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ATLANTIDE E LE CATENE DELLA PERCEZIONE




Noi vediamo ciò che sappiamo.
Il nostro cervello è fatto in maniera tale da farci percepire solo ciò che è identico o simile a qualcosa che è già installato nella memoria. In altre parole la nostra visione della realtà dipende dalle informazioni che abbiamo immagazzinato.
In altre parole la realtà NON è come la vediamo.
Ognuno la vedrà diversa in base alla propria cultura, le proprie credenze, la condizione degli organi di senso.
Per capire come funziona la percezione basta un esempio facile facile.
Se scrivo "il mio gtto ha pisiato sul tappetto" il 99,99% dei lettori intenderà che il mio gatto ha fatto la pipì sul tappeto.
Di questi qualcuno penserò che abbia saltato delle lettere, mentre gli altri sinceramente crederanno di aver letto: Il mio gatto ha pisciato sul tappeto.
Questo accade perché le parole gtto e pisiato non facendo parte della nostra esperienza, le scartiamo automaticamente.
Il nostro cervello  ricostruisce gli eventi in base alle informazioni archiviate nella memoria.
In pratica costruiamo il mondo con ciò che sappiamo, scartando ciò che non sappiamo.
ma chi è che archivia le informazioni nel nostro data base?
Sappiamo ciò che ci hanno insegnato da piccoli (in genere fino ai 15. 16 anni), ciò che ci dicono persone autorevoli, degne di fede, e, solo in piccola parte, ciò che nasce dalla esperienza personale.
Chi volesse manipolare la realtà storica  avrebbe vita facile: basterebbe far ripetere  100 -1000 volte la stessa favola da una persona "degna di fede". per trasformarla in verità assodata.
 Prendiamo Atlantide.
Lo sappiamo tutti cosa è: un continente abitato da un popolo assai civilizzato e dotato di una tecnologia da fantascienza che sarebbe stato distrutto da un terremoto o da uno tsunami, dieci o dodicimila anni fa.
Si discute da secoli sulla sua esatta dislocazione del paese degli Atlantidei (o atlantidi) sulla natura dell'energia che utilizzavano, sull'influenza che avrebbero avuto sugli Egizi e gli Incas ecc. ecc.
Sarà esistita o no Atlantide?
Chi sa.
Quel che è certo è che la descrive Platone.
Ed è altrettanto certo che la  maggior parte di noi non ha mai letto per intero i passi del suo Timeo  in cui Atlantide viene descritta per la prima volta.
Platone è considerato da tutti persona degna di fede.
Quando parla di Socrate o di Alcibiade lo si prende molto sul serio.
E molti lo prendono sul serio anche quando parla di Atlantide.
Se così non fosse non si capirebbe perché spenderebbero, ogni anno, milioni di Euro per cercare i resti della civiltà perduta nell'Atlantico o nel mar di Sardegna!
Giusto?
Ma leggiamocelo il Timeo.
Prendo alcuni estratti del III capitolo nella traduzione di Francesco Acri:

 "Ora, in cotesta isola Atlantide, venne su possanza di cotali re, grande e maravigliosa, che signoreggiavano in tutta l’isola, e in molte altre isole e parti del continente; e di qua dallo stretto, tenevano imperio sovra la Libia infino a Egitto, e sovra l’Europa infino a Tirrenia. E tutta cotesta possanza, in uno restringendosi, tentò una volta, a un impeto, ridurre in servitú e la vostra terra e la nostra e tutte quante giacciono dentro dalla bocca. Allora, o Solone, la milizia della città vostra per virtú e prodezza nel cospetto degli uomini si fe’ chiara. Conciossiaché, essendo ella animosa sovra a tutti e molto sperta di guerra, parte conducendo le armi de’ Greci, parte necessitata a combatter sola per lo abbandonamento degli altri; ridotta in estremi pericoli; da ultimo gli assalitori ricacciolli e trionfò; e quelli non ancora fatti servi ella campò da servaggio, e quanti abitiamo dentro ai termini di Ercole liberò tutti molto generosamente. Passando poi tempo, facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvegnendo un dí e una notte molto terribili, i guerrieri vostri tutti quanti insieme sprofondarono entro terra; e l’Atlantide isola, somigliantemente inabissando entro il mare, sí sparve. E però ancora presentemente quel pelago non è corso da niuno ed è inesplorabile; essendo d’impedimento il profondo limo, il quale, al nabissare dell’isola, si scommosse".


Mi sembra abbastanza chiaro:
"Allora, o Solone, la milizia della città vostra per virtú e prodezza nel cospetto degli uomini si fe’ chiara. Conciossiaché, essendo ella animosa sovra a tutti e molto sperta di guerra, parte conducendo le armi de’ Greci, parte necessitata a combatter sola per lo abbandonamento degli altri; ridotta in estremi pericoli; da ultimo gli assalitori ricacciolli e trionfò"
I mitici, progreditissimi, tecnologizzatissimi atlantidei di dieci, dodicimila anni fa attaccarono Atene e presero una solenne batosta.
Aspetta un po'... ma non ci hanno raccontato che Atene è stata fondata nel III millennio a.C.?
Ma non era un "piccolo centro miceneo"?
Se tanto mi dà tanto Atene  dodicimila anni fa avrebbe potuto essere, al massimo, un villaggio di pastori.
Proviamo ad immaginare la battaglia trai due popoli: da un lato i guerrieri di Atlantide,con navi gigantesche, tridenti che sputano fuoco e fulmini e, secondo alcuni,macchine che annullavano la gravità.
Dall'altro un gruppo dirozzi pastori armati di sassi e bastoni.
Mah...
I casi sono due: o la storia e l'archeologia ufficiale raccontano un sacco di balle, o è Platone a raccontare un sacco di balle.
Tutto il '900 è stato condizionato dal mito di Atlantide.
Più di quanto possiamo immaginare.
Il nazismo per esempio, era quasi interamente basato sul mito di Atlantide, sugli Iperborei ei loro discendenti. Negli anni trenta  Himmler fece spendere alla Germania milioni di marchi per mandare in Tibet scienziati e militari alla ricerca delle tombe degli Atlantidei.
Nessuno sa con precisione cosa abbiano trovato.





Le parole di Platone, nell'ultimo secolo,  sono state tradotte, ritradotte, analizzate e sezionate alla ricerca di indizi.
Possibile che nessuno abbia mai fatto caso alla batosta che gli "Iperborei" di re Atlante, avrebbero rimediato dagli ateniesi?
Se la forza e le conoscenze tecnico-scientifiche degli atlantidei erano simili o superiori alle nostre, chi li ha sconfitti in guerra non doveva essere da meno.
Perché allora si parla della mitica Atlantide di dodicimila anni fa e non dell'Atene di dodicimila anni fa?
Semplice, perché nessuna persona "degna di fede" ce lo ha mai fatto notare. e l'accenno di Platone è scomparso non dal Timeo, ma dalla nostra mente.
Basta spostare l'attenzione su una foglia per far scomparire un albero.
Se Platone mente non si capisce perché dovrebbe dire la verità su Socrate, ad esempio.
Se Platone non mente la storia dell'umanità sarebbe  completamente da riscrivere.
O forse basterebbe svuotare la mente per vedere ciò che è e non ciò che qualcuno ci ha raccontato.



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