto senza scelta è la mente che osserva se stessa. 

La mente che non è prigioniera si espande in ogni direzione e contemporaneamente si contrae nel punto infinitamente piccolo. 

Il punto infinitamente piccolo e lo spazio infinitamente grande sono la stessa cosa. 

La mente che non è prigioniera è la mente di Buddha.

 
Anzi, è Buddha.

domenica 7 giugno 2020

IL "CODICE CRIVELLI" - SIMBOLI DELLO GNOSTICISMO ELLENISTICO NELL'ARTE SACRA RINASCIMENTALE







Nella Pinacoteca di Brera, a Milano, è conservato un piccolo capolavoro dell’arte italiana: la cosiddetta “Pala di San Francesco”. Si tratta di un dipinto a tempera ed oro su tavola attribuito a Carlo Crivelli (1430 – 1495), un eccellente pittore del XV secolo.

Si tratta di un dipinto a tempera ed oro su tavola attribuito a Carlo Crivelli (1430 – 1495), un eccellente pittore del XV secolo incomprensibilmente ignorato sia dal Vasari – autore delle biografie dei più importanti artisti italiani tra il trecento e il cinquecento[1] - sia dal grande pubblico contemporaneo.

La Pala, creata per la Chiesa di san Francesco a Fabriano, nelle Marche, ritrae due momenti della “storia di Gesù”: nella lunetta superiore si vedono Maria, Giovanni e la Maddalena intorno al cadavere di Cristo.


Figura 2, Pala di san Francesco," Pietà".


Maria, avvolta in un panno nero è anziana, ed ha il naso leggermente aquilino.



Figura 3, Pala di san Francesco, "Maria"


Giovanni è efebico e boccoluto, nel pieno rispetto di una tradizione iconografica consolidata, la cui ignoranza ha portato al mito del “Codice da Vinci” con l’inverosimile identificazione dell’apostolo “più amato” con la Maddalena.



Figura 4, Pala di san Francesco, “Giovanni Evangelista”


Maddalena, sempre nel rispetto dell’iconografia tradizionale, ha i tratti delicati delle dame rinascimentale, con i lunghi capelli-rossicci che le cadono sulle spalle.




Figura 5
, Pala di san Francesco, “Maddalena”


Osserviamo con attenzione la mano di Gesù:
Le dita sono deformate, sembrano delle radici che tentano di infilarsi nella carne di Maddalena, tanto che non si capisce bene di chi sia la mano, se della donna o del Salvatore, a rappresentare, forse l’esistenza di un legame, trai due, che va oltre la morte.



Figura 6, Pala di san Francesco, "Dettaglio delle mani"


La parte inferiore del dipinto mette in scena l’incoronazione della Vergine che, secondo gli atti degli apostoli, avviene dopo la morte e la resurrezione di Gesù; tra angeli variopinti, prelati e notabili, sotto lo sguardo ironico di san Francesco, vediamo Dio Padre che incorona Gesù e Maria, assisi su un trono e vestiti di broccato; anche ad uno sguardo superficiale appare evidente che Maria non è la madre di Gesù vecchia e con il naso camuso che si vede nella lunetta, ma ha una somiglianza, evidentissima, con la Maddalena.


Figura 7, Pala di san Francesco:" Incoronazione della Vergine"


È giovane, con i lineamenti delicati e ha lunghi capelli biondo-rossicci che le cadono sulle spalle, insomma è esattamente la stessa donna le cui mani sono indissolubilmente legate a quelle del Cristo morto, nella parte superiore del dipinto.

Di fronte a questo quadro, le invenzioni narrative di Dan Brown sul presunto “Codice da Vinci” - e le affermazioni, fatte all’epoca dell’uscita del film con Tom Hanks da personaggi illustri come lo scomparso Dario Fo e suo figlio Jacopo che presero per vere le fantasiose teorie dell’identificazione dell'efebico Giovanni Evangelista con la Maddalena - fanno sorridere.

Crivelli non fa allusioni, non semina dubbi, non nasconde simboli, ma afferma con chiarezza che Gesù e Maddalena sono sposi dinanzi a Dio.

Quanti preti, vescovi e cardinali, nel corso dei secoli, avranno visto questo quadro?

Migliaia probabilmente, e nessuno di loro ha mai avuto niente da ridire, quasi che per loro l’esistenza di un legame matrimoniale tra Gesù e Maria di Magdala fosse un fatto acclarato.

In realtà, come vedremo, dietro al simbolo dei due sposi si nasconde, con ogni probabilità, un insegnamento gnostico, ma resta il fatto che l’Incoronata di Crivelli è Maddalena e non l’anziana Maria.



Figura 8, Pala di san Francesco" Dettaglio dell'Incoronazione della Vergine"

L’equivoco, se di equivoco si vuol parlare, non deve affatto sorprendere: gli scambi di persona nella storia dell’arte sacra occidentale sono tutt’altro che rari e spesso riguardano la madre di Gesù
L’immagine seguente è la cosiddetta “Donna vestita di sole” di Rubens:



  Figura 9, Pieter Paul Rubens, "Donna Vestita di Sole"



Nella “Donna vestita di sole” di Rubens è ritratta una giovane, con la testa coronata da dodici stelle, in piedi sulla falce della luna.

Bella, sensuale, con lunghi capelli biondo ramati, vestita di colori sgargianti la “Donna vestita di sole” sta schiacciando un serpente sotto gli occhi divertiti di due cherubini.
Nella tradizione cristiana la “Donna vestita di sole” viene chiamata Regina Mundi, e la si celebra come Maria madre di Dio nel giorno dell’immacolata Concezione.

Le nostre chiese e le edicole agli incroci delle strade sono piene di statue e dipinti che la ritraggono, e i fedeli si fermano spesso a renderle omaggio recitando l’Ave Maria con la mano destra poggiata sul cuore o con le mani giunte.

Il problema, se di problema si può parlare, è che non si tratta affatto della Maria madre di Dio di cui si parla nei vangeli - così come il bambino che viene rappresentato talvolta in sua compagnia non è il bambin Gesù - ma di una figura, simbolica, dello gnosticismo ellenistico, individuabile a seconda delle varie correnti, con la “Grazia” o la “Sophia redenta”, che discende dal “Pleroma”- regno dello spirito abitato dagli “Eoni”, per sconfiggere assieme alla sua parte maschile, il Logos, il “Demiurgo” da lei stessa generato.

Un simbolo troppo complicato per essere spiegato ai comuni fedeli, ragion per cui viene identificata con Maria o, nello gnosticismo cristiano, con Maddalena.

Rubens e gli altri artisti che hanno rappresentato la “Donna vestita di sole, si sono ispirati, in genere, ad un passo dell’Apocalisse di Giovanni:

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: 
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi 
e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso,
 con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;
La sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo 
e le precipitava sulla terra.
 Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire 
per divorare il bambino appena nato.
Essa partorì un figlio maschio, 
destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro,
 e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto,
 ove Dio le aveva preparato un rifugio 
perché vi fosse nutrita per mille duecentosessanta giorni”.

(Apocalisse di Giovanni, 12)





 Figura 10, "Immaculée Conception", Eglise Saint-Sébastien.




Figura 11, Hieronymus Bosch, "Giovanni scrive l'Apocalisse"



L’Apocalisse di Giovanni – che pare sia stata scritta tra i cinquanta e i settanta anni dopo la presunta data della crocifissione di Gesù - si propone, letteralmente, come una “rivelazione” o meglio una prefigurazione di fatti non ancora avvenuti, o comunque avvenuti dopo la crocifissione di Cristo, per cui la “Donna vestita di sole” della visione giovannea, non può essere assolutamente identificata - come ben sanno storici, letterati e teologi- Maria madre, che, secondo la tradizione, sarebbe fuggita in Turchia con l’apostolo e sarebbe passata a miglior vita prima della stesura dell’Apocalisse.

Il testo, tra l’altro, è molto chiaro in proposito: la “Donna vestita di sole” non è sposata con Giuseppe, e non partorirà un figlio destinato a sacrificarsi sulla croce per la redenzione degli esseri umani, in altre parole non ha niente in comune con la Maria dei Vangeli, ma è una entità non umana che:

-       Scenderà dal cielo in cinta e soffre per il travaglio;
-      Partorirà un figlio maschio destinato a governare le nazioni con lo scettro di ferro[2];
-      Fuggirà da sola nel deserto dove Dio gli ha procurato un rifugio sicuro in cui rimarrà per quasi quattro anni





Figura 12, Agostino Comerio,” La Donna e il Drago”

Se la “Regina Mundi” non è la Maria madre di Gesù dei Vangeli è evidente che – lasciando da parte per il momento le interpretazioni gnostiche -  nelle nostre chiese preghiamo davanti alle statue di almeno due donne diverse, chiamandole, entrambe,” Madre di Dio”:

- La prima è la Maria evangelica, la sposa di Giuseppe il falegname, protagonista dell’episodio dell’annunciazione, del viaggio a Gerusalemme per il censimento e della nascita del “Figlio di Dio” in un grotta;

- La seconda è la “Donna vestita di sole” dell’Apocalisse, che scende dal cielo e schiaccia un serpente sulla falce della luna.

Evidentemente quest’ultima è una figura simbolica, come il drago o il sovrano che regnerà con lo scettro di ferro, ma, dato che artisti di ogni epoca raffigurano sia la Mater Mundi si Maria di Magdala come una donna sensuale, dai lineamenti delicati e i lunghi capelli biondo ramati,  alcuni individuano nella voluta confusione che si fa tra le due figure – Maria madre e la Regina Mundi – il tentativo della Chiesa di nascondere il ruolo di Maddalena - “sposa del Signore” – continuano a venerarla in segreto  senza dar adito, in pubblico, a dubbi e dicerie sulla vita sessuale di Gesù e sulla sua eventuale discendenza.

Chiari indizi dell’esistenza di un antico culto giudaico cristiano che riconosceva in Maddalena la “Donna vestita di sole” si trovano in Provenza - terra che secondo la leggenda avrebbe accolto Maddalena e altri testimoni della crocifissione.


Figura 13, Basilica di santa Maria Magdalena

Sul massiccio della Saint Baume, a Saint Maximin – dove sono conservati il cranio e altre reliquie di Maria di Magdala – troviamo la basilica di Santa Maria Magdalena costruita nell’anno 1000 sui resti di un complesso religioso che, secondo gli storici, risalirebbe al V secolo d.C.[3],  nel luogo in cui, secondo la chiesa francese, la santa passò gli ultimi anni della sua vita.

Nel cortile della chiesa, c’è una meridiana con una scritta in latino che recita:
Sole Amicta Magdalena”, “Maddalena vestita di Sole”.


Figura 14, Meridiana della Chiesa di Santa Maria Maddalena

L’identificazione di Maddalena con la “Donna vestita di Sole” dell’Apocalisse farebbe parte di un culto magdeleniano, o meglio di una corrente gnostica magdeleniana che si sarebbe sviluppata nella fiorente comunità ebraica del sud della Francia già nel II secolo e che avrebbe poi dato vita all’eresia catara.

È in questo ambito che si sarebbero sviluppate le leggende, basate forse su fatti storici, sulla relazione carnale tra Cristo e Maria di Magdala, sul Graal e sulle origini ebraiche degli antichi sovrani francesi resi noti al grande pubblico dal “Codice da Vinci”.


Figura 15, Statua della Maddalena nelle grotte di Saint Baume





[1] Vedi: Giorgio Vasari, “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”.
[2] Lo scettro di ferro per gli ebrei, è insieme strumento del pastore, effige regale e arma. Vedi http://www.ledonline.it/acme/allegati/Acme-05-III-01-Angelini.pdf
[3] Vedi: Michel Fixot, La crypte de Saint Maximin la saint baume, Basilique Sainte marie Madeleine,Aix en Provence, Édisud (2009). ISBN 978-2-7449-0860-6

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