Dog Soldiers, Soldati Cane.
Tra gli Cheyenne erano i guerrieri (e le guerriere: pare non facessero distinzione di sesso) più temuti e rispettati.
In battaglia si legavano saldamente a un palo piantato per terra per poter lottare fino alla morte o alla vittoria senza possibilità di fuga.
Sugli altri l'effetto era devastante: pur di proteggerli i compagni di lotta sacrificavano la vita, e il passo dei nemici si faceva incerto, ché paura e ammirazione rendevano molli le ginocchia.
Corda, nodi e piolo tracciavano i confini della Terra senza Speranza.
Gli Cheyenne conoscevano bene i moti dell'animo.
Se nella vita quotidiana è lei, la speranza, a spingerci al di là dei dubbi e della sofferenza, in battaglia può essere un freno.
Chi è privo di speranza, non ha niente da perdere: niente nostalgia del passato, niente sogno del futuro.
Niente.
Quella del Dog Soldier è azione pura, svincolata dal timore della sconfitta o dal sogno della vittoria.
Un'azione "senza scelta", per questo si ficca con prepotenza nell'inconscio.
L'essere umano decide di rado, in genere sceglie.
La scelta si opera con la mente: valutiamo i pro e i contro di una serie di opzioni, e poi puntiamo il dito su quella che ci appare migliore.
Chi decide non perde tempo a pensare: è l'istinto che lo guida (o l'intuito?) e seguirà la sua strada infischiandosene di risultati, critiche o apprezzamenti.
Nella decisione si è se stessi, nella scelta ciò che crediamo o vogliamo far credere di essere.
Il Dog Soldier indossa il guinzaglio per liberarsi dalle catene.
Gli alibi consolatori, le astuzie e i racconti della mente non trovano posto nella Terra senza Speranza: c'è spazio solo per lui (o lei), il piolo e la corda.
Forse stramazzerà a terra alla prima freccia.
Forse si inginocchierà piangendo in attesa della morte.
O magari lotterà come un bufalo infuriato, e al tramonto danzerà sui cadaveri dei nemici, chissà.
Nessuno può dirlo e di certo non sarà lui (o lei) a scegliere.
I Dog Soldiers non nascevano dalla mente di uno stratega, non erano frutto di discussioni tra capi tribù.
Arrivarono in sogno ad un giovane guerriero subito dopo la morte di Motzeyouf, "Dolce Medicina", il fondatore della Nazione Cheyenne.
Un sogno ripetuto per quattro notti di seguito e confermato poi da un evento prodigioso: un mattino centinaia e centinaia di cani, sbucati chissà da dove, si accucciarono, zitti zitti, ad ascoltare le parole del sognatore.
Che storia strana.
Per i popoli che vivevano in simbiosi con la terra il sognatore era l'individuo più autorevole e degno di rispetto perché portava agli altri la voce degli dei.
Noi, invece, siamo abituati a trattare i sognatori come fanciulli mai cresciuti, gente non seria, in fondo, perché poco incline al pensiero razionale.
"Non stare sempre con la testa tra le nuvole!", "Stai con i piedi per terra!" si dice a chi ascolta la voce degli dei.La verità è che siamo diventati sordi.
E ciechi.
Il dualismo platonico e il principio di causalità insito nella psicologia freudiana hanno attecchito così profondamente da farci sembrare leggende o fantasie le naturali facoltà dell'Essere Umano.
Cerco di spiegarmi meglio: nel leggere la storia del Dog Soldiers tutti noi, me compreso, cercheremo di capire il "perché".
Perché si legavano al Piolo?
Le risposte plausibili sono molte:
1) perché, come ho pensato io, l'impatto emotivo metteva il nemico in uno stato di sudditanza psicologica.
2)Perché dovevano dar mostra di coraggio e sprezzo del pericolo.
3)Perché era una specie di iniziazione, una roba tipica di quei popoli selvaggi.....
Ma la verità è che lo facevano perché lo avevano sognato.
Punto.
La nostra "tecnica del pensare" ci impedisce di credere che un'azione o un modello di comportamento insorgano senza motivo o per ragioni che non riguardano la nostra storia, la cultura, la personalità.
Con Freud ci siamo abituati a ritenere che ogni nostro gesto o moto dell'anima abbia le proprie radici in un qualche episodio dell'infanzia o, con la nuova frontiera dell'ipnosi regressiva, addirittura in qualche vita precedente.
Con Platone abbiamo scisso la vita in spirito e materia, arrivando a pensare che tutto ciò che proviene dalla terra e dal corpo sia fango, veleno o catena.
Ma i nativi americani, gli aborigeni australiani, gli indiani dei Veda, i tibetani di Yeshe Tsogyal non li avevano mica letti Freud e Platone!
Noi moderni non riusciamo a capire il concetto di azione pura.
E questo porta allo sviluppo del pensiero obliquo.
La voce degli Dei è l'intuizione poetica, la rivelazione che non tollera dubbi o ripensamenti
L'essere umano non dovrebbe far altro che ascoltare ed ubbidire, ma il pensiero inibisce il movimento naturale e si mette alla ricerca di motivazioni, regole e risultati da conseguire.
Il Rishi, il veggente, nella nostra società diviene il visionario, un folle, insomma, a meno che non dica che si riferisce a qualcosa di alto, superiore, metafisico.
Allora viene accettato e chiamato artista.
Ma la sua funzione originaria, quella di trasmettere agli altri le leggi della natura è stata delegata ai mercanti.
L'unica intuizione valida, oggi, è quella che genera profitto e le previsioni sull'andamento della borsa hanno preso il posto delle profezie.
Fateci caso: i riti iniziatici delle società tradizionali e le "tecniche di ascolto" dello yoga e dello sciamanesimo sono oggetto di stage e corsi di formazione per manager e il Dog Soldier della nostra epoca è il Brocker che si lega al suo pc per lottare, fino alla morte, anche contro la logica e il buon senso.
Facile rendersi conto di questo stravagante spostamento di accento guardando film su Wall Street e documentari di denuncia, leggendo articoli sul gruppo Bildenberg o sul neocapitalismo, più difficile guardarsi in faccia e osservare come per noi, tutti noi, sia diventato difficile dar credito alle voci di dentro.
Le voci di dentro nascono dal nucleo primario delle emozioni, quelle energie creative che condividiamo con l'universo, ascoltarle significa ristabilire un filo diretto tra emozione ed azione, lasciandosi andare al flusso naturale, come il gabbiano si abbandona alle spirali del vento.
Voi conoscete qualcuno che si abbandona al flusso?
Che mette da parte l'immagine di sé, gli obblighi sociali, gli interessi personali per dar libera espressione alle emozioni?
Abbiamo messo il contagocce alla fonte della Vita aspettando il momento per farla zampillare di nuovo.
Domani o tra un anno.
Tanto che cambia?
Come siamo strani.
Facciamo progetti di vita invece di vivere e cerchiamo nel passato le emozioni che non riusciamo più a trovare nel presente.
Forse dovremmo piantare un piolo per terra e mandare la speranza oltre confine, ma sono sicuro ci metteremmo a calcolare la giusta lunghezza della corda o la forma più gradevole del piolo e a fare progetti per trarre un qualche profitto dall'idea.
Chissà, magari visto che la camminata sui carboni ardenti e il volo yogico sono un po' sfruttati quest'anno andrà di moda il "Dog Soldier".
Meglio organizzarci prima che qualcuno ce la freghi, l'idea
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