lunedì 8 giugno 2020

MEDITAZIONE - SENZA SCELTA, SENZA TECNICA, SENZA SCOPO


Per molti anni ho meditato su una frase di Chang Tsu.

Una sola frase: "L'uomo saggio respira con i talloni"-

Era una specie di ossessione: risuonava nelle orecchie, improvvisa, nel dormiveglia o nelle attese strategiche alla fermata del bus.

Ci sono mille e mille modi diversi per occupare tempo e mente e il riflettere costantemente su una frase incomprensibile non è certo il più fruttuoso:

 "L'uomo saggio respira con i talloni"…"L'uomo saggio respira con i talloni!"…"L'uomo saggio respira con i talloni?"

A volte ho pensato ad errori di traduzione o a un codice segreto, inaccessibile senza la parola chiave.
Che cosa vuol dire "respirare con i talloni?"
[…] Ascoltare con le orecchie, ascoltare con il cuore, ascoltare con il respiro, non basta: bisogna "Ascoltare senza scelta".
 
L'uomo che respira con i talloni è “l’Essere che ascolta se stesso”.

Non c'è esercizio di respirazione, non c'è Asana che possa condurre all'Essere che ascolta se stesso: è una pratica "senza scelta, senza tecnica, senza scopo"

Ogni tecnica nello Yoga è considerata solo un appiglio, un artificio per cercare di non cadere nel vuoto.

La mente è movimento, non la si può arrestare e il vuoto è infinita energia creatrice.  

Il vuoto è un foglio bianco. La meditazione è la matita sospesa sul foglio. 

Sul foglio bianco posso disegnare la colomba di Picasso, il cerchio perfetto o uno scarabocchio.

Le tecniche sono scarabocchi.

Non sono inutili, per carità
A son di disegnarli il foglio bianco si trasforma, piano piano, in un foglio nero, poi basta che qualcuno ci metta in mano una matita bianca e ci spieghi che meditazione non è l'atto volontario del disegnare, ma è mettersi ad osservare la matita nell'attimo in cui comincia a scrivere o disegnare e ascoltare il silenzio nell'istante in cui la matita è sospesa sul foglio.

L'attimo che precede l'atto è
 lo spazio in cui non entra un capello su cui meditavano i samurai.
È il suono di una mano sola su cui meditavano i monaci zen.
 
Mettere la mente nel respiro vuol dire imprigionare la mente nel respiro. 
È meglio che farla girare a vuoto in mille e mille pensieri, storie, rancori e dolori, ma è pur sempre un imprigionarla. 

Mettere la mente nel cakra della fronte vuol dire imprigionare la mente. 

Mettere la mente sulle “energie sottili” vuol dire imprigionare la mente. 

Mettere la mente su un'immagine sacra vuol dire imprigionare la mente.

Quando la mente è libera resta solo l'osservare.

L'osservare è il "ricordarsi di sé".
La mente libera di muoversi senza costrizione la si può solo osservare.

Posso mettere volontariamente le mani nel “gesto” dell'insegnamento ed imitare il Buddha, ma non sarò il Buddha 
Posso volontariamente storcere gli occhi verso il naso e imitare il non sguardo dei samurai, ma non sarò il samurai.

Non posso volontariamente osservare la mente.
 
L’ascolto senza scelta è la mente che osserva se stessa. 

La mente che non è prigioniera si espande in ogni direzione e contemporaneamente si contrae nel punto infinitamente piccolo. 

Il punto infinitamente piccolo e lo spazio infinitamente grande sono la stessa cosa. 

La mente che non è prigioniera è la mente di Buddha.

 
Anzi, è Buddha.

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