giovedì 20 febbraio 2020

LA SCIENZA DELLO YOGA - LA RESPIRAZIONE PRIMARIA E LA PERCEZIONE DEL SISTEMA OSSEO





Senza "lAscolto Interiore'" la pratica dello yoga è una pratica monca. L'Ascolto Interiore va inteso  quella particolare sensibilità - quasi febbrile - che , attraverso il controllo dei muscoli sottili, porta lo yogin a percepire con chiarezza, ad esempio, il movimento dei fluidi corporei o il variare delle tensioni muscolari e della postura in relazione agli stati d'animo.

Qualche volta questa indispensabile sensibilità è una dote innata,  altre insorge in seguito ad eventi particolari - come infortuni che costringono ad una lunga immobilità - ma nella maggior parte dei casi si tratta di una abilità  che va acquisita per mezzo di una pratica costante  accompagnata da una conoscenza non superficiale dell'anatomia e della fisiologia.

Un esercizio interessante a questo fine è quello della "danza delle ossa", basato sull'interazione tra il respiro ordinario e il movimento di tutte le ossa delcorpo causato dalle maree del liquido "cerebro-spinale".


 RESPIRAZIONE PRIMARIA

Il liquido cerebrospinale o cefalo-rachidiano è l’Elisir degli Alchimisti, chiamato anche, per la trasparenza e la limpidezza "Acqua di Rocca". 

Sgorga direttamente dalle meningi e, passando attraverso zone dai nomi evocativi come Dura Madre e Pia Madre, va a bagnare la corteccia celebrale, il midollo spinale e i globi oculari, per poi discendere lungo la spina dorsale. 

La sua produzione è ininterrotta e nel corpo dell’adulto è presente costantemente   sono presenti costantemente, in media, 150 centimetri cubici di "acqua di rocca".

Ogni 5-10 secondi dal cervello esce un flusso di liquido cerebrospinale che, scendendo lungo la colonna, viene assorbito dal sangue e si mescola al plasma.

Ogni 5-6 ore il liquido si rinnova completamente.

Queste maree periodiche creano un ciclo che è chiamato dagli osteopati “ritmo primario” o “respiro della vita”.
Ogni volta che viene emesso il liquido cerebrospinale, le ossa del cranio e le vertebre si espandono producendo un leggero movimento di allargamento e rotazione della testa, del tronco e degli arti. 

Ogni volta che la pressione diminuisce in seguito al riassorbimento nel sangue, ossa del cranio e vertebre si comprimono leggermente e testa, tronco ed arti faranno un movimento inverso al precedente. 

Più precisamente:
- Ad ogni emissione (marea) le ossa pari (gli zigomi ad esempio, le costole, le ossa degli arti) si allargano sul piano orizzontale, mentre le ossa impari (mento, sterno, osso pubico, vertebre…) si muovono verso l’alto sul piano sagittale (sia avanti che indietro);

- Ad ogni fase di assorbimento ritornano in asse. 

Se si inspira alzando dolcemente il mento, pensando di allargare la testa e si espira immaginando di rilassare ed allungare il collo e la nuca, con un po’ di pratica, nella fase di apnea naturale, si potrà percepire il “ritmo primario". 

Dopo essere riusciti ad ascoltare il naturale espandersi e comprimersi delle ossa e delle suture del cranio si procede ad armonizzare il proprio ritmo respiratorio a quello di produzione e assorbimento dell'acqua di rocca. 

Si può ad esempio inspirare dolcemente quando le ossa del cranio si espandono ed espirare quando si percepisce il riassorbimento. 

Oppure, se il ritmo è troppo veloce (da sei a 12 cicli al minuto) si può cominciare l'inspirazione durante una fase di espansione, continuare ad inspirare per due o tre cicli, attendere la fase di riassorbimento, espirare per due o tre cicli e così via.

L’esercizio va ripetuto per 9, 18…108 respirazioni complete.


RESPIRAZIONE SOTTILE

La respirazione dello yogin deve essere più sottile possibile. 
I maestri tantrici dicono che inviare il fiato - durante il canto per esempio, o mentre siamo impegnati in una attività fisica faticosa - ad una distanza superiore alle “dodici dita”(un palmo aperto) significa disperdere  l’energia vitale. 

Al contrario se si riesce a mandare il fiato ad una distanza massima di un pollice si incrementa l’energia vitale.

Più sottile è la respirazione e più aumenta la capacità di “respirare con le mani”, con i piedi o con gli organi interni, ovvero di utilizzare il respiro come strumento di conoscenza di zone sempre più piccole del corpo

In un praticante esperto impegnato in un esercizio di respirazione sottile, il movimento del torace e dell’addome sarà ridotto ai minimi termini. 
Alcuni maestri dicono che se durante gli esercizi di respirazione si appoggiasse alle narici una piuma, questa non dovrebbe muoversi né in basso né in alto. 

La respirazione sottile si può praticare sia seduti che in piedi che sdraiati, in una qualsiasi posizione che ci risulti comoda:

1. comincio a massaggiare delicatamente il plesso solare con le dita e il palmo della mano destra, prima in senso orario poi in senso antiorario per 9, 18 …108 volte. 

2. Quando avverto calore, sposto l'attenzione sulla respiro mantenendo la mano destra sul plesso solare.

3. Inspirando immagino che il plesso solare si riempia di un liquido tiepido e piacevole al tatto, all'odorato, al gusto (miele, latte o altro, dipende dai gusti personali).

4. Resisto alla tentazione di riempire e allargare il torace e, prima di sentirmi completamente "sazio" di aria faccio una brevissima apnea durante la quale rilasso, mentalmente, l'addome immaginando che il liquido tiepido scenda, goccia a goccia, sotto l'ombelico e si depositi sul pavimento pelvico.

5. Espirando cerco di non contrarre minimamente e "osservo" le gocce scendere sul pavimento pelvico.

Finita l'espirazione comincia la parte più difficile:

6. devo inspirare delicatamente immaginando che le gocce continuino a scendere verso il basso. 

Istintivamente (automaticamente) finita la fase espiratoria il diaframma e le costole tenderanno a sollevarsi e resistere a questo impulso naturale potrebbe provocare delle tensioni muscolari. Per evitarle durante la apnea naturale che segue la espirazione porto l'attenzione sul perineo o sull'asse ano-organi genitali.

Nel successivo atto respiratorio dovrò ridurre la quantità di aria inalata e tenterò di ridurla ulteriormente nelle respirazioni successive.

Quando, dopo un certo numero di cicli respiratori ( 9, 18…108) avvertirò una sensazione piacevole di “presenza” e pienezza al basso ventre, in espirazione comincerò a visualizzare le gocce di aria che evaporano salendo al sacro e alle vertebre lombari.

Dopo un'altra serie di cicli respiratori (9, 18…108) la sensazione, pienezza si estenderà all'osso sacro, al coccige e al perineo. Parlo di “piacevole sensazione di presenza e pienezza”, ma si tratta di una sensazione soggettiva: per alcuni le ossa saranno più morbide e leggere, per altri più pesanti, più calde o più fresche.


SENSIBILIZZAZIONE DEL TORACE



La sensibilità del torace è strettamente legata alla postura delle scapole e ai muscoli respiratori. 
Fin quando non si sperimentano le possibilità di spostamento in avanti, in dietro e lateralmente della zona toracica sarà assai difficile padroneggiare posture come il "Cobra" o "l'Arco rovesciato".

Un buon punto di partenza per sensibilizzare il torace potrebbe essere, la visualizzazione delle ossa e dei muscoli del petto, visualizzazione che ci può aiutare a sensibilizzare la zona collegata al "cancello" o "nodo" del cuore. 

Le costole sono 12 coppie di ossa che hanno origine nelle vertebre dorsali. 

Da ogni vertebra partono due delle 24 costole (o coste).
Le prime sette coppie (dall'alto in basso), dette “coste vere” o “sternali”, sono legate da una parte (parte posteriore) alle vertebre dorsali e dall'altra (parte anteriore) allo sterno. 

L'ottava , nona, decima coppia di costole, dette “false”, “spurie” o “asternali”, da un lato (parte posteriore) sono legate alle vertebre dorsali, e dall'altro tra di loro, ma non allo sterno. L'undicesima e dodicesima coppia sono formate dalle costole “vacanti”, o “fluttuanti”, che dal lato posteriore sono fissate all'undicesima e dodicesima dorsale e dal lato anteriore sono libere. 

Tre tipi di costole diverse quindi e tre diverse maniere di rispondere alle sollecitazioni dei muscoli respiratori.

Le prime sette coppie di costole avranno una minore possibilità di espansione in avanti ed orizzontalmente. 

L'ottava, nona e decima avranno una capacità maggiore. 

La undicesima e dodicesima saranno più libere di muoversi in tutte le direzioni. 

I muscoli che fanno muovere le costole in avanti in basso in alto e lateralmente sono i muscoli intercostali. Anche questi sono di tre tipi: interni, esterni e medi. 
Gli intercostali esterni sono quelli che allargando in avanti e lateralmente le costole portano ad immettere aria. 
Gli intercostali interni spingono invece in basso e in dentro provocando la espirazione. 

La sensibilizzazione del torace passa attraverso la capacità di percepire con sempre maggior delicatezza il movimento di espansione e contrazione provocato dai muscoli intercostali interni ed esterni. 

Una volta ottenuto un buon controllo si può cominciare a visualizzare, ad esempio, una sfera cerchio nella zona del petto (questo genere di esercizio va immediatamente interrotto se si avverte un'accelerazione del battito cardiaco o comunque una sua alterazione) .

1. Inspirando immagino che la sfera questo cerchio (sfera) centrale si espanda in tutte le direzioni. 

2. Espirando immagino che la zona delle spalle e delle scapole si allarghi lateralmente. 

Dopo 9-18...108 ripetizioni ci si ferma e ci si pone in ascolto.


SENSIBILIZZAZIONE DELLA COLONNA VERTEBRALE DAL SACRO ALL’OCCIPITE



L’obbiettivo dell’esercizio che proponiamo adesso è quello di arrivare a percepire il movimento naturale di ciascuna vertebra, dal sacro all'occipite, durante le fasi respiratorie.
Alla fine la sensazione sarà quella di “respirare con la spina dorsale”.

Prima di tutto visualizzo in sequenza:

1) L'occipite come una mezzaluna di gomma;
2) Le 7 cervicali, le 12 dorsali le 5 lombari come palline di gomma;
3) Il sacro come un triangolo di gomma diviso in cinque fasce orizzontali;
4) Il coccige come un tubo di gomma diviso in fasce orizzontali.

Visualizzo adesso dentro il tubo (coccige), il triangolo (sacro), le sfere di gomma (lombari, dorsali, cervicali) e la mezzaluna di gomma (occipite), un liquido blu o trasparente, denso come il mercurio del termometro.

Inspiro immaginando di comprimere il coccige ed espiro lasciando che il liquido si sparga nell'organismo.

Dopo 9, 18…108 cicli respiratori comincio a “respirare” con il sacro, comprimendolo durante la inspirazione e spargendo il liquido nell'organismo durante la espirazione

Ripeto la visualizzazione con tutti i gruppi di vertebre (lombari, dorsali, cervicali), fin quando, arrivato all'occipite visualizzerò l’intera colonna che si comprime durante la inspirazione. Espirando il liquido fuoriuscendo dalla mezzaluna (l’occipite) si spargerà nel cranio.

Quando avvertirò distintamente la sensazione del galleggiamento del cervello e/o una piacevole vibrazione sottopelle alle tempie, all'occipite e nella zona temporale, mi porrò “in ascolto”, avendo l’accortezza di sollevare leggermente il mento durante la inspirazione e di abbassarlo, con la conseguente estensione dei muscoli del collo e della nuca, durante la espirazione. 


EVENTUALI PROBLEMI LEGATI ALLA PRATICA

Gli esercizi di Ascolto Interiore e sensibilizzazione che abbiamo descritto sono tecniche di “Alchimia Interiore”.

Nonostante l’apparente semplicità di esecuzione si tratta di tecniche potenti che possono avere, nel caso di inadeguata preparazione o di blocchi psicofisici, effetti non piacevoli.

Analizziamo adesso alcuni dei sintomi che possono presentarsi:

- Se provo dolore o pesantezza al petto devo alzarmi, se sono seduto, scuotere delicatamente le membra, massaggiarsi le mani e la faccia e dedicarmi ad una moderata attività fisica.

- Il dolore e/o la pesantezza al torace e alle spalle dipendono di solito dall'errata postura assunta durante la pratica.

- Mal di testa invece, potrebbe significare che un blocco al collo o alla nuca sta per "sciogliersi".
Se così fosse -se c'è la necessità di sbloccare il collo o la nuca - occorre fare molta attenzione.

Un blocco psicofisico che comincia a sciogliersi è come un buco in una diga:
All'inizio tende ad allargarsi lentamente, poi improvvisamente l'acqua spezza le barriere e sommerge le terre circostanti.

In altri termini si potrebbe verificare un notevole aumento del flusso sanguigno al cervello. 

Se si avverte mal di testa, dolore alle vertebre cervicali o sensazione di pesantezza agli occhi si deve interrompere la pratica, cambiare posizione e massaggiarsi dolcemente la nuca, poi la schiena e, magari con un panno morbido, l'osso sacro e il coccige. 

Una leggera, sopportabile sensazione di nausea, nei primi di tempi di pratica degli esercizi sull'energia sottile è invece, a volte, un sintomo positivo: potrebbe significare che il diaframma toracico sta per rilassarsi. 

Se si riesce a superare questo stato senza cambiare posizione e senza contrarre i muscoli dell'addome e del torace, potremmo sperimentare un fenomeno singolare: il rilassamento totale e improvviso del diaframma.

La sensazione sarà quella di un pallone aerostatico che si sgonfia improvvisamente, o di un paracadute che si affloscia a terra. Si avrà la sensazione di essere più grassi e meno tonici. 

Dobbiamo resistere alla voglia di contrarre gli addominali e di tendere in alto costole, torace, spalle. Così facendo finiremo per scoprire la nostra autentica capacità respiratoria e il nostro naturale ritmo respiratorio.

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