giovedì 16 aprile 2020

ANIMA E CORPO - Appunti di Advaita Vedānta (2006)



Per la filosofia indiana  un fenomeno per essere considerato reale, degno di indagine, deve essere caratterizzato da tre "qualità":

1)    अस्ति asti (Atto dell’esistere, Lui/Esso/Lei è).
2)    भाति bhāti (Luce propria, Luce interiore, “effulgenza").
3)     प्रिय priya (Piacevole, amabile, amato, desiderato, voluto).

Priya sta ad indicare la necessità di un fenomeno.
Un oggetto esiste perché vi è necessità della sua esistenza, e la necessità è la possibilità di goderne.
La Luce interiore, la Necessità e l'Essere di un fenomeno devono essere oggettivi.
Una teiera “è” una teiera: c'è (asti) (ne ho una davanti in questo momento) ed è stata costruita in base ad un precisa idea (bhāti) che emerge dalla sostanziale identità tra forma e funzione.
Se qualcuno affermasse che la teiera che ho davanti è un cappello lo si prenderebbe per un pazzo.
Certo, si può dire che non c'è una necessità assoluta dell'esistenza di una teiera. Si potrebbe vivere anche senza bere il tè  . Si potrebbe preparare il tè   anche se non ci fosse la teiera.
La teiera non è un archetipo, non è un'Idea con la “I” maiuscola: è una proiezione/evoluzione della tazza.

La tazza è un contenitore ovvero qualcosa che delimita una porzione di vuoto.

Nel momento in cui si concepisce e si "crea" una tazza (o un bicchiere) il vuoto (lo Spazio) da essa delimitato comincia ad apparire diverso dal vuoto non delimitato dalla tazza.
 Il vuoto delimitato dalla tazza sarà diverso, ad esempio, dal vuoto delimitato dai muri di una stanza.
Anche se sembra sciocco, riflettere su questo genere di discriminazione (tra il vuoto della tazza e il vuoto della stanza ad esempio) può portare a risultati assai interessanti.
L'intera manifestazione altro non è che la diversificazione apparente di porzioni più o meno grandi di vuoto (Spazio) delimitate in maniera diversa.
La teiera è una proiezione/evoluzione della tazza.
La tazza, a sua volta è una proiezione/evoluzione della mano umana.
Se esaminiamo la mano, nell'atto di "prendere" dell'acqua, si potrà arrivare alla conclusione che è, a sua volta, una proiezione di una delle cinque azioni che il corpo può compiere: l'azione di afferrare.
Afferrare, muoversi, parlare (esprimere), defecare, generare sono, secondo lo Yoga, le cinque azioni fondamentali che il corpo umano può compiere.
La mano è la proiezione del- l'idea "afferrare".
Il piede è la proiezione dell'idea "muoversi".
La bocca è la proiezione dell'idea "parlare".
L'ano è la proiezione dell'idea "defecare".
L'organo sessuale è la proiezione dell'idea "generare".
Tutte le azioni e i gesti che può compiere il corpo umano sono a loro volta delle proiezioni/evoluzioni di queste cinque azioni principali.
Queste cinque azioni, a loro volta sono una evoluzione/proiezione dell'azione "primaria": respirare.
Respirare è un modo di comunicare con lo Spazio:

-         Se respiro io immetto lo spazio esterno nell'interno del corpo.
-         Se espiro immetto lo spazio interno all'esterno del corpo.

Lo spazio in realtà non differisce affatto, la sua natura rimane identica sia quando è contenuto dal corpo che quando è esterno al corpo.

Ciò che immetto ed emetto insieme allo Spazio sarà Aria. 
Senza aria l'essere umano non può vivere.
E' ovvio.
Se non può vivere non può nemmeno afferrare, muoversi, mangiare, defecare, procreare.
Quindi l'azione originaria dell’essere umano è il respirare. Un'azione che non dipende dalla volontà dell'individuo.

Arlecchino, in un celebre canovaccio della Commedia dell'Arte, cerca di uccidersi tappandosi naso e bocca, ma l'aria comincia ad uscire dall'ano (!!!) e lui per la sorpresa apre bocca e naso e ricomincia a respirare suo malgrado.

Il processo della respirazione necessita di un interno e di uno esterno.
Ci sarà qualcosa "dentro" che si riempie e si svuota ritmicamente.
Se non ci fosse l'alternanza (il ritmo) esterno-interno l'essere umano non potrebbe esistere.
Se si soffia aria in un palloncino senza mai fermarsi alla fine scoppierà.
La inspirazione senza pause e senza espirazione porta alla distruzione.
D'altra parte un palloncino sgonfio non potrà cedere all'ambiente esterno neppure un nano grammo di Aria.

L'Aria senza ritmo, non è in grado, da sola, di assicurare l'esistenza del corpo umano.
Quindi il processo della respirazione è relativo al ritmo.
Ma il ritmo cos'è?

Per la teoria musicale il ritmo è differenza di accenti.
Il pendolo ad esempio farà Tic-Toc. Il Toc è l'accento forte, il Tic l'accento debole.
Un valzer (3/4) sarà TOC TIC TIC.
Se si prende un corda tesa e la si fa vibrare, rispetto all'asse originario, andrà una volta su ed una volta giù.
La vibrazione consiste nel movimento oscillatorio della corda in alto ed in basso. 
La percezione del ritmo consiste nel porre l'attenzione su uno o l'altro dei movimenti della corda.
Il “tempo musicale” consiste invece nella percezione di certe frequenze medio-basse (prendendo come riferimento il battito cardiaco come 1, ovvero 60 battiti al minuto).
La percezione della melodia a sua volta consiste nel porre l'attenzione su questa o quella vibrazione medio-alta.

La natura fondamentale di ritmo, tempo e melodia (intesa come sequenza di note musicali) sarà la medesima: la Vibrazione.
Il ritmo è vibrazione e la vibrazione è la radice del Suono. La respirazione in definitiva è relativa al suono.
Il ritmo, nel caso specifico sarà la percezione della diversa qualità sonora di "esterno ed interno".
Senza discriminare tra spazio esterno e spazio interno non ci sarebbe neppure il concetto di respirazione.
Non ci sarebbe neppure il concetto della vita dell'essere umano. Solo discriminando tra interno ed esterno lo spazio della teiera potrà essere riempito di tè  , così come lo spazio interno del corpo umano potrà essere riempito non solo di Aria, ma anche di coscienza.
In realtà la differenza tra lo spazio interno ed esterno alla teiera e la differenza tra spazio interno ed esterno al corpo umano, saranno solo "apparenti".
Per cogliere la differenza ci sarò bisogno di una Volontà.
Se voglio preparare il tè   ad esempio, sarò io a riempire la teiera.
 Ma chi riempie di coscienza/individualità la "teiera" corpo umano?
Io no di certo. Se fosse il piccolo Io empirico a farlo sarebbe come pretendere che il tè   decida da solo di infilarsi nella teiera, cosa assai improbabile.
Esistono vari tipi di tè  , bianco, nero, verde, giallo, rosso, così come esistono vari tipi di individualità umana. S
Se la necessità di un fenomeno è la sua "piacevolezza", Priya, viene da chiedersi quale piacere un ipotetico Creatore potrà provare nell'immettere nelle teiere/corpi umani, individualità così lontane tra loro come, ad esempio Hitler e San Francesco.
Possibile che vi sia "necessità" di entrambi, nella manifestazione?
Anzi, possibile che il Creatore abbia una qualche necessità di immettere delle anime (tè  ) nei corpi umani(teiere)?
ईश्वर īśvara, il Signore, sta all'universo come il जीव jīva (l’anima individuale) sta all'essere umano.
Essendo causa della manifestazione l’esistenza del Signore/demiurgo sarà subordinata all'effetto, ovvero alla manifestazione stessa.
Anche se può sembrare strano, dal punto di vista meramente logico se non ci fosse la manifestazione non ci sarebbe la necessità di īśvara che ne è la causa.
Così se non ci fosse il corpo umano non vi sarebbe la necessità dell’anima, il jīva.
 Īśvara causa della manifestazione e jīva causa dell'individualità secondo l’Advaita Vedānta NON esisterebbero se non ci fossero la manifestazione e l’individuo.
Se non esistesse l’essere umano non esisterebbe il Dio Creatore. Se non ci fosse il corpo non esisterebbe l’anima

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