domenica 24 luglio 2016

APPUNTI SU PATANJALI



Patanjali, uno dei mitici siddha del Tamil, si dice fosse  il più grande grammatico del suo tempo.
Secondo la leggenda aveva moltissimi discepoli, almeno mille.
Così, per farsi ascoltare da tutti prese l'abitudine di velarsi dietro una tenda e di manifestarsi come “Serpente Cosmico, Adi Shesha dalla voce tonante. Spinto dalla curiosità un discepolo un giorno sollevò il velo e lo sguardo di Adi Shesha incenerì all'istante tutti gli allievi. Solo uno si salvò: Gaudapada, maestro del maestro di Shamkara che si era assentato per andare a fare pipì (!).
 Patanjali gli insegnò tutto ciò che sapeva ma, per punirlo della trasgressione di essersi allontanato senza chiedere il permesso, lo trasformò in un demone mangiauomini. Gaudapada stava quindi su un albero, vicino al guado di un fiume, e faceva, come la sfinge, una domanda ai viandanti, chi sbagliava la risposta veniva mangiato all'istante. La domanda era questa:
"Dimmi il participio passato di cuocere" .
Bizzarro, vero?
In sanscrito è in realtà un po’ più complicato di ciò che sembra, ma pare interessante notare che il lignaggio di Shamkara, innovatore e organizzatore dell’induismo, parte, attraverso Gaudapada, da Patanjali e che la grammatica, o la danza delle lettere, è importante quanto lo Hatha Yoga, danza degli dei che Patanjali/Adi shesha apprende da Shiva in persona.
Conoscere il significato letterale delle parole per molti yogin, è una necessità.
Yogasvrttinirodha, il secondo verso degli Yoga Sutra di Patanjali, ad esempio, viene tradotto spesso con "arresto delle modificazioni della mente" come se nirodha significasse fermare, arrestare (“vritti” può essere tradotto con “modificazioni” e “chitta” con “mente”/”memoria”)
Ma per Patanjali nirodha è , insieme ad ekagrata e samyama, una delle tecniche operative del raja yoga
È  un flusso e, al tempo stesso, è l'intervallo tra due istanti ovvero due forme-evento o quadri.immagine, che lo yogi deve "allargare" per diventare "uomo vero", per scoprire, cioè, la natura della mente.
È difficile interpretare i testi classici indiani. Nelle traduzioni moderne vige, ad esempio la tendenza ad interpretare la traduzione di certi termini sanscriti nella maniera più diversa possibile , soggettiva e riferita a nostre opinioni personali.
Ad esempio, a fronte di una definizione di coscienza come insieme delle esperienze e conoscenze, che si potrebbe anche accettare parlando del più e del meno, dal punto di vista dello yoga inteso come filosofia realizzativa la coscienza  è conoscenza pura. Coscienza è, pertanto, la determinazione prima AHAM (IO SONO) che fa discriminare tra IO e QUESTO (IDAM), tra soggetto di conoscenza e manifestazione (oggetto di conoscenza)  Coscienza è ciò che fa dire SO'HAM (HAMSA)  riflesso dell'autocoscienza onnipervasiva o conoscenza assoluta.

Comprendere che cosa sia la Coscienza significa, nello yoga, penetrare e realizzare il Mahavakya Prajnanam Brahma: il Brahman che è coscienza (conoscenza) assoluta.

La definizione di coscienza come insieme delle esperienze e conoscenze pare in realtà una via di mezzo tra chitta (il teatrino della memoria sostanziato di stoffa del pensare nel quale si annidano i semi nati dalle esperienze, bogha) e ahamkara, letteralmente ciò che costruisce (Kara) l'Io (Aham) che può essere visto come una proboscide che, dall'interno, si estende verso l'oggetto di conoscenza dando alla mente la forma dell'oggetto stesso.

Vorrei proporre adesso una lettura degli yoga sutra di Patanjali uno di seguito all'altro (magari facendo riferimento a più traduzioni considerate attendibili) senza leggere note ed interpretazioni, un approccio  che potrebbe rivelarsi utile a chi, già conoscendo patanjali, vuole approfondire lo studio degli Yoga Sutra.
Patanjali Yoga Sutra I, 1-17, traduzione semplificata:
Adesso viene l'esposizione dello yoga: Lo yoga è la sospensione delle modificazioni della mente (citta), ovvero l'immersione in quello stato, o flusso, detto nirodha, grazie al quale il veggente (colui che percepisce?) riposa nella sua essenziale natura (l'uomo vero che riscopre la propria dignità). Quando non si è immersi nello stato definito nirodha, ci identifichiamo con le modificazioni della mente perdendo il rapporto con la nostra reale natura. Queste modificazioni della mente possono essere penose (brutte ) e non penose (belle) ma sono comunque modificazioni.  Esse sono di cinque tipi:
              Giusta conoscenza.
              Le basi per una giusta conoscenza (modificazione non penosa- bella) sono:
1)percezione diretta (quello che vedo sento tocco capisco direttamente)
2) inferenza (scoperta del significato implicito di una frase o di un ragionamento)
3) testimonianza (le scritture ritenute attendibili.

Non discernimento.
Il non discernimento è una falsa nozione, una credenza o una convinzione o una percezione basata non sulla reale natura di un oggetto.
Se vedo il riflesso della luna in un secchio d'acqua e penso che la luna sia nel secchio d'acqua è non discernimento.

Immaginazione.
l'immaginazione è un flusso provocato da parole , convincimenti, ragionamenti privi di ogni fondamento, pura fantasia

Sonno.
Il sonno è quella modificazione che comprende il senso di vacuità, mi sveglio, ad esempio da un sonno profondo e penso che vi sia stata obnulazione di coscienza, vuoto, vacuità, mentre questa sensazione in realtà dipende solo dal fatto che non ho coscienza del testimone.
Non vi può essere vacuità perché se percepisco il vuoto significa che siamo almeno in due: io e il vuoto.

Memoria.
La memoria consiste nel trattenere l'oggetto sperimentato. ho un incidente in motorino e rivivo le immagini dell'incidente come se fossero qui ed ora.
Fisso nella mente qualcosa che è passato (e quindi non esiste!) e questo qualcosa è causa di miei comportamenti come se fosse qualcosa che ha una esistenza reale.

(abhyàsavairàgyàbhyàm tannirodhah) Il controllo delle modificazioni precedentemente elencate (giusta conoscenza, non discernimento, immaginazione, sonno, memoria) si ottiene con il non attaccamento e con l'esercizio costante del nirodha.  Per esercizio costante si intende l’essere fermamente fondati nello stato di nirodha, ovvero nel finalizzare continuamente la nostra pratica alla sospensione delle modificazioni, al tentativo cioè di esperire e tentare di rendere stabile il flusso che abbiamo chiamato nirodha.
Questo esercizio (abhyàsa) non è facile, bisogna praticarlo per lungo tempo, incessantemente, con entusiasmo, senza distrazioni.
Per ciò che riguarda il non attaccamento si può dire che è la consapevole padronanza di chi ha superato il desiderio di oggetti visibili ed invisibili; è risaputo infatti che paura, desiderio, avversione nascono sempre dal desiderio di oggetti. Se ottengo l'oggetto che desidero provo piacere, se arriva un oggetto che non desidero o tarda ad arrivare quello che desidero divento pauroso e rabbioso. Ma questo non è ancora il distacco supremo che invece è rappresentato dalla totale libertà dai guna.
Solo prendendo coscienza del purusha si può essere liberi dai guna in quanto i guna rappresentano le qualità della prakriti. Questo prendere coscienza del purusha è una condizione di conoscenza, condizione che si accompagna:
all'argomentazione (tutto sembra seguire un disegno logico ed è facile argomentare, con l'aiuto delle scritture ), alla deliberazione , alla beatitudine (ananda) e al senso dell'Io sono. Ecco quindi che tramite l'esercizio del nirodha e del non attaccamento si può ottenere l'identità con il purusha, l'identità con il purusha si può definire samadhi.

La parola argomentazione sta a significare che si parla del samadhi con Prajna (conoscenza coscienza) della prima specie ovvero vitarka in cui la coscienza si concentra su un oggetto, un seme.
Deliberazione sta ad indicare che si parla del samadhi vicara e quindi non si segue un oggetto specifico, ma si tratta di una certezza intuitiva. una spontanea deliberazione.
Beatitudine sta a indicare che si parla del samadhi ananda in cui si è immersi nell'unità e si ha a che fare con gli dei intesi come immagini che rivestono le idee platoniche (archetipi).

“Senso dell'io sono” significa che si parla del samadhi asmità: riconosco l'identità con l'uno, Aham brahmasmi, si parla quindi di esperienze del samadhi che avvengono sul piano della prakriti. A qualcuno il discorso potrebbe sembrare oscuro o complesso, a me pare cristallino, logico ed essenziale. Per facilitare la comprensione di alcuni testi fondamentali per lo yogadarshana è opportuno abituarsi a leggere le scritture cercando di comprendere, prima, il loro significato letterale e solo successivamente passare alle interpretazioni date loro dai vari glossatori.
In questo modo molto di ciò che ci appare confuso nella filosofia realizzativa assumerebbe una improvvisa chiarezza. Gli yoga sutra sono non un manuale di istruzione, ma la testimonianza di una realizzazione.. Per comprenderli bisogna, comprendere prima dal punto di vista letterale, usando la cosiddetta mente empirica che è riflesso della Coscienza assoluta. Comprendere il linguaggio letterale, studiare i testi con un certo rigore e senza gli svolazzi della fantasia può essere noioso, forse, ma è necessario. Occorre insegnare alla nostra mente empirica una nuova tecnica del pensare.
Yogasutra I, 17 - vitarka vichara ananda asmita rupa anugamat samprajnatah

traduzione di Raphael:

la condizione di conoscenza è quella accompagnata dall'argomentazione,dalla deliberazione. dalla beatitudine dal senso dell' io sono".

il Sutra I,17 descrive quattro tipi di samadhi.
Il samadhi è conoscenza diretta della realtà.
significa che non vi è distinzione tra OGGETTO di conoscenza e tra SOGGETTO conoscitore.

Per comprendere appieno penso sia necessario introdurre i concetti di अस्ति asti - भाति bhāti - प्रिय priya


प्रिय priya, dalla radice PRA che significa insorgere , sbocciare, è tutto ciò che è piacevole,bello a vedersi, amabile, adorabile,beato e portatore di beatitudine.

भाति bhāti dalla radice bhā che significa luce, significa apparire sembrare, luccicare, scintillare ecc.

अस्ति asti dalla radice AS che significa essere vuol dire Esso (lui, lei) E', ma anche esistere, essere stare...

bhāti è la "luce propria" di un oggetto, ciò che dà origine alla forma con la quale lo si può "conoscere".

La vera forma (स्वरूप svarūpa ) di un oggetto, sarà quindi la forma che appare senza sovrapposizioni mentali, come diretta emanazione della luce propria dell'oggetto, bhāti.

Il samadhi con seme è quindi la conoscenza diretta che nasce dall'unione fusione del conoscente con l'oggetto di conoscenza.
वितर्क vitarka  significa argomento.In questo caso è il nome del tipo di samadhi che insorge dalla concentrazione su un pensiero particolare, un seme.

Per esempio medito su OM NAMAH SIVAYA, comincio ad intravedere la sua struttura triplice (nama= mondo delle forme, Ya = jiva individuato, Siva = assoluto) e la sua struttura quintuplice (NA- MA-SI-VA-YA) che rappresenta i cinque poteri della manifestazione (creazione, distruzione,mantenimento, velamento , grazia) fin quando i pensieri cominciano a girare da soli fino a farmi perdere il concetto dell'individualità e la consapevolezza del voler conoscere-comprendere e la mente si identifica completamente nel mantra, che rimane come seme (pratyaya).

विचार vicāra significa, idea, concetto.
in questo caso è il nome dato al secondo tipo di samadhi.
l'idea è ciò che sta "dietro all'oggetto.
è il noumeno.

la differenza tra il vitarka samadhi ed il vicāra samadhi è , banalizzando, una differenza di "spessore".


Il primo (vitarka) indica un pensiero più grossolano, si utilizza cioè l'intelligenza ordinaria.
per citare Dante si potrebbe parlare di "piena comprensione del linguaggio letterale".
in un certo senso VITARKA è il samadhi della coscienza di veglia.

Il secondo (vicāra) utilizza una intelligenza più sottile.
l'intelligenza intuitiva che fa svelare , in un attimo, il significato di simboli ed allegorie.
Si potrebbe parlare di "piena comprensione del Linguaggio Allegorico".

Se l'attenzione nel vitarka samadhi è su un oggetto, in vicāra vi è la possibilità di comprendere la reale natura di tutti gli oggetti.

Vitarka è una freccia che centra il bersaglio stabilito.
vicāra è la possibilità di tirare la freccia verso qualunque bersaglio .
in un certo senso è il samadhi della coscienza di sogno.


I terzo tipo di samadhi è आनन्द ānanda che significa gioia, beatitudine , grande piacere sessuale..., detto anche सानन्द sānanda .
È  la beatitudine indifferenziata, è lo stato della conoscenza assoluta permeata dall'ignoranza assoluta.
Lo  si può collegare allo stato coscenziale di Prajna o sonno profondo.

Il  quarto stadio o tipo di samadhi è detto अस्मिता asmitā ed è riferito con l'Uno, l'Essere, l'Antico dei giorni.Asmitā può essere tradotto con egoismo e rappresenta qui l'identità con Isvara .


Quattro  specie di samadhi , quindi, (corrispondenti ai quattro dhyana del buddismo) che vengono definiti samprajñāta ovvero con conoscenza ad indicare che esistono ancora dei contenuti che possono essere ridotti alla dialettica Soggetto conoscitore-oggetto di conoscenza.

Ricapitolando  avremo:

vitarka o savitarka (corrispondente , credo,al primo "dhyana" del buddismo)collegato al ragionamento empirico, al linguaggio letterale ed allo stato detto visva stato di veglia

vicāra o savicāra (corrsipondente al secondo dhyana del buddismo)collegato alla comprensione intuitiva (tipica ad esempio del fare arte), al linguaggio allegorico ed allo stato detto Taijasa

ānanda o sānanda (corrispondente al terzo dhyana del buddismo) collegato all'identità con le idee/dei , al linguaggio morale ed allo stato detto prajña.

asmitā o sasmitā (corrsipondente al quarto dhyana del buddismo) collegato all'identità con l'uno principiale, al linguaggio anangogico ed allo stato detto di Isvara.


questi quattro livelli sono collegati tra loro nel senso che non si può accedere ad uno stato senza aver esperito e stabilizzato i precedenti.

La stabilizzazione dei livelli del samadhi è chiamata Amākalā, uno dei nomi o poteri della Dea, che si potrebbe, secondo me, tradurre come Arte (कला kalā ) divina o arte dell'immortalità (अमर amara sta per immortale, eterno, dio)

Oltre  questi quattro tipi o livelli del samadhi ve ne sono altri che si possono considerare dei "gradini" indispensabili a salire da un livello all'altro.

 Il  vitarka o savitarka samadhi è legato alla conoscenza/identificazione di/con un oggetto "grossolano" (un pensiero "grossolano") in un certo senso si tratta di un processo teso a svelare gli "effetti di un oggetto.

Quando  la mente si identifica completamente con l'oggetto grossolano o il ragionamento empirico c'è uno stacco, un momento di (apparente?)assenza.
Si  può fare l'esempio (banalizzando)di una persona completamente concentrata sulla soluzione di un problema matematico o un gioco enigmistico.
Il  momento in cui ha o crede di aver colto la soluzione non ha le parole per dirlo.
ma il ragionamento che lo ha condotto a tale soluzione cessa improvvisamente.

Il  totale assorbimento nella soluzione del problema ed il conseguente isolamento da tutto ciò che può interferire con tale soluzione è definibile vitarka samadhi.
Il momento di cessazione dell'attività che precede il momento della espressione della soluzione è detto NIRVITARKA samadhi e patanjali lo citerà nel sutra I,43;

smriti partisuddhou svarupa sunyeva artha matra nirbasa nirvitarka

nella traduzione di Raphael:
“Quando la memoria è purificata e la mente perde la sua propria forma e soltanto la conoscenza reale dell'oggetto (di concentrazione) risplende, si ha lo stato di concentrazione senza argomentazione (nirvitarka)”.

In  pratica si ha la "percezione" (?) della "vera forma" dell'oggetto e di ciò che di quella vera forma è "causa", ovvero ciò che prima abbiamo definito भाति bhāti, la luce propria di un oggetto, senza le sovrapposizioni create dalla mente.


Nirvitarka samadhi, ovvero la conoscenza consapevolezza della vera "natura" di un oggetto conduce al samadhi detto vicāra o savicāra, la coscienza/conoscenza o la possibilità della coscienza/conoscenza della reale natura di tutti gli oggetti o fenomeni.

Si  è sul piano delle energie sottili, taijasa, il piano di sogno. anzi si può dire che savicāra è la piena coscienza di sogno.
L’identificazione nella coscienza di sogno diviene in un certo senso "oggetto di conoscenza".

Il  gradino successivo è nirvicāra, il momento in cui cessa anche il pensiero della identificazione con il piano delle energie sottili e conduce al sānanda samadhi caratterizzato dalla pura beatitudine.
ovviamente anche il piacere/beatitudine, a sua volta, può divenire oggetto di conoscenza.

Quando  cessa questa possibilità si ha il nirānanda samadhi che conduce alla consapevolezza isvarica dell'IO SONO, o sasmitā samadhi.

Questi 7 livelli [sei per il vedanta nel quale (cfr. Indian Psychology, Volume 1, di Jadunath Sinha) Sānanda e Nirānanda sono considerati un unico stato] rappresentano l'insieme dei samadhi samprajñāta o samadhi con conoscenza .


La  rivelazione della coscienza di veglia vitarka o savitarka samadhi è relata alla conoscenza dei Bhuta o elementi grossolani (etere, aria, fuoco, acqua, terra) ed al loro risolversi l'uno nell'altro (la terra si discioglie nell'acqua ecc.).

La  rivelazione della coscienza di sogno vicāra o savicāra samadhi è relata alla conoscenza dei Tanmatra ovvero gli elementi sottili (suono, sensazione tattile, luce/colore,sapore, odore)

La  rivelazione della coscienza di sonno profondo o della beatitudine che nasce dalla armonizzazione degli opposti ānanda o sānanda samadhi è relativa ai sensi ovvero alla possibilità di percepire ed interpretare gli elementi sottili.

La  rivelazione dell'unità primordiale asmitā o sasmitā samadhi è relativa alla comprensione di ahamkara come funzione e non come individualità.

Il  tutto si può ridurre al processo introspettivo del Chi sono ovvero alla meditazione (cfr.Shamkara aparokshanobhuti) su Ko'ham (chi sono io) - Na'ham ( non sono) - So'ham (sono questo).

Meditazione/concentrazione sugli elementi grossolani (vitarka) io non sono(na'ham) il corpo fisico.

Meditazione/concentrazione sugli elementi sottili (vicāra) io non sono il corpo energetico, le energie sottili, i movimenti emotivi.

Meditazione/concetrazione sulla coscienza sensitiva (ānanda) io non sono la mente che percepisce le diversità e la molteplicità.

Meditazione  sull'IO sono (asmita) Io sono l'unità degli opposti.

Vitarka  è ciò che coglie ASTI la qualità dell'esistenza negli oggetti grossolani (Asti-essenza-esistenza) ovvero la forma (RUPA) svelandone la vera forma o svarupa.


Vicāra   è ciò che coglie la luce (bhati) che sottende agli oggetti grossolani svelandone il Nome (nama) ovvero il suono/luce che rende percepibile la forma.

Ānanda  è ciò che coglie l'essenza di beatitudine (priya).





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