Passa ai contenuti principali

SULLA MEDITAZIONE - KUNDALINI LA DEA SDEGNOSA (ISBN-10: 1549990764 ISBN-13: 978-1549990762)



Succede talvolta che il praticante, durante o dopo la seduta di meditazione, provi paura, panico, angoscia. Vi può essere una paura generalizzata, una sensazione di inquietudine che nasce dalla sensazione di estraneità o alterità, nei confronti del corpo o dell'ambiente.
La paura può prendere la forma di demoni o mostri. Talvolta li si percepisce o si percepiscono i suoni che emettono. Altre volte ne avvertiamo la "presenza". Siamo sicuri che dietro una porta o un albero ci sia quella particolare creatura misteriosa di cui immaginiamo le fattezze. Altre volte ancora "sentiamo" che in quell'oggetto o in quella determinata persona alloggia qualche "entità" malefica.

Naturalmente ciò esiste solo nella nostra immaginazione, ma quando si comincia ad esperire e/o a comprendere la non esistenza sostanziale dei fenomeni avviene che il sistema di nozioni e conoscenze che regola il nostro rapporto con la realtà empirica cominci a vacillare. Nella mente si fa strada la sensazione della infinita possibilità della manifestazione. Frasi come "tutto è illusorio" o "tutto è apparenza fenomenica " vengono interpretate dalla mente come “tutto ha la medesima possibilità di esistere” ed il demone con tre gambe e le ali, o la lepre con le corna, assumono la medesima consistenza degli oggetti quotidiani. Solitamente si tratta di eventi passeggeri ma non per questo sono meno angoscianti e scioccanti.

Credo di poter individuare, in quella che chiamo meditazione, due fasi diverse...Non sempre sono presenti entrambe. La prima la possiamo definire di assorbimento, la seconda forse, di consapevolezza, ma consapevolezza non è proprio giusto, si tratta di una consapevolezza in cui non vi è la consueta tecnica del pensare, ma una specie di ritmo consapevole…o di consapevolezza del ritmo...rta.

Aurobindo parla, mi pare, di riposo nell'immobilità, riposo nel seguire passivamente il movimento e riposo nel seguire attivamente il movimento...

Questo mi ricorda le fasi che io definisco di riflessione, precedenti alla meditazione vera e propria. Proviamo a ricostruire le sensazioni soggettive della, chiamiamola così, seduta tipo, ed a dividerle in fasi anche se in realtà si tratta di una ricostruzione fittizia, mentre medito non mi creo mai il problema di riconoscere le diverse fasi...Mi siedo e aggiusto la posizione.

Solitamente ciò consiste nel distendere la schiena in diagonale avanti, tirando su, verso l’alto, i muscoli dell'ano per allungare l'osso sacro in basso e distendendo la nuca, per poi sedersi e allineare la schiena lentamente.
Ascolto poi le tensioni del corpo rilassando mentalmente i muscoli prossimi alle articolazioni.
Solitamente cominciando dall'alto ...anche le ossa del cranio le considero articolazioni…rilassando i muscoli della testa e del volto si allargano scrocchiando leggermente...
Se la posizione è corretta si percepiscono le energie che corrono senza impedimenti lungo le nadi della schiena e quelli che chiamo canali del braccio, canali della gamba, canale della cintura, canale del perineo.
Se non percepisco le energie le visualizzo, per esempio come correnti di liquido di vari colori e intensità, e le indirizzo mentalmente nei vari canali
Comincio a rallentare o a velocizzare mentalmente, a seconda delle situazioni, il flusso delle energie, fino a quando non sopraggiunge uno stato di leggerezza rilassata, diffusa uniformemente nel corpo.
Questo stato mi è familiare e non so bene come spiegarlo.
Diciamo che non si percepiscono più le correnti energetiche ma c'è un unico insieme palpitante.
Ascolto il corpo ed attendo che vi sia una sensazione luminosa e di pressione sopra le orecchie e al centro della testa, sulla fontanella, a quel punto " stacco" l'attenzione dagli occhi che vengono attirati verso l'alto e mi fermo…
La fase di assorbimento è quella che io definisco di inizio "della meditazione", e che spesso avviene automaticamente appena mi siedo, senza tutta la fase preliminare, o appena faccio degli esercizi con la spada o delle sequenze di asana….
Non c'è assolutamente nessun pensiero cosciente.
I pensieri sorgono nelle fasi precedenti, ma sono come scoloriti e messi in secondo piano dalla percezione delle energie.
È come sbattere dalla finestra un panno sul quale è rimasta un po’ di farina ed osservare la nuvola bianca che si deposita a terra, all'esterno.
Questa fase di assorbimento è quella che cerco consapevolmente quando sono malato o in debito di energie.
È una fase piena.
Solitamente, quando mi dedico solo a questa, la meditazione si interrompe da sola o, a volte, per un motivo esterno, una luce od un rumore che diventano improvvisamente percepibili.
Il risultato evidente della fine di questa fase di assorbimento, quando non vado oltre, è per me, di solito, una forte erezione, con caratteristiche particolari…una sensazione di pienezza al sacro, ai reni, alla nuca al centro delle mano che sembrano collegati fisicamente, non metaforicamente al pene in erezione.
La successiva fase di meditazione è quella che chiamo di consapevolezza, che non ha niente a che vedere con il processo "pensativo" ordinario.
L'idea è di una piacevole penombra interrotta da qualcosa di luminoso…ma luminoso non è esatto perché dà l'idea della percezione visiva.
L'impressione è di una luce percepita contemporaneamente da tutti i sensi.
Qualcosa di non definito che sembra assumere talvolta la forma di una serie di cristalli ordinati e…sonori...di luce e suoni insieme che vanno a riempire la penombra.
Altre volte è un unico grosso cristallo; o un piccolo cristallo luminosissimo.
Un cristallo che può dar vita a forme geometriche o antropomorfe. Spesso ci sono suoni…inconfondibili...
La fine di questa fase è....come un video che ritrae un album fotografico dal quale il vento strappa le fotografie, proiettato alla rovescia.
Tempo fa la sensazione era, qualche volta, assai violenta.
Le immagini, alcune di scene mitiche, altre di paesaggi, altre di persone e vita quotidiana, arrivavano quasi dolorosamente, insieme a frasi, parole, senza senso, brani musicali, mantra o pezzi di mantra.
Ultimamente capita che si combinino in ununica figura o immagine e/o suono e la sensazione è di grande calma e dolcezza.
In tutto questo c'è un momento, un istante di niente assoluto…non so come altro definirlo...
Poi c’è una fase di reintegrazione caratterizzata dalla piena coscienza del corpo e delle energie.
Posso attenzionare con facilità i cakra, gli organi interni e le correnti energetiche.
La tranquillità porta ad una maggiore capacità di concentrazione…
Adesso lo faccio raramente, ma tempo fa, se ricostruivo mentalmente, per esempio, l'appartamento dei miei genitori mi sembrava di poter girare per casa non visto, oppure se mi concentravo su un oggetto, o un fiore mi pareva di entrarci completamente o se visualizzavo una persona mi pareva che fosse davanti a me in carne ed ossa.
Questa fase di reintegrazione si accompagna ad uno stato fisico di grande benessere, e ad una specie di piacevole vuoto alla fronte e/o al cuore.
In passato, soprattutto quando le fasi di assorbimento e meditazione avvenivano da sole, subentrava la paura, un senso di inquietudine, a volte il panico.
Oppure mi pareva, dopo la fine della meditazione, che mi fosse rimasto un qualcosa addosso, che mi impediva di essere tra virgolette" normale".
Un qualcosa dal quale avevo l'impressione di "dover uscire" per riprendere la vita quotidiana. Il conflitto tra la volontà di abbandonare questo particolare stato e la sensazione che fosse permanente, creava degli stati di ansia e di angoscia.
Soprattutto c'era una fastidiosa sensazione di non fisicità accompagnata alla paura di sciogliersi o di sprofondare all'interno del mio stesso corpo.
Per uscire da queste sensazioni, da piccolo, avevo trovato un metodo che, almeno per me, è efficace: portavo l'attenzione su qualcosa di molto...pratico...per esempio un frutto da mangiare, e a voce alta mi raccontavo le caratteristiche organolettiche del cibo che stavo assaporando o le funzioni dell'oggetto che stavo utilizzando.
Piano piano rinasceva una spirale ordinata di pensieri.

Commenti

Post popolari in questo blog

IL SIGNIFICATO NASCOSTO DEI MANTRA - OM NAMAḤ ŚIVĀYA

Alzi la mano chi non ha mai recitato un mantra indiano o tibetano senza avere la minima idea di cosa significasse. C'è addirittura una scuola di pensiero che invita ad abbandonarsi al suono, alla vibrazione e ad ascoltare con il cuore. Il personale sentire viene considerato un metro di giudizio assai più affidabile della razionalità, e l'atteggiamento più comune, nell'approccio alla "Scienza dei mantra è il " Che mi frega di sapere cosa vuol dire? L'importante è che mi risuoni! ". Devo dire che ci sta. Tutto nell'universo è vibrazione e ovviamente quel che conta è il risultato. Se uno recita 108 volte Om Namaha Shivaya senza sapere che vuol dire e poi si sente in pace con il mondo, va bene così. Anzi va MOLTO bene! Ma bisogna considerare che nei testi "tecnici" dello yoga, non numerosissimi, si parla di una serie di valenze simboliche, modalità di  pronuncia e possibilità di "utilizzo" che, secondo me, la maggi

IL FIGLIO DI YOGANANDA E L'INDIGESTIONE DI BUDDHA

YOGANANDA Quando nel 1996, pochi giorni prima del suo centesimo compleanno Lorna Erskine, si abbandonò al sonno della morte, Ben, il figlio, decise di rivelare al mondo il suo segreto i: Yogananda, il casto e puro guru, era suo padre. Ne uscì fuori una terribile, e molto poco yogica, battaglia legale a colpi di foto, rivelazioni pruriginose ed esami del DNA tra la Self Realization Fellowship,la potente associazione fondata dal maestro, e gli eredi di Lorna (che chiedevano un sacco di soldi...). Ad un certo punto vennero fuori altri tre o quattro figli di discepole americane, tutti bisogna dire assai somiglianti al Guru, . E venne fuori una storia, confermata da alcuni fuoriusciti dalla Self Realization Fellowship (e quindi... interessati) riguardante un gruppo di "sorelle dell'amore" giovani discepole che avrebbero diviso con Yogananda il terzo piano del primo centro californiano della S:R:F. Certo, per tornare a Lorna, che se una donna americana bianca e b

IL TIZZONE ARDENTE

Mandukyakarika, alatasànti prakarana  45-50, 82 ; traduzione di  Raphael : "E' la coscienza - senza nascita, senza moto e non grossolana e allo stesso modo tranquilla e non duale - che sembra muoversi ed avere qualità Così la mente/coscienza è non nata e le anime sono altre-sì senza nascita. Coloro i quali conoscono ciò non cadono nell'errore/sofferenza. Come il movimento di un tizzone ardente sembra avere una linea dritta o curva così il movimento della coscienza appare essere il conoscitore e il conosciuto. Come il tizzone ardente quando non è in moto diviene libero dalle apparenze e dalla nascita, cosi la coscienza quando non è in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita. Quando il tizzone ardente è in moto , le apparenze non gli provengono da nessuna parte. Né esse vanno in altro luogo quando il tizzone ardente è fermo, né ad esso ritornano. Le apparenze non provengono dal tizzone ardente a causa della loro mancanza di sostanzialità. Anche nei confronti