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SUKHA. L'ESIGENZA DEL PIACERE


La pratica dello Yoga presuppone l'atteggiamento Sukha.
La posizione deve essere Sukha.

Lo si legge in moltissimi testi.
Sukha è lo stato che si sperimenta dopo un piacevole rapporto sessuale e questo, a coloro che vedono la pratica dello yoga come sofferenza, rigida disciplina o esercizio della volontà, può apparire stravagante.


Eppure nelle upanishad si parla  sempre di necessità della posizione Sukha.
E forse questo potrebbe essere uno spunto di riflessione interessante.
La sofferenza, il dolore, il resistere con la volontà a privazioni di vario genere è ciò che in genere viene definito तपस् tapas.
Lo Yoga è sedersi con la schiena diritta in una posizione Sukha e meditare sull'Om
Cito di seguito i primi versetti della kaivalya upanishad nella traduzione di Raphael


1 Om! Asvalayana recatosi dal Beato Parameshthin gli disse:

"O Beato, insegnami la più alta scienza del Brahman, quella che onorano le persone intelligenti, quella poco conosciuta dalla maggioranza degli uomini, in modo che ,senza ritardare ed estirpando tutta l'ignoranza abbia a riprendere l'identità con l'essere supremo".

2 Allora il grande padre gli disse: " la scienza si conosce tramite la certezza la devozione e la meditazione:

3 Non è stato nè per le azioni,nè per la procreazione, nè per la ricchezza, ma per il distacco-rinuncia che molti hanno conquistato l'immortalità.
Gli asceti entrano in ciò che è al di là del firmamento, che vive celato nella caverna e che rimane immensamente brillante.

4 Tramite la conoscenza comprendono il senso del Vedanta, con purezza di moventi e con totale rinunzia trovano la liberazione- che trascende la stessa morte - nel mondo di Brahma.

5 In un posto solitario il saggio ponendosi nell'atteggiamento sukha, puro, con la testa e la schiena in perfetto allineamento, avendo superato gli asrama e portato al silenzio tutti gli organi dei sensi, volto verso il proprio maestro con devozione.

6 Con il pensiero al centro del loto del cuore, libero da passione, da imperfezione, radiante, felice, affrancato dall'attaccamento alle indefinite forme, immortale, sorgente dei Veda.

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