domenica 3 novembre 2019

STORIA SEGRETA DELLO YOGA - IL MISTERO DEI MAESTRI SCOMPARSI



Durante le ricerche che hanno portato alla pubblicazione di “Storia Segreta dello Yoga” (https://www.amazon.it/dp/1697773559), ci siamo trovati a fare i conti con una serie di lacune e di omissioni inspiegabili. Alcuni Maestri che agli inizi degli anni ’70 erano oggetto, oltre che di devozione, di studi e ricerche scientifiche, ad esempio, sono misteriosamente scomparsi dal web e dalle librerie.

Anche se può sembrare incredibile all’epoca Dhirendra Brahmachary era più famoso di Krishnamacharya e la lettura di “Kundalini: The Evolutionary Energy in Man”, di Gopi Krishna, era di gran lunga preferita a quella di “Autobiografia di uno Yogi”.

Oggi Dhirendra è conosciuto solo da alcuni discepoli di Yogi Bhajan (di cui era il maestro) e gli insegnamenti di Gopi Krishna sono caduti nell’oblio.
È strano per almeno due motivi:
1.       Perché si tratta di due personaggi eccezionali, due haṭhayogin veri;
2.       Perché hanno vissuto in epoca recentissima ( Gopi krishna è morto nel 1984, e Dhirendra dieci anni dopo, nel 1994) e molti sono i loro allievi ancora viventi, che potrebbero testimoniare sulle loro gesta e chiarirci i loro insegnamenti.

Dhirendra Brahmachari è stato il più famoso yogin indiano della seconda metà del XX secolo.
Il suo maestro era Maharishi Kartikeya, uno Yogin morto nel 1950 all’età di 365 anni.
Non è un errore di battitura: secondo le fonti ufficiali Kartikeya è vissuto più di tre secoli.
Ecco due immagini, la prima, a quanto dicono, del  XIX secolo e la seconda del 1950:







Come si può notare Maharishi Kartikeya ha sulla fronte il Raji Tilaka, la linea rossa verticale che viene tracciata sulla fronte dei Re e dei grandi illuminati.

La mancanza di interesse del fiorente mercato della spiritualità per Kartikeya, è ancora più strana del silenzio che circonda Gopi Krishna e Dhirendra.

Pensateci:
Dell’immortale Babaji descritto da Yogananda non esistono altre prove se non un disegno (a meno che non lo si voglia identificare con Haidhakhan Baba, eventualità negata dai discepoli di Yogananda) eppure milioni di persone sono disposte a giurare sulla sua esistenza.

Di Kartikeya esistono testimonianze oculari, foto, documenti ufficiali sia inglesi che indiani e nessuno si prende labriga di andare in India ad indagare!

Per ciò che riguarda Dhirendra Brahmachary, morto in un incidente mentre volava sul suo jet privato, è stato, come si diceva, il più famoso yogin indiano della seconda metà del XX secolo.
Maestro e consigliere politico di Indira Ghandi negli anni ’60 collaborò con il KGB (era lui a istruire gli astronauti russi), negli anni ’70 cominciò a condurre una trasmissione di yoga sulla televisione di stato ed introdusse lo studio dello Yoga nelle scuole pubbliche.
Un personaggio ben più famoso ed importante, per gli indiani, di Krishnamacharya, Iyengar o Patthabi Jois eppure, in occidente, non lo conosce nessuno.

Di  Gopi Krishna si sa che era un wrestler, un lottatore, che nel 1937 durante una seduta di meditazione, ebbe una particolare esperienza di alterazione sensoriale conosciuta in Occidente come “risveglio di kuṇḍalinī”, passò il resto della sua vita a insegnare, a scrivere libri, e, una volta trasferito negli USA, a dar vita a programmi scientifici, finanziati dal governo,  di ricerca sullo Yoga.

Gopi Krishna, Dhirendra Brahmachari e Maharishi kartikeya sono tre dei più importanti maestri dello yoga del novecento, ma in nessuna scuola occidentale (con l’eccezione di un centro in Austria, credo) si insegnano le loro tecniche – anzi “tecnologie”, come le chiamava Gopi Krishna- e si studiano le loro vite.
E cosa anche più stravagante, si parla sempre meno di kuṇḍalinī .

Pensiamo che forse dovremmo cominciare a chiederci il perché di queste incredibili dimenticanze.

Noi, per adesso possiamo fare solo delle ipotesi, ma ci piacerebbe discuterne con gli altri praticanti.

La prima ipotesi che abbiamo formulato è la seguente:
La vita, il lavoro e gli insegnamenti di Kartikeya, Dhirendra e Gopi Krishna sono estranei alle linee di pensiero dominanti nell'attuale mercato della spiritualità, nato dall'Orientalismo del XIX secolo e dalla New Age.
Per tutti e tre il fine dello yoga è il risveglio di kuṇḍalinī - altra pesante assente delle odierne discussioni sullo yoga -  e lo strumento principale di questo risveglio è il lavoro sul corpo.
Il mondo, per chi lavora su kuṇḍalinī - o prāṇa śakti come la chiamava Gopi krishna -  non è assolutamente illusorio, ma materia, esistente da sempre e per sempre, organizzata da un’intelligenza definita śakti che si esprime come “forza” nella materia inorganica e come “vita” nella materia organica.

E la mente, sempre secondo gli insegnamenti dei tre maestri, non ha nessuna possibilità di trascendere la realtà grossolana senza il corpo, che deve essere preparato con le pratiche di purificazione dello āyurveda e le pratiche fisiche dello yoga.

Di seguito incollo un brano tratto da “Kundalini – L’Energia Evolutiva dell’Uomo” l’edizione italiana del primo libro di Gopi Krishna pubblicato da Ubaldini Editore (pag. 115 e seguenti), mi piacerebbe che i miei colleghi,insegnanti e praticanti, lo commentassero:

“Anche i difensori dello Yoga Kundalini, cominciando dalla disciplina e dalla purificazione degli organi interni, non hanno dato alla struttura del corpo, come meritava, la qualifica di unico canale per la riuscita dello yoga. Per la stessa natura degli esercizi e della disciplina che li accompagna dovrebbe essere ovvio, anche per il meno informato, che il cardine intorno al quale rotea l’intero sistema [dello yoga è l’organismo umano. È col fine di portarlo al grado richiesto di adattamento che gli iniziati dedicano preziosi anni della loro vita all’acquisizione di efficienza nel mantenere difficili posizioni, nell’arte di pulire l’intestino, lo stomaco, le narici e la gola […]. È chiaro, comunque, che tutti gli esercizi sono diretti alla manipolazione di un definito sistema di controllo organico.”

Nessun commento:

Posta un commento