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LE IMPRESSIONI MENTALI


 


Nel primo sermone di Buddha, Dhammacakkappavattanavagga (SN 56:11) si legge:

[…] sakhittena pañcupādānakkhandhā dukkha.

Che potremmo così tradurre:

In breve, la sofferenza nasce dall’attaccamento ai cinque aggregati[1].

I cinque aggregati”, skandha in sanscrito e kandha in pāli, sono:

1.      Rūpa, in pāli rūpa (forma);

2.      Vedanā, in pāli vedanā (sensazione/consapevolezza della sensazione);

3.      Sajñā, in pāli saññā  (Percezione/nome/cognizione/ capacità di afferrare le caratteristiche distintive);

4.      Saskāra, in pāli sakhāra (conformazione/contenuti psichici);

5.      Vijñāna, in pāli viññāa (coscienza).

Il primo skandha (kandha) è rūpa che traduciamo con forma, ma occorre fare attenzione a non confonderlo con rūpa inteso come insieme degli oggetti di percezione.

Rūpa, per Buddha, è tutto ciò che, essendo formato dai cinque mahā bhūta (i quattro “grandi elementi”, Terra, Acqua, Fuoco e Aria più lo Spazio che li limita) può essere percepito dai sei sensi, ovvero vista, udito, olfatto, gusto, tatto e mente.

In pratica tutto ciò che è materia ed energia ed è percepibile dai sensi è rūpa.

Quando invece si parla di rūpa skandha (rūpakkhandha), si intende una specie di deposito o serbatoio (skandha significa propriamente “mucchio”, “aggregato”), una specie di gigantesco archivio di “impressioni mentali”.

Per creare un’impressione mentale non è sufficiente, infatti, che un’oggetto o un fenomeno vengano percepiti ma devono essere, per così dire, attenzionati: se ad esempio passa un aereo mentre sono assorto nella contemplazione di un tramonto, nonostante l’aereo vengo percepito dalle mie orecchie e dai miei occhi, non entrerà nel Rūpa skandha.

Rūpa skandha (rūpakkhandha) non è quindi qualcosa di materiale, ma è una specie di gigantesco archivio contenente:

1.       Le impressioni mentali di qualcosa che si è sperimentato nel passato (in pāli atita rūpa);

2.       Le impressioni mentali di qualcosa che ci si aspetta di sperimentare in futuro (in pāli anāgata rūpa);

3.       Le impressioni mentali di qualcosa che si sta sperimentando (in pāli paccuppanna rūpa)[2].

Gli atita rūpa sono impressioni relative ad oggetti percepiti nel passato di questa vita o, per chi crede alla reincarnazione, nelle vite precedenti; per cui non sono rūpa fisici, «sono solo ricordi di rūpa esistiti nel passato»[3]; per fare un esempio i miei nonni morti quando ero un bambino sono ancora presenti nella mia mente, ma di fatto, fino a prova contraria, non esistono più.

Se gli atita rūpa sono impressioni di oggetti di percezione che “sono esistiti”, gli anāgata rūpa sono impressioni mentali «che non comportano neppure un vero rūpa»[4]; per fare un esempio io posso immaginare la forma, le dimensioni e il colore di un’auto che vorrei acquistare in futuro, ma che non esiste e potrebbe non esistere mai.

I paccuppanna rūpa, infine, sono effettivamente i rūpa percepiti nel momento presente, ma «vanno a rientrare nella categoria degli atita rūpa in una frazione di secondo»[5], giacché l’impressione mentale è sempre successiva alla percezione.



[1] Alcuni propongono di tradurre upādāna con “tendenza a stare vicino”, e questo potrebbe portarci a intendere “l’attaccamento” in maniera diversa dalla maggior parte delle interpretazioni. Vedi: https://puredhamma.net/key-dhamma-concepts/five-aggregates-pancakkhandha/panca-upadanakkhandha-introduction/

[2] Vedi: https://puredhamma.net/key-dhamma-concepts/five-aggregates-pancakkhandha/difference-between-physical-rupa-and-rupakkhandha/

[3] Vedi: https://puredhamma.net/key-dhamma-concepts/five-aggregates-pancakkhandha/difference-between-physical-rupa-and-rupakkhandha/

[4] Vedi: https://puredhamma.net/key-dhamma-concepts/five-aggregates-pancakkhandha/difference-between-physical-rupa-and-rupakkhandha/

[5] Vedi: https://puredhamma.net/key-dhamma-concepts/five-aggregates-pancakkhandha/difference-between-physical-rupa-and-rupakkhandha/

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