giovedì 18 giugno 2020

GINNASTICA YOGA - "L'ATLETA FILOSOFO" DI PITAGORA E PLATONE




 "Chi fonde nel modo migliore Musica e Ginnastica è il più perfetto esperto di  Armonia"
Platone, Repubblica, Libro III.


La definizione “Ginnastica Yoga”, introdotta recentemente in Italia per indicare ciò che potremmo definire “Yoga Fisico”[1], è l’istituzione delle “Yoghiadi” – competizione nazionale per yogin - ha generato in molti praticanti e insegnanti di Yoga, malumori, polemiche e aspri dibattiti.

Il motivo di queste reazione, in alcuni casi esagerata, è da ricercarsi nel significato che la parola ginnastica ha assunto nella nostra società, ovvero quello di una serie di esercizi finalizzati alla salute (ginnastica medica e posturale) e alla bellezza del corpo (ginnastica callistenica, fitness ecc.). In senso lato si usa ginnastica nel senso generico di allenamento (“gli scacchi sono una ginnastica per la mente”), ma di solito è sinonimo di un esercizio privo di qualsiasi valore artistico e spirituale.

Nell'ambiente dello Yoga e della danza il termine ginnastica ha spesso una valenza negativa e indica qualcosa di grossolano, materiale, rozzo. Se un insegnante di Yoga dice ad un allievo: - “Non stai facendo Yoga, stai facendo ginnastica!” - vuole metterlo in guardia contro una tendenza a ricercare la bellezza esteriore di un movimento o la perfezione di una forma, anziché concentrarsi sui moti del proprio animo e sull'osservazione dei propri pensieri, del respiro o della, cosiddetta, “circolazione dell’energie sottili”.

Se un maestro di danza dice all'allievo: - “non stai danzando, stai facendo ginnastica” – vuole, a sua volta, metterlo in guardia contro la tendenza alla “meccanicizzazione” del gesto, che risulta privo di quella capacità di emozionare lo spettatore che contraddistingue l’Arte con la “A” maiuscola.

In tutti e due i casi la parola ginnastica viene usata nel senso di “gesto meccanico non collegato all'interiorità dell’individuo”. 

Si potrebbe obbiettare affermando, per esempio, che l’espressività, l’armonia e la bellezza delle evoluzioni delle atlete della ginnastica ritmica non hanno niente da invidiare alle evoluzioni dei danzatori, e che la loro capacità di concentrazione lascia trasparire un enorme lavoro interiore, ma ormai, per molti yogin e danzatori, ginnastica è divenuto sinonimo di grossolano e meccanico e, in alcuni, si è sviluppata la convinzione che un ginnasta o un atleta siano meno evoluti spiritualmente di uno yogin o di un danzatore.

Per quanto riguarda lo Sport ai nostri giorni, negli ambienti artistici e filosofici, è inteso soprattutto come competizione sfrenata, vana ricerca del successo ed esaltazione dell’Ego.

-         - Come si può” – affermano i detrattori della ginnastica Yoga - “conciliare la ricerca spirituale con l’esaltazione dell’Ego?”

Se si osservano alcuni eccessi dello Sport professionistico non possiamo che ritenere tale argomentazione più che valida: in un ambiente dove – in apparenza – l’importante è vincere ad ogni costo non c’è posto per lo Yoga.

Come si potrebbero mettere d’accordo la “ricerca del Sé”, “l’annichilimento dell’Ego”, “la non violenza”, “la sincerità” - satya – con l’imbroglio, il raggiro, l’uso del doping e l’istigazione alla violenza – “ammazzalo!” urlano i tifosi di calcio al difensore che rincorre il centravanti avversario – che emergono troppo spesso nelle competizioni agonistiche?

Il discorso non fa una piega,  peccato che nasca da presupposti errati, da fraintendimenti sul vero significato sia degli insegnamenti originari dello yoga sia dei concetti originari di ginnastica e di competizione agonistica.

Nell'antica India e nell'antica Grecia la speculazione filosofica e la ricerca spirituale andavano di pari passo con la ricerca dell’armonia e della bellezza fisica e con la competizione e, anche se può sembrare strano ai nostri giorni, i più grandi yogin e filosofi erano anche grandi atleti. Se sono già note da tempo – vedi “Storia Segreta dello Yoga”(https://www.amazon.it/gp/product/1697366651/ref=dbs_a_def_rwt_hsch_vapi_tu00_p1_i1) - l’importanza della competizione sportiva in India e le performance atletiche e guerresche degli yogin, poco si parla, ai nostri giorni, dell’amore per lo sport di personaggi come Pitagora o Platone.

Pitagora, che la maggior parte di noi reputa vicino al lavoro del corpo come il diavolo all'acqua santa, è stato il primo a impostare l’allenamento degli atleti in modo scientifico.

Fu lui a preparare il suo discepolo Eurimene di Samo ai giochi della 62esima olimpiade, che si svolsero nel 532 a.C.

Pitagora cambiò la sua alimentazione – fino ad allora gli atleti seguivano una dieta a base di fichi e formaggio – aumentando l’apporto giornaliero di proteine animali, e fu lui a insegnargli, da vero coach, a moderare l’aggressività per realizzare che si gareggia e combatte per esercizio fisico e per guadagnare esperienza, e non per ottenere la vittoria[2].

Eurimene di Samo - un’isola greca del mar Egeo - nonostante la bassa statura, sbaragliò gli avversari e vinse il titolo nella disciplina del Pugilato.

Cinquantasei anni prima, nel 588 a.C., aveva conquistato il titolo olimpico un altro pugile di Samo, Pitagora.

Molti studiosi pensano ad un bizzarro caso di omonimia - due abitanti di Samo, coetanei, entrambi rispondenti al nome di Pitagora che sarebbero passati alla storia per motivi diversi – ma secondo un testo perduto di Eratostene da Cirene – citato dal filosofo Favorino di Arles nell’VIII libro della sua “Storia Universale” – il Pitagora filosofo e il Pitagora pugile che strabiliò le folle nella 48esima Olimpiade sono la stessa persona.

A quanto racconta Eratostene il giovane Pitagora dopo essersi allenato per sedici mesi - durante i quali avrebbe ideato nuove tecniche di combattimento – si presentò ad Olimpia con una lunga tunica color porpora e i lunghi capelli sciolti sulle spalle per partecipare alle competizioni per fanciulli – aveva meno di quindici anni - ma fu escluso perché considerato effemminato.

Pitagora si iscrisse allora nella categoria adulti e stravinse tutti gli incontri passando alla storia come il più giovane campione olimpico dell’antichità.


Lo sport, nella vita di Pitagora e della scuola che fondò a Crotone nel 530 a.C., svolge un ruolo fondamentale.

La fama ottenuta con l’incredibile vittoria olimpica del 588 a.C. gli spianò infatti la strada del successo, permettendogli di accedere ai salotti - diremmo oggi - della ricca nobiltà dell'epoca.

Teano, la bella e giovane figlia di un notabile crotonese, si innamorò follemente della sua eloquenza e della sua folta capigliatura.

I due si sposarono ed ebbero tre figli, tra cui Muia (a volte traslitterata come Miia o Mia), maestra di canto, filosofa – Aristosseno di Taranto (IV secolo a.C.) la mette nell’elenco delle diciassette “illustri donne pitagoriche” – e, pare, donna bellissima e affascinate.

Muia fu data in sposa ad uno dei più assidui allevi di Pitagora, Milone, il più grande atleta dell’antichità.

Paragonato ad Ercole per la forza e l’aspetto, Milone fu capace di sei vittorie consecutive ai Giochi Olimpici, sei ai “Giochi Pitici”, dieci ai “Giochi istmici” e nove ai “Giochi Nemei”.

La sua specialità era l’Orthopale, uno stile di lotta simile al “Malla-yuddha” indiano, caratterizzato da prese, calci volanti, colpi di gomito e di ginocchio.

Probabile che anche Milone, come il pugile Eurimene di Samo, abbia fatto tesoro degli insegnamenti del suocero, così come sembra probabile che fosse allievo di Pitagora un altro campione crotonese, Timasiteo, pugile e lottatore, che nella finale di Orthopale dell’olimpiade del 512 anziché combattere contro l’ormai cinquantenne Milone si inginocchiò davanti a lui in segno di rispetto, in perfetto stile pitagorico: “Non si lotta per la vittoria, fonte di invidia e meschinità, ma per esercizio e per l’esperienza dell’anima. L’onore e il rispetto sono più importanti del successo”.



Per ciò che riguarda il rapporto di Platone con lo Sport, basterebbe dire che, a detta, di Diogene Laerzio[3], in virtù dell’appartenenza all’aristocrazia ateniese fu istruito all’arte della ginnastica dai migliori istruttori della sua epoca e che l’appellativo “Platone”, gli fu assegnato dal suo coach di Lotta libera, Aristone di Argos.

Aristocle – questo era il vero nome dell’allievo di Socrate – praticò la lotta e la ginnastica per tutta la vita.

Partecipò anche, senza vincere, ai “Giochi Istimici” la manifestazione sportiva più importante dell’antichità dopo le Olimpiadi, e nella “Repubblica, Libro III” tesse l’elogio della ginnastica e delle arti marziali (“ginnastica per la guerra”):

“La musica trova il suo compimento nell’amore del bello […].

Dopo la musica i giovani vanno educati alla ginnastica. […] [alla quale] devono essere educati sin da fanciulli, e per tutta la vita […].

E la migliore ginnastica sarà in un certo qual modo sorella della musica semplice […] voglio dire una ginnastica semplice ed equilibrata, soprattutto quella che prepara alla guerra.

La ginnastica quindi, per Platone è sorella della musica – intesa, crediamo, in senso pitagorico, quale arte per innalzare lo spirito e comprendere le leggi universali – e come la musica deve essere praticata seguendo i principi di semplicità, equilibrio e temperanza.

[…] La varietà produce […] la sfrenatezza, in questo caso la malattia, mentre la semplicità genera nella musica la temperanza dell’anima, nella ginnastica la sanità del corpo […] 

E il musicista che pratica la ginnastica [seguendo il principio di semplicità della musica…] giungerà, se lo vuole, a non aver bisogno della medicina […]. 

Coloro che stabiliscono di educare con la musica e con la ginnastica non lo fanno per curare con l’una il corpo e con l’altra l’anima [ma] le pongono entrambe al servizio dell’anima”

Per Platone Musica e Ginnastica sono doni divini, arti complementari finalizzate allo sviluppo spirituale, e nel passo successivo chiarisce, che la pratica della musica – da intendere secondo noi anche come pratiche filosofiche – disgiunta dal lavoro sul corpo porta alla “mollezza” così come una pratica fisica non sostenuta dalla ricerca dell’armonia e dell’equilibrio, porta alla rigidità e alla rozzezza:

“Coloro che si dedicano [solo] alla ginnastica riescono più rozzi del dovuto, coloro che invece praticano solo la musica diventano troppo molli.[…] 

La divinità ha concesso agli uomini due arti, la musica e la ginnastica per questi due elementi: l’animosità [intesa come la capacità del guerriero di riempirsi di orgoglio e ardore] e la filosofia e, solo in via accessoria per l’anima e il corpo, proprio allo scopo che quegli elementi si armonizzassero tra loro, tendendosi e allentandosi alla giusta misura.[…] 

Chi dunque fonde nel modo migliore musica e ginnastica e le applica all’anima nel modo più equilibrato[…] è il più perfetto esperto di musica e di armonia, molto più di chi accorda uno strumento.”

Già, "Chi fonde nel modo migliore Musica e Ginnastica è il più perfetto esperto di Musica e Armonia”.

Se sostituissimo la parola musica con “Arte delle Vibrazioni” – l’insieme delle tecniche che definiamo mantra e meditazione – e “perfetto esperto di armonia” con realizzato, non avremmo una definizione esaustiva di Yoga?




[1] Vedi “Storia Segreta dello Yoga”:
In genere, banalizzando un po’, possiamo individuare quattro tipi di Yoga:
1)       Uno Yoga fisico, basato principalmente su posture statiche, sequenze coreografiche ed esercizi respiratori (HaṭhaYoga, Vinyāsa Yoga, Ashtanga Yoga ecc.);
2)       Uno Yoga intellettuale, basato su un tipo di speculazione simile, nelle modalità, a quella proposta in occidente dalla filosofia platonica, dalla teologia cristiana e dalla filosofia tedesca del XIX secolo (Jñāna Yoga);
3)       Uno Yoga religioso o devozionale che si propone di entrare in contatto o addirittura immedesimarsi con una particolare forma della divinità (Śiva, Viṣṇu, Kṛṣṇa…) e riprende, almeno in parte, forme e contenuti della religione cristiana e delle moderne correnti spirituali nate con la New Age (Bhakti Yoga e Karma Yoga);
4)       Uno Yoga “psicologico” che utilizza tecniche e modalità assai simili a quelle utilizzate dalle moderne scuole occidentali di derivazione freudiana o junghiana (New Gestalt, costellazioni familiari, PNL ecc.) o dalle moderne interpretazioni degli insegnamenti buddhisti (Mindfulness).”

[2] Cristoph Riedweg, Pitagora, vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero 2007.
[3] “Vita di Platone, IV”

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