Passa ai contenuti principali

LA VIA DEL SESSO

"Si scopra la felicità attraverso la frizione che unifica i sessi durante il godimento reciproco e, grazie a essa, si riconosca l'essenza incomparabile, sempre presente. Infatti, tutto ciò che entra da un organo interno o esterno risiede sotto forma di coscienza o di soffio nel regno della via mediana che, collegata essenzialmente al soffio universale (anuprāṇanā), anima ogni parte del corpo. E ciò che viene chiamato ojas, vitalità, e che vivifica tutto il corpo"
Abhinavagupta - Parātrīśikāvivaraṇa
 


Che nello yoga, esista una via realizzativa basata sulle pratiche sessuali è cosa risaputa. 
Per alcuni, come Abhinavagupta, è la via maestra, la più alta e sublime, per riscoprirsi UNO con l'Universo. 
Per noi occidentali invece diviene spesso un sentiero tortuoso, pieno di trabocchetti, false piste e botole segrete che non portano da nessuna parte. 
Gli insegnamenti di kāma sono così lontani dalla nostra cultura che spesso i maestri indiani e tibetani preferiscono negarne l'esistenza o attribuir loro la patente di immoralità e perversione e, a giudicare da quel che si legge in giro non è che abbiano tutti i torti: la sublime via di Eros divino sembra degradata a una serie di tecniche per "scopare meglio", "durare di più", "avere più orgasmi", ecc. ecc....che, insomma...non è che siano cose negative, ma ho il sospetto che non coincidano con le finalità delle pratiche erotiche secondo Gorakanath, Padmasambhava o Abhinavagupta. 


Perchè è così difficile comprendere gli insegnamenti tantrici
Sicuramente l'atteggiamento morboso che abbiamo nei confronti del sesso e l'attitudine a utilizzare il senso di colpa come strumento educativo giocano un ruolo importante. 
Poi bisogna tener conto della mistificazione e della manipolazione (o addirittura la riscrittura) dei testi tantrici, operata, a partire dal XVII secolo, dai missionari cristiani sbarcati al seguito della Compagnie delle Indie. 
Ma il problema principale, secondo me, sta nelle nostre categorie mentali, nella nostra"tecnica del pensare", come la definiva Gramsci. 
Noi, moderni occidentali, siamo abituati a concepire il mondo in termini duali: 
BENE - MALE, 
LUCE - BUIO, 
BIANCO - NERO, 
DESTRA - SINISTRA, 
MASCHILE - FEMMINILE ecc. ecc. 
L'universo degli antichi yogin era invece regolato da tre forze NON COMPLEMENTARI ovvero FUOCO, SOLE, LUNA. Il fuoco è la dea suprema, detta śakti, kuṇḍalinī, durgā o bhagavatI che rappresenta l'energia attiva, il soggetto che conosce (o che gode: conoscenza e godimento sono sinonimi nel tantrismo) senza il quale non esistono né sole né luna. 


Il sole è la coppia kāma/kāma īśvarī (spesso nei dipinti e nelle sculture si trova la sola parte femminile essendo kāma "anaṅga" ovvero incorporeo, privo di parti, simile all'etere...) che indica l'azione del conoscere e del godere. 



La luna, infine è il dio śiva che rappresenta il CORPO DELL'UNIVERSO, ovvero l'oggetto di conoscenza o di godimento. 


Per procedere nella via del tantrismo sessuale si deve imparare a pensare da "tantrici"
Impresa assai ardua, ma, ammettendo di riuscirci ci troveremmo comunque ad affrontare l'ostacolo dei testi. La stragrande maggioranza dei libri sull'argomento è scritta e/o tradotta da uomini, mentre, ne sono convinto, il tantrismo nasce dal corpo e dalla mente delle donne. 

Se non se ne tiene conto comprendere certi dettagli, anche anatomici, delle pratiche tantriche diventa impossibile. 
Il praticante di yoga per progredire ha bisogno di una maestra donna, di una yoginī che lo accompagni con dolcezza all'ascolto interiore, la dimensione sottile dove il canto delle stelle è tangibile come la carezza dell'amata. Così come la donna "maestra", la Bella addormentata, ha bisogno di uno yogin per essere risvegliata al suo ruolo. 


Le tracce di un'antica saggezza femminile, origine delle pratiche yogiche, non sarebbero difficili da recuperare nelle scritture, nelle biografie dei maestri e nelle tecniche operative, ma siamo così viziati dalla nostra cultura maschilista (e fallocrate aggiungerebbero alcune mie amiche) da scambiare l'evidenza per bizzarria e la favola per realtà oggettiva. 
Il maschilismo, si badi bene, non è malattia che colpisce solo gli uomini: non dimentichiamoci che sono le madri ad educare i figli maschi e spesso accade, per reazione, che le donne abbraccino la logica duale e teorizzino una specie di inferiorità genetica del sesso maschile squilibrando a livello energetico se stesse e i loro partner. 
Comunque sia, a ben cercare, il "profumo di Donna" si annusa un po' dovunque. Abhinavagupta, ad esempio, definisce se stesso yoginībhū, generato da una yoginī e la sua dottrina, il kaula (quella dei siddha, per intenderci) proviene dagli insegnamenti di una donna, la "FIGLIA DI TRIAMBAKA" identificabile, secondo me con uṣā, detta di volta in volta Signora dell'Alba, Figlia del Cielo o Danzatrice del Cielo. 

L'aspetto pratico, tecnico della "via del desiderio ", è esposto nei 1000 libri del kāmaśāstra attribuiti a nandi e ufficialmente andati perduti (dico ufficialmente perchè mi è capitato più volte di rintracciare libri definiti perduti di Gorakanath, o altri semplicemnete cliccandone il titolo sui siti dell'Indian Digital Library, degli shankara math o sui portali di cultura Tamil). 
Chi si occupa di yoga sa che nandi è un toro bianco, il "VEICOLO" del dio śiva 
 

Il bovino, per far felici gli esseri umani, avrebbe messo una penna tra gli zoccoli e buttato giù, nero su bianco, le gesta amorose, le discussioni, le danze della sacra coppia Hindu, śiva e pārvatī. 
Può darsi che sia così, conosco molti devoti pronti a giurarlo, ma a me, che devoto non sono, l'idea che dei cervelloni come Abhinavagupta, Patañjali o Shankara credessero veramente che un quadrupede si sia armato di carta e penna per indottrinare gli uomini pare un po' bizzarra. 
Sono andato a consultare tre vocabolari on line, Cologne Digital Sanskrit, Monier-Williams e Spoken Sanskrit ed ho scoperto: 

1) che nandi, e la sua variante nāndī, sono nomi femminili che significano "soddisfazione", "gioia sessuale", "appagamento". 

2) che nandi è uno dei nomi dati alla Dea dell'Amore, kāmeśvarī , quando si incarna in uṣā, la "FIGLIA DEL CIELO". 
Ma guarda un po'.... 

Certo che ci vuole uno stravagante senso dell'umorismo per chiamare un toro, simbolo di virilità sia per noi come per gli indiani, con il nome di una danzatrice. 
Non so se un allevatore delle nostre parti darebbe mai il nome di Carla Fracci a 1000 chili bestione superdotato, ma ne dubito. Ad occhio, NANDI è un termine onorifico, attribuito a delle maestre o a yogin che avevano raggiunto il medesimo livello della loro istruttrice. 
Interessante....ma fin dei conti che nandi sia stata una maestra di Yoga e di danza piuttosto che un toro volante non è notizia che cambi la vita. la cosa più interessante credo sia non il sapere chi insegnava certe tecniche, ma in cosa consistono, quelle certe tecniche. 
Prima di scendere nel dettaglio credo però sia meglio fissare alcuni punti: 

1) NELLO YOGA ESISTONO TECNICHE SESSUALI POTENTI ED EFFICACI IL CUI FINE E' PADRONEGGIARE IL RITMO NATURALE "EMERGENZA/ASSORBIMENTO" RAPPRESENTATO DALLA PENETRAZIONE. 

2) QUESTE TECNICHE PROVENGONO DA UNA LINEA DI INSEGNAMENTO FEMMINILE E RISALGONO AD UN PERIODO STORICO CHE VA TEORICAMENTE DAL 4000 ALL'800 a.C. 

3) PER MOTIVI CHE NON SO DUE O TRE SECOLI PRIMA DI CRISTO, QUESTA CONOSCENZA, PRIMA DIFFUSA IN TUTTO IL CONTINENTE INDIANO E' STATA SEGRETATA O DISPERSA, MA SONO SOPRAVVISSUTI DEI CENTRI O SCUOLE COME QUELLO DI CHIDAMBARAM, NEL TAMIL NADU, DAL QUALE PROVIENE IL LIGNAGGIO DEI SIDDHA E NEL QUALE OPERAVA IL MAESTRO "NANDI". 

4) GLI ALLIEVI DEL MAESTRO NANDI (TRA CUI PATANJALI, VHYAGRAPADA, TIRUMULAR) E GLI ALLIEVI DEGLI ALLIEVI HANNO DIFFUSO poi LA DOTTRINA IN CINA, NELL'INDIA DEL NORD E NEL TIBET. 

5) SONO TECNICHE CHE SI BASANO SULL'ARTE DELLA VIBRAZIONE, OVVERO SUL PREDOMINIO DEL TATTO SUGLI ALTRI SENSI E UTILIZZANO CONTEMPORANEAMENTE ASANA, MUDRA, MANTRA E KRIYA AL FINE DI RISVEGLIARE, ECCITARE, MANTENERE IN "EFFERVESCENZA" IL PRINCIPIO COSCIENTE CHE RISIEDE IN TUTTI GLI ELEMENTI DELLA MATERIA: KUNDALINI
- continua.... 

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UTILIZZAZIONE DELL'ORGASMO NELLO HAṬHAYOGA

  Qual è lo scopo principale dello Haṭhayoga ? Ingannare la malattia, la vecchiaia e la morte. La malattia, la vecchiaia e infine la morte - e quindi, per chi crede nella reincarnazione, la “trasmigrazione dell’anima – secondo lo Yoga medioevale, avvengono a causa dell’ Ariṣṭa , termine con cui si indica una particolare configurazione astrale che dipende dal giorno di nascita. Durante la vita dell’essere umano, la circolazione delle energie avviene quasi esclusivamente nel “canale di sinistra” - o “canale della Luna” - detto Iḍā e nel canale di destra – o “canale del Sole” - detto Piṅgalā e, di rado, nel canale centrale – o canale dell’Eclissi – detto Suṣumṇā. L’Ariṣṭa - che può essere sia di Sole sia di Luna – coincide con il deterioramento di uno dei due canali laterali, Iḍā e Piṅgalā, ed ha come effetto lo squilibrio della circolazione del flusso vitale Nei testi [1] si parla di “ spirazioni impetuose ”, che, ripetute per un certo numero di giorni, port

IL SIGNIFICATO NASCOSTO DEI MANTRA - OM NAMAḤ ŚIVĀYA

Alzi la mano chi non ha mai recitato un mantra indiano o tibetano senza avere la minima idea di cosa significasse. C'è addirittura una scuola di pensiero che invita ad abbandonarsi al suono, alla vibrazione e ad ascoltare con il cuore. Il personale sentire viene considerato un metro di giudizio assai più affidabile della razionalità, e l'atteggiamento più comune, nell'approccio alla "Scienza dei mantra è il " Che mi frega di sapere cosa vuol dire? L'importante è che mi risuoni! ". Devo dire che ci sta. Tutto nell'universo è vibrazione e ovviamente quel che conta è il risultato. Se uno recita 108 volte Om Namaha Shivaya senza sapere che vuol dire e poi si sente in pace con il mondo, va bene così. Anzi va MOLTO bene! Ma bisogna considerare che nei testi "tecnici" dello yoga, non numerosissimi, si parla di una serie di valenze simboliche, modalità di  pronuncia e possibilità di "utilizzo" che, secondo me, la maggi

MEDITAZIONE: OCCHI APERTI O CHIUSI?

  Voi come meditate? Con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi? Non è una domanda oziosa...  Esistono tre diverse modalità di meditare: - con gli occhi chiusi; - con gli occhi socchiusi; - con gli occhi aperti. Così come  esistono tre diverse modalità di recitare i mantra: - recitati o cantati; - bofonchiati; - silenziosi. Queste diverse modalità corrispondono a tre diversi livelli di profondità o pratica: 1. Livello basso (occhi chiusi e mantra recitato o cantato); 2. Livello medio (occhi socchiusi e mantra bofonchiato); 3. Livello avanzato (occhi aperti e mantra silenzioso). Questo almeno è ciò che mi hanno insegnato, ma qualche anno fa ho scoperto, con sorpresa devo dire, che in molte scuole di Yoga si insegna a meditare esclusivamente con gli occhi chiusi. Fermo restando che ognuno debba praticare come meglio gli aggrada, esistono, nello yoga come in ogni altra attività umana, dei "fondamentali", delle istruzioni di base che vengono impartite al primo incontro o alla pr