lunedì 14 ottobre 2013

I CINQUE TIBETANI E LO YOGA TAROCCO - seconda parte

La genesi dei Cinque tibetani è affascinante.
Non sto ironizzando.
Un soggetto cinematografico rifiutato dagli Studios di Hollywood, diviene un romanzetto d'avventura di scarso successo. Dopo sessant'anni il frutto della fantasia di un'oscuro sceneggiatore cinematografico si fa realtà, l'elisir di lunga vita da lui immaginato, cinque esercizietti facili facili messi in serie senza nessuna logica, viene bevuto da milioni di persone, pronte a testimoniare la validità del metodo, i positivi effetti sulla salute e sulla psiche, le esperienze trascendentali innescate dalla pratica assidua.



I segreti del successo dei Cinque Riti Tibetani sono la facilità e l'immediatezza.
Il titolo è uno slogan pubblicitario di sicuro effetto:
"The Five Tibetan Rites of Rejuvenation".
La lingua con cui è scritto è semplice e diretta, senza fronzoli e senza riferimenti a complicati concetti filosofici.
La sequenza di esercizi si impara in un quarto d'ora e non necessita di particolari doti di forza, scioltezza, resistenza, concentrazione.
Facilità è la parola chiave.
Per avere successo bisogna innanzitutto saper comunicare il messaggio che si vuole vendere.
Ma vendere non basta, bisogna "fidelizzare".
Bisogna cioè mantenere la clientela il più a lungo possibile, in modo da formare uno "zoccolo duro" che non solo rappresenta una sicurezza economica, ma, si dedicherà, spontaneamente e senza nemmeno pretendere un compenso, alla divulgazione del messaggio e alla promozione del prodotto.
Entrare in possesso, senza dannarsi troppo l'anima, di un esoterica verità tenuta segreta per millenni in un segreto monastero himalayano, suscita sicuramente delle belle emozioni.
E una volta che si padroneggia l'antica tecnica segreta perché non rivelarla ad amici, parenti e conoscenti?
Dal punto di vista dell'abilità comunicativa e delle strategie di vendita, i possessori del brand "I CINQUE RITI TIBETANI" (è un marchio registrato, ovviamente, come COCA COLA e OMINO BIANCO) sono dei geni.
Hanno creato un impero sul nulla, senza far male a nessuno, senza rubare niente, senza nemmeno mentire sulle origini degli esercizi (E' scritto dovunque, sul web, che il libro di Kelder è un romanzo).
E' una bella storia, da molti punti di vista, ma, per noi che ci occupiamo di Yoga, può innescare una spirale perversa.
Se per esistere devo avere successo e se per avere successo devo comunicare messaggi facili, sempre più facili, se devo semplificare tecniche e nozioni per poter arrivare ad un pubblico sempre più vasto, non finirò per snaturare completamente la pratica?
Quando, negli anni '70 praticavamo insieme, 9 persone su dieci sedevano tranquillamente in padmasana, anche per ore intere e la verticale sulla testa era considerata una posizione di routine.
In questi ultimi anni ho conosciuto parecchi insegnanti che non riescono a stare in padmasana con la schiena dritta e non praticano shirshasana neppure da soli.
So che questo mi alienerà parecchie simpatie, ma purtroppo è un dato di fatto: la preparazione fisica dei praticanti e degli istruttori di yoga, è in genere pessima.
Per ciò che riguarda le basi teoretiche a son di proporre messaggi facili, di immediata comprensione, anche gli insegnanti stanno perdendo la capacità di sviscerare i testi dei maestri.
Si tirano spesso in ballo la devozione (l'ha detto Swami Tizio, l'ha detto baba Sempronio...) o l'intuito (se una cosa mi risuona è vera) ma se ci si confronta ad un testo "tecnico" come sono le upanishad la devoazione e l'intuito lasciano il tempo che trovano.
Facciamo un sempio pratico:
Quaranta anni fa Babaji istruì in Nepal un gruppo di 8 discepoli allo yoga di Gorakanath.
Gli insegnamenti trascritti da Sri Shastri Vishnu Datt, erano impartiti in versi, nella lingua parlata sull'Himalaya ai tempi Gorakanath.
Leggo un brano a caso, dalla traduzione di Gora Devi :

".... Tu hai conquistato nidra, che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu.
Quando il demone Madhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregòNidra Devi,.
Allora lei svegliò Vishnù che lottò... contro Madhukaitabb.
Gorakanath ha ottenuto la vittoria su Nidra.
Chiunque conquista Nidra conquista Mahakala.
I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanath tu sei ilMahanath dei nath....Vieni kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene
!"

Ora questo non è un insegnamento di cinquemila anni fa. E' un insegnamento del 1976.
Se si ha una certa conoscenza dei Purana, del Vedanta, del tantrismo e delle dinamiche dei cakra (56 e 64 sono i marici o radianze, di due dei cakra maggiori....) il brano
appare relativamente chiaro.
E' un testo "operativo", tecnico e con l'intuito e la devozione secondo me non ci si cava un ragno dal buco.
Bisogna aver letto Shankara, il Sat Chakra Nirupana, le storie del Rishi Narada.
Bisogna conoscere la figura e il significato di Mahakala (forma di Shiva frequente nel tantrismo tibetano)ecc. ecc.
Ora, con sincerità: quanti praticanti di Yoga saranno non dico in grado di comprendere, ma interessati a sviscerare questo brano?
L'immediatezza di testi come "I CINQUE TIBETANI" e il successo che ottengono, porta gli istruttori, spesso, a semplificare la loro prosa, ad evitare i riferimenti che appaiono, all'orecchio del praticante medio, difficili o "troppo connotati".
Da un certo punto di vista la semplificazione è una cosa positiva: se si evita di pretendere la schiene dritte nelle lezioni di Hatha Yoga, ed eliminiamo dal nostro vocabolario termini "astrusi", che non "risuonano" alle orecchie del praticante medio, sicuramente si allarga il numero delle persone che si avvicinano allo yoga.
Ma bisogna fare attenzione, perché modificando il linguaggio corporeo e vocale si finisce per modificare anche la nostra mente.
Per molti istruttori l'essenziale è "creare una bella atmosfera", "sviluppare l'armonia di gruppo", "trasmettere un messaggio di pace e amore", "comunicare la propria idea del mondo e della vita".... tutte cose belle e positive, ma lo yoga dov'è?
Il fatto che praticando I Cinque Tibetani ci si senta meglio non significa che siano Yoga.
Ci si sente meglio anche a praticare le danze afro-cubane, a fare sesso e a passare una giornata in piscina.
Non è che tutto "quello che fa stare meglio" è Yoga.
Anche se storgo il naso, comprendo le leggi del mercato.
Qualche hanno fa andava di moda lo Zen e sulla piazza c'erano migliaia di libri, corsi, conferenza dedicate allo zen:" lo zen e l'arte della motocicletta", "lo zen del sesso", "lo zen dell'unicnetto" ecc. ecc.
Negli ultimi tempi va di moda lo yoga: lo Yoga della risata, l'acro Yoga, Yoga dance lo Yoga della sedia a sdraio ecc. ecc.
Il fenomeno di per sé non è negativo, anzi, molte di queste discipline hanno effetti positivi sulla salute e sulla psichee la mia, si badi bene, non è una critica agli istruttori di Acro yoga o dei cinque tibetani. ben vengano persone che, con entusiasmo, si dedicano al benessere altrui!
Però mi piacerebbe che gli istruttori e i praticanti "anziani" di yoga facessero un piccolo test.
Rileggete il brano di Babaji:
".... Tu hai conquistato nidra, che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu.
Quando il demone Madhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregò Nidra Devi,.
Allora lei svegliò Vishnù che che lottò... contro Madhukaitabb.
Gorakanath ha ottenuto la vittoria su Nidra.
Chiunque conquista Nidra conquista Mahakala.
I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanathtu sei il Mahanath dei nath....Vieni kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene!
"


E ora leggetevi la prima parte del libro di Peter Kelder.
Sinceramente, tra le due storie, ambientate entrambe sull'Himalaya, vi "risuona di più" quella di kamalo che canta come il Rishi Narada o quella del vecchio militare che scopre il segreto dell'eterna giovinezza?
Se il libro dello sceneggiatore californiano (di genitori olandesi) vi emoziona e vi intriga di più degli insegnamenti di Babaji, considerato incarnazione di Sada Shiva dagli yogin indiani, tibetani e nepalesi secondo me dovreste chiedervi:
"E' yoga quello che pratico e insegno?"

Om Adesh!


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