lunedì 28 luglio 2014

IL TIZZONE ARDENTE

Mandukyakarika, alatasànti prakarana 45-50, 82; traduzione di Raphael:

"E' la coscienza - senza nascita, senza moto e non grossolana e allo stesso modo tranquilla e non duale - che sembra muoversi ed avere qualità

Così la mente/coscienza è non nata e le anime sono altre-sì senza nascita. Coloro i quali conoscono ciò non cadono nell'errore/sofferenza.

Come il movimento di un tizzone ardente sembra avere una linea dritta o curva così il movimento della coscienza appare essere il conoscitore e il conosciuto.

Come il tizzone ardente quando non è in moto diviene libero dalle apparenze e dalla nascita, cosi la coscienza quando non è in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita.

Quando il tizzone ardente è in moto , le apparenze non gli provengono da nessuna parte. Né esse vanno in altro luogo quando il tizzone ardente è fermo, né ad esso ritornano.

Le apparenze non provengono dal tizzone ardente a causa della loro mancanza di sostanzialità.
Anche nei confronti della coscienza avviene così perché le apparenze sono sempre identiche. 
A causa del desiderio per qualunque oggetto il Signore (Atman) si presenta facilmente nascosto per cui viene scoperto con difficoltà."


Quello dell'alatachakra è un insegnamento buddhista:
Se si prende un tizzone ardente o un bastone infuocato e lo si fa ruotare, l'impressione dell'osservatore sarà quello di vedere un cerchio.
In realtà si tratta di istanti, di posizioni nello spazio  che in successione danno l'illusione del cerchio.
Il cerchio in un certo senso è privo di una sua propria natura (svabhava).
Avrebbe insomma un grado di "realtà"(?) minore rispetto al tizzone ardente o al bastone infuocato. 

Gaudapada, il maestro di Shankara Bhagavadpada, si pone  una domanda apparentemente sciocca:

"se non ci fosse qualcuno che dà al tizzone o al bastone un movimento circolare, come sarebbe possibile osservare il cerchio di fuoco?





Giocare con il bastone infuocato tracciando delle forme sempre diverse è bellissimo. Si disegna sulla notte   e più veloce ruota il bastone e più reali e definite sembrano le forme disegnate.
Chiunque l'abbia fatto o visto fare comprende benissimo che è colui che gioca con il tizzone ardente a creare le forme.
Se il cerchio non ha natura propria essendo posizioni spaziali in successione della fiamma è anche vero che senza la volontà del "giocoliere" non esisterebbe neppure l'apparenza del cerchio.
Qualunque bambino è in grado di comprenderlo.
Se il giocoliere è vestito di scuro sarà difficile, all'inizio, scorgere i movimenti che danno origine alla forma di fuoco , ma basta poco per svelare l'illusione.
Qualunque bambino, volendo, è in grado di svelarla.
Non occorre essere Gaudapada.
E allora perché l'insegnamento sull'alatachakra è considerato, così importante?
Maya, il mondo percepito, è MISURA (Ma) di tempo e spazio.
Ogni fenomeno occupa determinate posizione nel tempo e nello spazio ed il susseguirsi di queste posizioni, di questi istanti, danno l'illusione dello scorrere della vita.
Esattamente come il susseguirsi delle posizioni della fiamma danno l'illusione del fuoco.
Se non ci fosse il giocoliere a muovere il bastone infuocato, come potrebbe la vita avere l'aspetto che noi conosciamo?
Il giocoliere è il Brahman.
La vita, l'universo, l'esistenza sono il cerchio di fuoco.
Noi possiamo vedere solo una piccola parte  del giocoliere (la mano, il braccio che muovono il bastone infuocato), ma pure, quel poco, è abbastanza da farci comprendere che è una volontà a muovere il tutto.
 Per il Vedanta ci sono quattro stati di coscienza dell'Essere Umano: veglia, sogno, sonno profondo e Turiya.
I primi tre sarebbero 1/4 del Brahman, Turiya i rimanenti 3/4, ma la volontà, l'essere, è UNICA
Veglia, sogno, stato di sonno profondo e Turiya.
Sono un'unica realtà.
Sono "La" Realtà.
Così come i quattro yuga (età dell'oro ecc.) che pensati in successione danno l'illusione del tempo, sono anch'essi un unica realtà.
"La" Realtà.
Proviamo a pensarli contemporanei, anziché in successione.
Proviamo a pensare che siano i quattro pada.
Proviamo a pensare che la Vita (Maya) non sia illusione ma dei piani di realtà sempre più sottili, sempre più impalpabile, 
frequenze sempre più alte della nota fondamentale:
il kali yuga è lo stato di veglia, ovvero il cerchio di fuoco.

Il terzo yuga è lo stato del sogno, ovvero la fiamma, il tizzone ardente.

Il secondo yuga è lo stato di sonno profondo ovvero il braccio e la mano.

Il primo yuga è il quarto pada la parte invisibile del supremo giocoliere.
 


Tutto qui ed ora.
Tutto nell'impercettibile porzione di spazio-tempo che separa ogni istante di manifestazione del Brahman.
Non occorre essere Gaudapada ed aver integrato le scritture per comprendere che è il giocoliere a creare il cerchio di fuoco.
Basta essere innocenti come bambini.

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