lunedì 15 aprile 2019

LO YOGA, L'AUTO-STIMA E IL MITO DEL 10%



Il potere delle parole mi ha sempre affascinato, ne basta una, pronunciata in un certo modo,in un determinato momento per cambiare la vita di una persona, di una famiglia o di una nazione.
Pura magia.
A volte per determinare il corso della storia basta la sua assenza.
Ricordo ad esempio uno studio, di Noam Chomsky sulla lingua cinese all'epoca dei mandarini.
Pare che contadini e allevatori, tartassati dai nobili e umiliati dalle loro angherie,  se la passassero assai male in quei tempi, ma, stranamente, nelle cronache non c'è traccia di disordini e tentativi di rivolte.
La spiegazione, secondo Chomsky, era da ricercarsi nell'assenza di una parola che significasse "ribellarsi contro l'ordine costituito". I contadini stavano male, sapevano che la colpa era dei loro governanti, ma non avevano gli strumenti linguistici per esprimere il loro dissenso e,quindi,per trasformarlo in azione.
I napoletani ai tempi di Masaniello potevano dire -"Stiamo male! La colpa è dei Borboni! Ribelliamoci!"- e scendevano in piazza.
-"Stiamo male"-dicevano i francesi ai tempi di Marat -"La colpa è del Re! Ribelliamoci"-e facevano la Rivoluzione.
I cinesi  no.
Dicevano -"Stiamo male! La colpa è dei mandarini!"- e la cosa finiva lì.

Pure la parola Rivoluzione è interessante. I francesi fanno la Rivoluzione per liberarsi dal Re  e creare la Repubblica e dopo pochi anni si ritrovano con un imperatore più dispotico dei monarchi precedenti.
Sorprendente per chi studia la Storia, normale per chi crede alla magia delle parole.

Vediamo che dice la Treccani:
rivoluzióne s. f. [dal lat. tardo revolutio -onis «rivolgimento, ritorno», der. di revolvĕre: v. rivolgere]. – 1. Nell’uso scient., per un corpo in movimento intorno a un altro corpo, lo stesso che giro completo, e anche il relativo moto, più propriam. detto moto di r.; in senso meno proprio è usato come sinon. di rotazione (di un corpo intorno a un asse). In partic.: a.In geometria, superficie o solido di r., lo stesso che superficie o solido di rotazione. b. In astronomia, moto di r. (o, talvolta, semplicem. rivoluzione), il moto di un corpo celeste (pianeta, satellite, compagno di una stella doppia) intorno al suo centro di gravitazione (Sole, pianeta centrale, astro principale).

Già...Rivoluzione è l'atto di "ruotare intorno ad un asse fino a tornare al punto di partenza".
Per secoli si è usata (e si usa tutt'ora) la parola Rivoluzione  nel senso di "cambiamento improvviso", "rovesciamento dei valori", "trasformazione radicale" , ma ciò che significa veramente è "muoversi per tornare al punto di partenza.
Pensate alla rivoluzione sessuale, all'amore libero e ai reggiseni bruciati nei favolosi anni '60.
Oggi sui network ti censurano anche i quadri di Giorgione e Caravaggio, e se posti l'immagine della tua fidanzata al mare, in topless ti sospendono l'account Facebook!

Sembra quasi che le parole abbiano un potere che esula dall'uso che se ne fa: hai voglia a cambiarne il significato! Prima o poi la magia nascosta nel suono originario si farà viva, con furia distruttrice a volte, con arguzia e ironia altre.

Chissà che accadrà con "Empatia" ad esempio.
Al giorno d'oggi si usa spesso come sinonimo di "Compassione". Chi è "empatico", oggi è uno che sente le emozioni degli altri, si infila nei loro panni e li comprende.
Chi non è "empatico" è un insensibile, ai limiti della crudeltà.
Insegnare Yoga o fare il terapeuta per un "non empatico" è praticamente impossibile.
Ma quale sarà il vero significato della parola?
Surprise!
In origine con Empatia si indica  una tecnica teatrale, basata sulla capacità dell'attore di far insorgere stati emotivi apparentemente immotivati negli spettatori, grazie a particolari atteggiamenti e toni della voce.
Insomma, si tratta di una tecnica di manipolazione. 

Non so se notate la sottile differenza: un tempo  era definito empatico chi, per un proprio fine, creava intenzionalmente pianti, risa o rabbia negli altri.

Oggi l'empatico è chi patisce per le pene altrui e per le gioie altrui si rallegra.

L'antica arte dell'empatéia (εμπαθεία) insegnava al cantore greco, a far risuonare assieme a quelle della lira, le corde emotive dello spettatore.
Perché, se ascolto la storia di Achille che piange sul cadavere di Patroclo mi commuovo (a volte)?
Di Achille, a dire il vero non m'importa un bel fico secco, non l'ho mai conosciuto, non sono mai stato innamorato di un guerriero acheo, né sono mai stato a Troia a fare a sassate e spadate per vendicare l'onore di un marito tradito.
Le lacrime non sono prodotte dal ricordo di una mia esperienza, ma da una serie artifizi tecnici studiati a tavolino.



In teatro il pubblico sa che l'attore mente, nella vita sociale no.

Che accadrebbe se, come accaduto con "Rivoluzione", il potere nascosto nella parola Empatia decidesse di venire alla luce?

Sarebbe terribile! Le migliaia, forse milioni di empatici maestri, terapeuti, "facilitatori" e istruttori che affollano il variegato mondo delle discipline olistiche, guardandosi alle specchio,riconoscerebbero in se stessi dei cinici manipolatori.

Una catastrofe! la loro auto-stima avrebbe un down peggio della Borsa dopo l'Affaire Lehman Brothers.

Ah! Ecco. 
Auto-stima è un'altra parola assai usata nella nostra società.
Vediamo che significa.
"Auto" ovviamente significa "da sé", "da soli", direte voi.
Sbagliato. Cerchiamo sul vocabolario:

auto, s.m. - "Atto, "azione teatrale in atto”; in un primo tempo di argomento biblico o agiografico ( autos viejos ), gli autos vennero poi precisandosi (secolo XVI) nella forma dell’ auto sacramental, a carattere allegorico-religioso, che si rappresentava a mezzogiorno, in piazza, e al quale assistevano tutti, dal sovrano al popolo minuto".


Anche qui siamo nel campo teatrale. In origine "Auto" indicava una rappresentazioni teatrale messa in scena dalla Chiesa e dalle classi dominanti.
Visto che per un periodo gli "auto" interpretati da preti e monaci, si contrapponevano agli spettacoli fatti dai teatranti professionisti (considerati miscredenti), la parola finì per indicare, nel linguaggio popolare le azioni di chi,per così dire, "se la canta e se la suona".

Passiamo a "stima".
Si legge nel  vocabolario Treccani:

stima s. f. [der. di stimare]. – 1. a. Valutazione del valore economico e monetario di un bene immobile o mobile (o anche, in rari casi, di un servizio): fare o far fare la s. di un fondo rustico, di un terreno fabbricativo, di una casa, o di un quadro, di un gioiello (o di una consulenza professionale, di una prestazione tecnica); ormai ant. la locuz. avv. senza stima, in modo inestimabile, enormemente: per la morte del padre ... senza s. rimase ricchissimo (Boccaccio). Con sign. più generico, valutazione monetaria di qualsiasi fatto che costituisca un aspetto o una conseguenza di carattere economico

Quindi, letteralmente, "Auto-stima" starebbe ad indicare la valutazione economica di un bene materiale fatta dal suo stesso proprietario, insomma,l'atto di "cantarsela e suonarsela" anche in materia economica.

In altre parole se devo vendere una casa non la faccio "stimare" dai consulenti della banca o da un architetto. decido io il valore di vendita.

Ai nostri tempi il termine "Auto-stima" si usa esclusivamente nel senso di valutare se stessi.
E per valutare se stessi esiste una formula precisa:
 "Si definisce Auto.stima il rapporto matematico tra un "Io ideale" e un "Io percepito".

Più l'Io percepito si avvicina all'Io ideale (o lo supera) e più sono felice (Io ideale/Io percepito = 1 o < 1)
Più si allontana più sono infelice (Io/ideale/Io percepito >1).

Non so se notate l'incongruenza: si applica una precisa formula matematica a fenomeni soggettivi e straordinariamente mutevoli, impossibili da misurare e verificare.

Come posso misurare il mio Io inteso come personalità, carattere, capacità di relazionarsi con lì'esterno, sensibilità...mi do dei voti?

E ammettendo di poterlo fare, che senso ha confrontarlo con un "Io ideale"?
L'Io ideale è sempre frutto della fantasia.
Anche se prendo a modello un personaggio realmente esistente,o esistito (Alessandro Magno, Marilyn Monroe, Ronaldo, Steve Jobs...) non potrò mai sapere quali sono le sue reali speranze, sogni, dinamiche mentali, emozioni...Non potrò mai sapere chi è in realtà.

Certo, se vado, ad esempio sul piano dello sport agonistico il discorso è diverso.
Misuro le prestazioni.
Se il mio Io Ideale corre i cento metri piani in 10" netti e io in 11", mi allenerò per essere più veloce e più mi avvicino ai 10" netti più sono soddisfatto.

Ma nella vita quotidiana che senso ha?
Eppure il concetto di "auto-stima" è entrato così profondamente nel nostro immaginario che il migliorare il rapporto Io ideale/io percepito è diventato quasi un imperativo morale.
Ci si è inventati un nuovo mestiere, quello del "motivatore", colui che mette in pratica delle tecniche di manipolazione (Empatéia?)per migliorare l'auto-stima di manager, sportivi e persone comuni.

Si organizzano, con titoli e modalità diverse, centinaia di corsi "per aumentare la propria autostima" e si passa un sacco di tempo a costruire  dei modelli da imitare, dei modelli di comportamento, delle persone ideali cui assomigliare.

Il concetto di auto-stima è entrato così profondamente nella nostra testa da farci dimenticare che è una roba che non esisteva fino al secolo scorso.
Lo consideriamo una verità ontologica, ma è una teoria moderna, elaborata dallo psicologo americano Williams James, presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895:



William James era persona assai influente, da una sua battuta nacque, negli anni '90 del XIX secolo, il mito del 10%, la balla cosmica per cui l'essere umano utilizzerebbe solo una minima percentuale delle proprie facoltà mentali.

Già, anche questa per la maggior parte delle persone è una verità ontologica: sul mito del 10% (o 20% secondo alcuni) si scrivono libri, si realizzano film e si creano nuove religioni e correnti filosofiche. 
Il successo di Scientology,ad esempio, dipende in gran parte, dalla convinzione che Dianetica, ideata da Ron Hubbard possa aumentare la percentuale di utilizzazione delle capacità cerebrali. Eppure si tratta di una balla, o di una battuta.
Quando era ricercatore dell'Università di Harvard William James ideò un "percorso formativo" (ovvero un sistema di addestramento) per il figlio di un suo collega, Boris Sidis, particolarmente portato per la matematica. Nel 1908, dopo aver verificato i progressi del bimbo prodigio affermò:

-"Stiamo facendo uso di solo una piccola parte delle nostre possibili risorse mentali e psicologiche"-

Le performance del ragazzino col tempo si assestarono su livelli di normalità (se non di mediocrità), ma la frase passò alla storia.

Nel 1936 un attore americano, Lowell Thomas, nello scrivere l'introduzione ad un manuale per venditori, "How to win friends and influence people" di Dale Carnegie, riprese la battuta di James e, per dargli autorevolezza scientifica, aggiunse l'affermazione sul 10% di cervello utilizzato.

Il libro divenne un Best Seller e la balla del 10% si trasformò in una "verità scientificamente dimostrata" per milioni di persone.

In realtà,lo ripeto, si tratta di una credenza, ma è stata ripetuta così spesso da personaggi autorevoli che è quasi impossibile sradicarla.

L'essere umano contemporaneo è sempre convinto di essere sottovalutato, di non essere apprezzato per ciò che veramente vale, di non utilizzare appieno le proprie capacità, per cui la balla del 10% arriva come il cacio sui maccheroni per ravvivare le speranze di successi strabilianti e far intravedere l'uscita dal tunnel della mediocrità che molti di noi credono di aver imboccato.

La sensazione di non vivere la vita, fantastica ovviamente, per la quale saremmo nati dipende in gran parte dal concetto di auto-stima, un'altra delle brillanti invenzioni di William James.

Praticamente, secondo la attuale, cattiva interpretazione delle teorie dei neuroscienziati di inizio '900, ciascuno di noi avrebbe la possibilità di giocare a calcio come Ronaldo, essere sexy come Marilyn Monroe, fare soldi come Steve Jobs e dipingere come Caravaggio.
E soprattutto sarebbe felice e soddisfatto per essersi infilato nei panni di Ronaldo, Marilyn, Steve Jobs o Caravaggio.
Ma chi l'ha detto che questi personaggi sono o sono stati felici e soddisfatti? che ne sappiamo dei moti profondi della loro anima?

Prima di James gli esseri umani, salvo eccezioni, pensavano a vivere e a far vivere la propria famiglia e la propria comunità, non a crearsi modelli di comportamento.

Leonardo da Vinci disegna bene sin da bambino. I genitori lo mandano a bottega perché sviluppi il suo talento e ne faccia una professione:

Non è che si sia messo a pensare a Giotto come ad un'io ideale ed abbia passato la vita a cercare di assomigliargli!

Ma veniamo al mondo dello Yoga.
Credo che occuparsi di Yoga (o di Zen, o di Taoismo) senza abbandonare i nostri pregiudizi culturali sia solo uno sterile esercizio della mente, un giochino per tenerci impegnati.

Affrontare la pratica  dello  Haṭhayoga o del Tai ji Quan, i testi di Shankara e Lao Tse o i discorsi di Shakyamuni con gli occhiali della psicologia moderna o della filosofia tedesca del XIX° secolo può essere divertente e gratificante, ma forse è inutile, o addirittura nocivo.

Come andare in montagna con le pinne e la muta da sub.

Non si possono, tradurre i termini sanscriti e cinesi riferiti, che so...,all'energia vitale con le parole di Freud o di Henry James, perché l'universo degli yogin e dei taoisti era "fisico".

Ahaṅkāra, ad esempio, il termine sanscrito che viene tradotto con "egotismo" o "individualità", per gli yogin è una realtà fisica, un organo, o parte di un organo, che ha la funzione di permettere la conoscenza della realtà: tutta la realtà racchiusa tra le vibrazioni A ed Ha, ovvero la prima e l'ultima sillaba dell'alfabeto sanscrito, rese visibili dal fuoco/luce (Ra) e ricondotte al cuore (Ka, primo petalo del cakra del cuore e prima consonante dell'alfabeto). 

L'universo dello Yoga e del Tao è vibrazione, le energie mentali, le emozioni, i sentimenti si muovono esattamente come le onde del mare, i raggi del sole o il vento d'estate.

Molti di noi si occupano di psicologia e credono di occuparsi di Yoga. 

Il che non è assolutamente un male, ci mancherebbe, i problemi nascono quando si confondono le due discipline.

Come se non bastasse di questi tempi si tende a chiamare "psicologia" un mucchio di roba pseudoscientifica, che sta Freud e Jung come la gassosa allo champagne.

Roba pericolosa, da affrontare con le scarpe rinforzate e i mutandoni della nonna...




Il concetto di individuo come persona umana è concetto moderno appartenente alla teologia, alla filosofia e alla giurisprudenza occidentali.

Nella nostra costituzione si parla chiaramente di sviluppo delle possibilità creative e produttive della persona umana.
L'uso dell'aggettivo qualitativo "umana" sta ad indicare la differenza che i legislatori riconoscevano tra Persona Umana e Persona Divina.

La Persona Umana è l'individuo, Paolo, Andrea, Roberta.

La Persona Divina è il Cristo.
Con il mutamento dell'organizzazione sociale, nel XVIII° secolo, la comunità è diventata "Società di Individui".

E' John Locke il primo a parlare compiutamente di Personal Identity e siamo nel 1694.






Prima di allora il concetto di individuo non esisteva.

Il Re non era un individuo, il Papa non era un individuo, e le famiglie erano organizzate in maniera diversa da oggi.

Possiamo intuirlo grazie alla sopravvivenza di alcune consuetudini:

io mi chiamo Paolo perché mio nonno si chiamava Paolo e suo nonno si chiamava Paolo.

Il sapere familiare si trasmetteva da nonno a nipote permettendo l'alternarsi di cicli di "conoscenza" rappresentati dalle generazioni.

Non c'era nessuna differenza tra i vari Paolo della famiglia.
Si trattava dello stesso "ente".

E' per questo, probabilmente, che nella bibbia i vari Matusalemme e Noè vivono per secoli e secoli.
Il nome rappresentava qualcosa di più dell'individuo, e durava ben oltre i 40-50 anni di vita media di allora.

Con il pensiero filosofico e teologico legato al passaggio dal regime feudale alla società borghese si è applicato al singolo elemento della comunità lo stesso principio che si applicava prima al Cristo o, nella Grecia presocratica, ad Orfeo.





Il Cristianesimo in occidente si basa sulla "Trinitarietà":

Gesù è Persona Umana.
Cristo è Persona Divina.
Dio è l'Assoluto.Allo stesso modo per gli orfici:

Orfeo era Persona Umana.
Dioniso era Persona Divina.
Zeus era l'Assoluto.

Per individuo o persona umana si intende oggi un essere razionale dotato di coscienza di sé e in possesso di una propria identità.
Una definizione non soddisfacente.
E se uno sviene e perde conoscenza (ovvero non è più cosciente) non è più una persona?
E se uno è scemo e non agisce razionalmente non è una persona?

Si è arrivati a definire l'individuo tramite un qualcosa di spirituale che lo anima e caratterizza al di là della dimostrazione di razionalità e coscienza di Sé.
Nella Filosofia Orientale non c'è niente del genere, o meglio c'è, ma è collegato ad una "alterazione percettiva" dovuta all'ignoranza. 

Per questo che non riusciamo a capire come mai per Patañjali (yoga sutra) अस्मिता asmitā (egotismo, individualità, egoismo) sia contemporaneamente indicata come causa di sofferenza (क्लेश kleśa) e come il più alto stato coscienziale raggiungibile con la pratica yogica, il samadhi sasmitā.

L'individualità, l'ego, nello yoga non esistono.

Le catene di insegnamento, i "lignaggi" sono la negazione dell'individualità:

L'identità individuale, per lo yoga, il taoismo o lo zen, è solo un costume di scena, una maschera di cartapesta che cela il volto della Persona.
Se non prendiamo coscienza della differenza tra ciò che "è" e ciò che è causato, in noi, dalle sovrapposizioni culturali difficilmente potremmo comprendere la portata degli insegnamenti di Shankara, Buddha o Lao Tse.

Ciò che ci sembra connaturato alla nostra stessa esistenza, come il concetto di identità individuale inalienabile, è spesso frutto di teorie psicologiche e di discussioni tra intellettuali.

Discussioni fatte tra menti acutissime, per carità, e teorie che hanno prodotto cambiamenti radicali nella società moderna, ma non si deve credere che questi concetti esposti da menti così raffinate, siano parte della nostra natura.

Il concetto di identità individuale, che ha condotto a notevoli progressi dal punto di vista sociale, ha finito per alimentare l'egotismo e la ricerca di piaceri e beni materiali.

La piccola volpe che si fa rincorrere e sbranare dai segugi per salvare la vita ai propri cuccioli non ha il senso dell'identità.
Segue la legge naturale.

Quanti sarebbero pronti a sacrificare la propria vita , oggi, per la propria famiglia o i propri figli? 
Chi lo fa viene chiamato o eroe o pazzo.
Un tempo era cosa naturale.

Il cercare di armonizzare una filosofia non duale come lo Yoga con il concetto di identità individuale è impresa improba.

Cerchiamo la realizzazione dell'ego e parliamo di realizzazione dell'Assoluto, finendo per confondere la soddisfazione dei nostri desideri, il nostro "sentirsi bene o a nostro agio", l'accrescersi della nostra "auto-stima" con il progresso (?) spirituale.

L'uso frequente della parola umiltà che si fa nelle sale conferenze, nei forum filosofici, nelle classi di yoga ne è la riprova.
Affermare -"Io sono umile"- o -"Tu devi essere più umile"- di vista dello yoga è una contraddizione in termini.

L'umiltà è una colorazione dell'ego.
Se Kashyapa si inginocchia di fronte alle parole di Buddha non lo fa per umiltà, lo fa perché si tratta di un naturale riconoscimento.

Sensei Akira Matsui, un attore di teatro Noh, diceva spesso che sapersi inginocchiare in seiza posando per tre volte la fronte a terra è cosa assai difficile per i praticanti non esperti.

Chissà...forse se imparassimo a inginocchiarci per benela nostra Autostima ne beneficerebbe...

Un sorriso, P.



mercoledì 10 aprile 2019

LO YOGA TRA ARTE E GINNASTICA




Trovo assai strane le polemiche che stanno montando attorno all'idea di organizzare delle gare di "Ginnastica Yoga", tra l'altro si tratta di polemiche che riguardano solo il movimento yogico italiano:in India si fanno da sempre (Sai Baba di Shirdi si è guadagnato da vivere facendo esibizioni e gare di Yoga per anni), in Argentina c'è una efficientissima "Federazione di Yoga Deportivo" e in Francia si svolgono regolari campionati di "Yoga Artistique" e "Yoga Artistique Rytmique" senza che nessuno gridi allo scandalo.

Alcuni miei colleghi italiani  parlano addirittura di "tradimento" o  di "mancanza di etica" (?).
Mi chiedo  il perché.
Forse dipende da una banalizzazione dell'insegnamento neoplatonico, con il concetto plotiniano di corpo inteso come grezza e sporca materialità opposto allo spirito puro e incontaminato.
Ma basterebbe far notare che lo Yoga per sua natura,è non duale e la scissione tra corpo e spirito o corpo e anima è una concezione dualista che non può far parte del sapere vedico e tantrico.
Per chi lavora per l'integrazione di Corpo, Parola e Mente attribuire alla mente più rilevanza del corpo fisico (tempio di Dio) secondo me è assurdo, ma temo che ci si sia dimenticati di una cosa fondamentale: lo Yoga è un Arte. 



Eh si! Lo Yoga è un'Arte. 
Come la Poesia, la Scultura, la Musica. 
il compito dell'Arte non è forse quello di elevare spiritualmente l'Essere Umano?
E avete mai sentito dei musicisti, degli scultori o dei poeti lamentarsi perché si organizzano concorsi e gare di Poesia, Scultura e Musica? Non credo.
Lo Yoga è Danza ed è sempre rappresentazione, della Vita (la Dea) e dell'Essere.


La Danza si basa sulla comprensione di Tempo, Ritmo e Melodia. 
Il Tempo stabilisce la durata della "rappresentazione": ogni Asana, ogni sequenza hanno un inizio, una fine e una storia da narrare. 
Il Ritmo rappresenta il numero dei singoli eventi: i gesti sono come amanti che si rincorrono, si abbracciano, si lasciano e si ritrovano. 
La Melodia, infine, sono le emozioni che nascono dai gesti e da cui i gesti insorgono. 
Un asana che non suscita emozioni non è Yoga, perché è solo dalle emozione che può nascere तपस् Tapas, l'Ardore.
Nell'Universo tutto è vibrazione.
Anche Tempo, Ritmo, Melodia sono  vibrazioni e se noi ne percepiamo la diversità dipende dal pensiero, dai sensi e dalle emozioni. 

Il fluire del tempo si percepisce con la mente, è un calcolo matematico, l'azione volontaria di chi segna il confine tra un prima e un dopo. 
Il ritmo va sentito con il tatto, con la pelle, con la pancia. 
La melodia risuona nel cuore. 
Quando si assume un asana si stabiliscono un inizio e una fine, ché l'asana è un rito. 
Come il teatro: si apre il sipario, attore e spettatore entrano in una dimensione altra, in uno "spazio", appunto, rituale.


Quando il sipario si chiude c'è un attimo di silenzio, di vuoto, poi le emozioni si sciolgono in applausi, sorrisi e inchini.
I gesti, il respiro (che pure è un gesto!) l'alternarsi di tensione e rilassamento che riempiono il tempo di un asana, sono il ritmo, la successione di eventi (क्रम krama) che scandisce il rito e lo racconta. 
Le emozioni che nascono nel cuore sono la melodia. Emozioni che possono apparire diverse per ciascuno di noi ma alla fine, il rito dello yoga porta sempre nello stesso luogo: la Città della Luce (र Ra) e dello Stupore (ल La).
Per trasformare la pratica in Opera d'Arte lo Yogin deve amalgamare Tempo-Ritmo-Melodia o meglio Pensiero-Sensazione-Emozione, con l'abilità di un alchimista.
Senza Alchimia non c'è Arte. 
Il Tapas, l'Ardore, è il fuoco degli alchimisti, l'acqua che arde l'Ego e lo dissolve. 
Mi chiedo spesso se, chi pratica o dice di praticare yoga abbia coscienza di cosa significhi dissolvere l'Ego. 
Un conto è dirlo, leggerlo e raccontarcelo, cosa diversa è osservare l'implacabile annichilirsi dei ricordi e dell'immaginazione.
L'Ego si ciba di nostalgia, rancori e speranze: vuoi vivere nell'eterno presente? Cogliere l'attimo? 
Bene! Sappi che non avrai più passato né futuro. 
Assieme alla paura della morte svanirà il sapore del primo bacio e con le smorfie orrende di nemici immaginari spariranno sorrisi e sguardi fino a ieri eterni.
Ne vale la pena?
Se si pratica yoga "veramente" prima o poi si affronta l'abisso, il deserto silenzioso che svuota il cuore.
Il Tempo è il signore della morte: sconfiggi il Tempo e vivrai in eterno, il vuoto invece, non ha padroni.
Ma se ci si arriva, al vuoto, "accade".
"Accade" punto.
Il cuore svuotato dai ricordi e dai sogni, svela se stesso, ed emozioni più antiche dell'uomo si fanno brace e scintille.
 Il fuoco sacrificale che ha divorato il piccolo io rinasce come काम kāma, l'Antico dei Tempi.
La Città della Luce è la sua Radianza, कमा kamā, in sanscrito. 




-"Se le stelle apparissero una volta ogni cento anni l'uomo conserverebbe il ricordo della città di Dio"- 
Non ricordo chi l'abbia scritto, ma è proprio una bella frase. 
Se il sole ci mostra il mondo senza pudore, è con discrezione che i ricami oro e argento delle stelle ci portano fuori dalle tempeste, e addolciscono il vuoto angosciante della notte. 
Troppo caldo il sole per fartelo amico, neppure puoi guardarlo negli occhi. 
Con le stelle è diverso: godi della loro danza, sempre nuova, le saluti prima dell'alba, come un Romeo sorpreso dal canto dell'allodola, e dopo il tramonto le ritrovi lì, appese al cielo.
La Città della Luce, l'Isola delle Gemme, la Città di Dio degli Yogin, sono proprio loro, le stelle.


Ovvio diranno alcuni, ma per me è una scoperta recente e casuale.
Nello Yoga molte posizioni hanno nomi di uccelli, Cigno, Pavone, Corvo, Gru, Aquila, Colomba...
Le affinità degli asana con la forma, le qualità o la valenza simbolica degli animali, in certi casi evidenti, in altri assai meno, sono da sempre oggetto di studi e ricerche e se ne è scritto di tutto e di più, ma nessuno, a quanto so, ha mai collegato asana e animali alla volta celeste.
Qualche mese fa  ho cercato su Google "Cigno, Pavone, Corvo, Gru, Aquila, Colomba" (avevo bisogno di mmagini per un video didattico di Hatha Yoga) ed è venuta fuori la Via Lattea.
Mi si è aperto un mondo: le sequenze e i miti sembrano rappresentare particolari asterismi e ogni asana corrisponde ad una costellazione o, a volte, come nel caso della Rana, ad una stella con particolari caratteristiche.
In alcuni casi, come per la postura della Colomba, kapotāsana, ogni giuntura corrisponde perfettamente ad una stella.
Troppo per essere una coincidenza.
-"L'intero universo è racchiuso nel cuore dell'Uomo"- dicono i Veda, e se lo dicessero non in senso figurato?




Tempo-Ritmo-Melodia... 
Iniziamo a "danzare" un asana: si ascolta il respiro, si sciolgono le articolazioni, ad una ad una, e si distendono i muscoli. 
L'ascolto interiore rallenta il pensiero ordinario, e piano piano si entra in una dimensione "altra" più rarefatta. 
Quando la posizione è perfetta si entra in risonanza con gli astri e ogni organo, ogni arto canta insieme ad una porzione di Cielo, la stessa che vedevano e cantavano i poeti dei Veda.
Nel farci stella o pianeta godiamo di un istante di Eternità, prendiamo confidenza con l'Assoluto e i nostri 30, 50, 100 anni di vita segnata da una insanabile ansia di incompiutezza, ci appaiono per ciò che sono, battito di ciglia, o fremito d'ali di farfalla. 
Bello, anzi bellissimo.
Ma c'è  qualcosa d'altro.
Un qualcosa che  si trova nelle parole, nascoste o incomprese, di Gorakhanath, di Narada o dell'anonimo rishi della Chandogya Upanishad.
Il canto delle stelle non è una poetica suggestione, né un trucco ad ingannare la mente, è una realtà fisica, una energia che penetra nella carne e, coreografa sapiente, fa danzare le nostre cellule al ritmo dell'universo.
Parlano di rigenerazione cellulare i Nath, di suono che produce una luce ed un calore interiori in grado di modificare il corpo fisico.
Lo spazio che ci circonda sarebbe pieno di energia vibrante, basterebbe "farsi femmina innanzi all'Universo", come dicono tantrici e taoisti, per sentirla discendere in noi, fino al cuore segreto delle cellule, formato da cavità in grado di risuonare (microtubuli intracellulari, li chiamano i biologi). 
Lo Hatha Yoga è l'Arte che scioglie i vincoli (i blocchi psicofisici) e ci permette di far risuonare il nostro spazio interiore con l'Universo intero.
Ma questo spazio interiore non è la Nostra Anima, la nostra coscienza, ma la coscienza di ogni singola cellula: è lì che si cela il segreto della Vita, è lì che giace la Dea addormentata. 

venerdì 5 aprile 2019

GINNASTICA YOGA - DELSARTE E LA VIA SOMATO-PSICHICA



Laura Nalin (Yoga Citra) in Raja kapotāsana


La Psico-somatica, tecnicamente, è una branca della medicina e della psicologia clinica che individua le cause di un disturbo fisico ("somatico") in una serie di processi e contenuti psichici.

Ai nostri giorni, grazie al diffondersi della New Age, da attendibile teoria medica, la Psicosomatica si è trasformata in una verità assoluta, fino ad abbracciare tutte le manifestazioni dell'essere umano.

Non c'è evento che non sia legato a un qualche "nodo psichico": se scivolo sulla strada bagnata la causa del capitombolo non sarà mai nelle suole lisce delle scarpe o nella mia sbadataggine, ma in un qualche conflitto interiore o, addirittura, in un messaggio proveniente dall'Universo.


Sulla base di testi come "Malattia e Destino"di Thorwald Dethlefsen, si è creato un precisissimo, ed interessantissimo, sistema di interpretazione di sintomi, disagi fisici ed eventi accidentali che, in alcuni, ha assunto il sapore della religione o della superstizione.

Se mi rompo una gamba (magari scivolando sulla strada bagnata) significa che il mio inconscio mi dice che devo "fermarmi", se mi si abbassa la vista posso star sicuro che "c'è qualcosa che non voglio vedere", se vomito c'è qualche situazione nella vita di relazione "che non riesco a digerire" ecc. ecc. ecc.

Trasformare malattia e infortunio, un tempo attribuiti al caso o alla malasorte, in  strumenti per la conoscenza del sé, mi pare un'idea meravigliosa, bella a prescindere, ed ognuno di noi può testimoniare come, almeno una volta nella vita, una caduta per strada o una laringite gli abbiano permesso di portare alla luce le oscure motivazioni del suo agire o le cause dei suoi malesseri esistenziali.

Ma sarà vero? Non si tratterà di un'illusione dettata da quello che, nell'epoca dello "spiritualismo quantico", è divenuto il pensiero dominante?

E se, al contrario di ciò che si crede, fossero le malattie e gli incidenti a creare dei processi psichici?
E se le malattie avessero sempre una ragione esterna, fisica, direi "tangibile"?
Ovviamente non ho risposte da dare, ma vorrei offrire degli spunti di riflessioni.





Questo schema illustra le teorie di François Delsarte, uno dei padri della danza moderna (Isadora Duncan, Ruth Saint Denis, Laban, Mary Wigman...) e di tutte quelle tecniche psicofisiche occidentali (dall'Euritmia, all'Eutonia, alle Danze Sacre di Gurdijeff) che oggi mescoliamo, spesso inconsapevolmente, allo Yoga.

Secondo Delsarte l'Essere Umano è mosso da tre energie, o enti, Vita, Anima e Spirito (o Mente), cui corrispondono diverse modalità espressive
La Vita utilizza la Voce, intesa come suoni naturali (i vagiti del neonato, i gemiti degli amanti, il pianto, il riso e il sospiro).
Lo Spirito (Mente) il Linguaggio sia scritto, sia parlato, sia "pensato".
La modalità espressiva dell'Anima, infine sarebbe il Gesto.
L'Essere Umano "realizzato" sarebbe un tramite ("Mediatore Plastico") tra la Sfera Divina ("Natura Naturante") e la Sfera Terrena ("Natura Naturata") ed ogni suo gesto, parola e suono, in quanto libera espressione della Divinità, sarebbe pervaso di Bellezza e Armonia.

Possiamo immaginare la Sfera Divina come una Sorgente e la Sfera Terrena come il Mare.
L'Uomo Realizzato sarebbe il Fiume.
Ogni barriera, naturale o artificiale, che impedisce o limita il suo scorrere dalla Sorgente al Mare rappresenta un ostacolo al libero fluire delle Energie divine.
Generando disarmonia e, quindi, bruttezza e malattia.


Veniamo allo Psico-somatica.
Soma sta per corpo fisico e Psiche, nell'accezione moderna indica l'insieme delle funzioni della Mente, dell'Inconscio e dell'Anima (o Coscienza).
Le esperienze fisiche, mentali ed emotive possono creare dei nodi, o blocchi, che danneggiando le vie di comunicazione tra Psiche e Soma fanno insorgere la malattia.
Se riprendiamo l'esempio del Fiume si comprenderà facilmente che per eliminare le barriere, non si dovrà agire sul Mare (Natura Naturata) né sulla Sorgente (Natura Naturante), ma esclusivamente sul Fiume e la barriera potrà essere rimossa sia agendo controcorrente  (dal Corpo alla Psiche) sia nel verso opposto (dalla Psiche al Corpo), ma elle attuali applicazioni della Psico-somatica si porta l'attenzione quasi esclusivamente sugli effetti che i "nodi" e i processi psichici provocano sul corpo e sull'agire, trascurando la possibilità che blocchi meramente fisici (come una contrattura muscolare ad esempio) ed eventi esterni condizionino la Psiche.

Alla fine ogni evento, invece di essere vissuto, rischia di trasformarsi in un segno da interpretare.
L'interpretazione di simboli e segni è un attività tipicamente mentale.
La Vita, diceva Delsarte, si esprime con i suoni primari, l'Anima col Gesto e lo Spirito (Mente) con le parole.
Affidandoci sempre di più alla mente finiamo con il passare più tempo a raccontare e interpretare l'esistenza con le parole che a viverla.


Delsarte, sulla cui opera scriverò prima o poi un testo di approfondimento, era uomo di spettacolo. A lui interessava la "verità" del gesto dell'attore e del danzatore, la loro capacità di farsi strumento della "Armonia Naturale", e quindi lavorava per sciogliere i nodi espressivi "dall'esterno all'interno", in un ottica somato-psichica.
La stessa perseguita dalla Ginnastica Yoga.

Tavola Anatomica usata dagli yogin tibetani


Lo so che molti miei colleghi storcono il naso quando sentono parlare di "Ginnastica Yoga", quasi fosse un insulto o un tentativo di sminuire la nobile arte dello Yoga, ma a me piace, la trovo una definizione assai onesta che descrive in maniera semplice e chiara il tipo di insegnamento che si offre nella stragrande maggioranza di scuole e palestre dai nomi esotici.

La Ginnastica Yoga (in sanscrito sūkṣma vyāyāma, "Ginnastica Sottile") è l'insieme di esercizi fisici e tecniche di rilassamento psicosomatico finalizzati al raggiungimento dell'equilibrio e alla risoluzione dei blocchi psico-fisici.
Senza la coordinazione respiro-gesto, la consapevolezza delle fasce muscolare e il rapporto tra tensione e rilassamento è impossibile eseguire gli āsana e le sequenze in maniera armoniosa.
Lavorando sul corpo la Ginnastica Yoga sciogli i nodi psicofisici, creando i presupposti, come direbbero i tibetani, per l'integrazione di Corpo-Parola-Mente in un'ottica, ripeto, "Somato-Psichica".

Facciamo un esempio pratico:
Avete mai avuto una crisi di angoscia o un attacco di panico?
Si tratta di eventi assai comuni nella nostra società, eventi che possono avere  conseguenze nefaste oltre che sulla salute, sulla vita di relazione e lavorativa.
In genere una volta  alleviati i sintomi con la somministrazione di  psicofarmaci, si tenta di curare e prevenire le crisi di angoscia e gli attacchi di panico  con una serie di terapie che vanno dalla psicanalisi all'ipnosi regressiva, dalle costellazioni familiari alla psico-genealogia. Terapie che consistono, grossomodo, nella ricerca di un "nodo" emotivo, una causa scatenante nascosta nel passato del paziente e dei suoi familiari o, per chi ci crede, nelle vite precedenti.
Giusto?
Ma, mi chiedo, se invece di un nodo emotivo la causa dell'angoscia fosse un nodo Fisico? Se si trattasse di un problema "puramente meccanico"?
Guardate questo "coso" qua sotto:




è il diaframma toracico.
Di solito si considera un muscolo, ma non è proprio esatto.
È una struttura complessa.

Al centro (nell'immagine quella roba bianca che sembra il grasso della bistecca,) c'è una zona tendinea chiamata “centro frenico” perché ci arrivano i nervi frenici, responsabili del suo movimento.
Dalla "roba bianca" nascono delle fibre che vanno a formare tre diverse fasce muscolari:

La prima (sternale) si attacca, in avanti alla “punta inferiore” dello sterno.

La seconda (costale), si infila tra le ultime sei costole (quelle che “nascono” dalle ultime sei vertebre dorsali).

La terza (lombare) si allunga in due “pilastri” di lunghezza diversa (il destro è più lungo del sinistro) che si ficcano nei dischi della seconda terza e quarta vertebra lombare.



Il "bisteccone", che quasi sempre ci immaginiamo come una lamina o una fascia orizzontale in realtà ha invece la forma di un elmo antico, un po' asimmetrico.



La parte (cupola) destra che preme sul fegato è più alta della parte sinistra , che sotto di sé ha invece lo stomaco e la milza, più mobili del fegato.

Quando si inspira normalmente le due cupole si abbassano comprimendo gli organi dell'addome e dando l'impressione di un allargamento dell'addome.

Quando si espira le cupole si alzano e l'addome si rilassa

Il diaframma toracico oltre che a fegato, stomaco e milza è collegato direttamente a pericardio, sacco pleurico, peritoneo, duodeno, colon, ghiandole surrenali, reni e pancreas.
Non occorre essere medici per intuire che un suo cattivo funzionamento ha pesanti ripercussioni su tutto, l'organismo.
Se il diaframma funziona male, come spesso accade, insorgono disturbi di varia specie accompagnati, spesso e volentieri, da crisi di angoscia e attacchi di panico.

Ma perché il diaframma toracico funziona male? Sarà a causa di traumi emotivi subiti nell'infanzia o nella vita precedente?
Può darsi di sì e può darsi di no.
Quel che è certo è che il malfunzionamento del diaframma toracico dipende sicuramente dalle dinamiche della nascita.
Si tratta di un problema meccanico.

Una cosa che molti non sanno è che il feto, nella pancia della mamma, non respira con i polmoni.
Respira con il cordone ombelicale che è un tubo legato alla placenta.
Dentro il tubo ci sono vene e arterie che portano ossigeno e cibo direttamente nel corpo del bambino ed eliminano i rifiuti.




Il sistema circolatorio del feto è diverso da quello dell'adulto.
Banalizzando si può dire che cuore (che lavora a regime ridotto, diciamo al 40% delle sue possibilità) e polmoni ( che sono collassati) vengono bypassati mediante tre valvole ( che si chiamano, credo, “dotti”) che verranno rese inoperose dopo la nascita.

Il diaframma che fa durante la respirazione prenatale?
poco o niente.
In realtà forse per allenarsi il feto ingoia ogni tanto del liquido amniotico e lo dirige ai polmoni....ma è poca roba, pare.

Subito dopo la nascita il cordone viene tagliato e annodato, la placenta non distribuisce più ossigeno e alimenti nel corpo e al bambino manca improvvisamente l'aria.

Benvenuto al mondo!

Abituato a sentire l'energia fluire liberamente dall'addome il bambino irrigidisce il diaframma nella posizione più alta possibile: è questo il motivo per cui un tempo, e qualche volta ancora oggi, gli si dava una sberla sulla schiena: per aprire i polmoni e far scendere forzatamente il diaframma.

Ecco la radice “antica” del suo cattivo funzionamento!

Lo spostamento involontario del diaframma verso l'alto e le difficoltà a farlo ridiscendere vengono collegati allo shock della nascita, alla paura di morire, all'angoscia, alla mancanza di aria, e più si ha la paura di non respirare più si tende ad alzare le due cupole che premono sui polmoni, schiacciandoli, e sul cuore.

Senza avere la consapevolezza dei movimenti del diaframma e delle dinamiche respiratorie, anche il più piccolo stress può causarne il blocco provocando attacchi di panico e crisi di angoscia. 

Le tecniche di respirazione sottile della Ginnastica Yoga permettono di raggiungere la consapevolezza dei movimenti del diaframma.
Esiste anche una tecnica specifica, comune al Qi Gong taoista, chiamata "Respirazione Buddhista" o "Respirazione Paradosso", che insegna a mantenere le due cupole del diaframma nella posizione più bassa possibile, sia in inspirazione che in espirazione, in modo da eliminare o attenuare il riflesso dell'angoscia originaria.

Lavorare sulla respirazione sottile e sulla respirazione "paradosso", permette quindi di risolvere o di attenuare determinati casi di crisi di angoscia o panico meccanicamente, dall'esterno all'interno in accordo con quella che potremmo definire  la via Somato-psichica.

So che molti troveranno banale l'idea che la causa di un problema fisico o  psichico sia da ricercarsi in un muscolo contratto, ma bisogna considerare che per lo Yoga il corpo umano è insieme un sistema idraulico ed elettrico, e che il suo corretto funzionamento dipende dall'integrazione posturale. L'uomo è una macchina complessa, ma pur sempre una macchina.

Certo, pensare che ogni problema, fisico o psichico, sia risolvibile agendo su una vertebra o un gruppo di muscoli sarebbe da sciocchi, ma credo che non dovremmo mai dimenticare che il nostro corpo è una macchina.
Una macchina meravigliosa il cui scopo è, per dirla con Delsarte, l'espressione delle istanze di Anima, Vita e Spirito attraverso il Gesto, la Voce e la Parola.







mercoledì 3 aprile 2019

IL TERZO OCCHIO - LA VISIONE INTERIORE NEL TAOISMO E NELLO YOGA


 
Hairakhan Baba, in questa foto, non è sotto l'effetto di qualche droga psicotropa.
Il suo sguardo allucinato è frutto di una tecnica di meditazione, citata dalle Yoga Upaniṣad, che consiste nel volgere lo sguardo contemporaneamente all'esterno e all'interno di sé fino a visualizzare il cerchio della Luna Piena davanti al cakra della Fronte.

In pratica bisogna "guardarsi dentro", non in senso metaforica, ma fisicamente.
Concetto non facile da comprendere per gli occidentali.

Guardarsi dentro per noi significa osservare, giudicare, analizzare i pensieri, le emozioni, i desideri e tutto quello che consideriamo interiorità.

Così quando leggiamo nei testi cinesi o indiani, la descrizione, di dei, palazzi o città interiori, automaticamente pensiamo a simboli di processi psichici. a immagini di sogno, a allucinazioni o metafore. 

Si legge  ne "IL SEGRETO DEL FIORE D'ORO", traduzione di R. Wilhelm (pag. 118 dell'ed. Boringhieri):


"Non occorre far altro che far cadere la luce nell'udito[...]. 
Si tratta di del risplendere proprio della luce oculare. 
L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno.
Percepire un chiarore senza guardar fuori, 
questo è sguardo interiore".


"Il Segreto del Fiore d'Oro" è un libro di meditazione, indirizzato agli adepti di una setta taoista, ristampato in un migliaio di copie, negli anni '20 e finito chissà come nelle mani di Wilhelm, amico e collaboratore di Gustav Jung.




Si tratta di un libro sorprendente, per varie ragioni.
Prima di tutto l'autore, un tale Lu Tzu, non fa alcuna differenza tra buddhismo, taoismo, confucianesimo, Yoga, Qi gong nei dan... Secondo lui (e secondo me)si tratta della stessa zuppa, uguale uguale: cambiano solo i nomi degli ingredienti.

Poi dà un sacco di indicazioni pratiche sul come sedersi, dove posare lo sguardo (sulla gobbetta del naso, non sulla punta), quanto abbassare le palpebre se non si riesce a tenere gli occhi aperti (deve filtrare giusto un raggio di luce), e così via.

Indicazioni pratiche.

Riprendiamo la prima frase del trafiletto che ho citato:

"[...] L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno. 
Percepire un chiarore senza guardar fuori, questo è sguardo interiore" 

Non mi pare possano esserci dubbi: 
l'autore parla del guardarsi dentro fisicamente, mica nel senso dell'autoanalisi. 

Evidentemente, conosceva il modo di usare gli occhi per vedere cosa c'è nella testa.

Possibile che l'uomo abbia la possibilità di auto-radiografarsi?

Se così fosse le migliaia e migliaia di brillanti interpretazioni esoteriche e psicanalitiche dei simboli taoisti e tantrici rischierebbero di fare una brutta fine.

Il palazzo di giada, il terzo occhio, kuṇḍalinī non sarebbero simboli di stati mentali o frutto di alterazioni percettive, ma i nomi di organi del corpo e di processi fisici che si innescano attivando quegli organi.

Che gli indiani e i cinesi dei tempi andati non avessero nessun problema a sezionare corpi umani è un dato di fatto: è insensato supporre che conoscessero l'anatomia e le funzioni degli organi almeno quanto noi"moderni"?

Secondo me no.
Ho cercato le immagini del sistema nervoso centrale su Google e ho finto di immedesimarmi in un ricercatore di mille o duemila anni fa.

Provateci anche voi: nella forma di ghiandole ed organi si riconoscono animali marini, mostri, creature antropomorfe, stelle, pianeti e simboli religiosi.
Come se l'universo intero fosse dentro di noi.

Questo qua, ad esempio, è il cervelletto




Non sembra un animale marino o una specie di vagina cosmica?

E l'Ippocampo, sede della memoria,




Non sembra davvero un cavalluccio marino?


E l'Amigdala, dove nasce la paura, che in greco vuol dire mandorla,





Se vista nel suo luogo naturale, ai lati del talamo, non ha veramente un aspetto inquietante?

Il cervello poi sembra un feto umano



Queste sono le corde vocali:


Vi ricordano qualcosa?

Questo qua invece è lo schema delle arterie e del midollo spinale.


La mia professoressa di chimica organica negli anni '70 ce la menava sempre con la Filogenesi e l'Ontogenesi, cioè con il filo rosso che lega lo sviluppo dell'embrione all'evoluzione della specie: il feto che somiglia a un'ameba, un pesce, un serpente e via discorrendo.

Questa è una storia diversa: guardo dentro il corpo e ci vedo una comunità di creature viventi che lavorano insieme per dar forma e pensieri all'essere umano.

L'Universo è in noi, fisicamente, e lo yoga e le tecniche taoiste non sarebbero altro che la visione del mondo interiore.

Se vediamo che il nostro corpo come una comunità di esseri viventi che si muovono e lavorano per un fine comune, la vita, la maniera di intendere lo Yoga o il Qi Gong muta radicalmente.

Proviamo ad immaginare, per un attimo, che ci sia una città dentro di noi (un Universo è troppo complesso da visualizzare....), abitata da dieci o centomila persone.

Ogni individuo avrà una sua fisionomia, un ritmo corporeo, dei pregi e dei difetti caratteriali,ma ci saranno degli eventi che annullano le differenze: una musica festosa, il vento di primavera, il tramonto o l'uragano, che spaventa, ma unisce.

I mantra, le posizioni, le mudra potrebbero essere per gli abitanti della città-corpo gli eventi che rinsaldano la comunità, spingendoli a vivere in ARMONIA.
Potrebbero essere il linguaggio antico del corpo, scoperto chissà come e dimenticato chissà perché.

Pensare che i cinesi e gli indiani rovesciando gli occhi vedessero il Cervelletto o l'Amigdala sicuramente fa un po' impressione.
E pure l'idea di avere serpenti, pesci, e altre stranezze che si muovono di loro iniziativa dentro il corpo non è che sia proprio il massimo.
Ma credo sarebbe interessante meditarci su.....

Un sorriso,
P.

martedì 2 aprile 2019

GINNASTICA YOGA - LA SPAVENTEVOLE SIMMETRIA DEL CORPO UMANO



"Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?"

Mi sono portato dietro questi versi di William Blake per anni.
Intendo fisicamente: l'avevo scritta sulla prima pagina di un quadernino a quadretti che usavo per prendere appunti.
Erano i miei primi anni di studio dello haṭhayoga e, con l'entusiasmo tipico dei neofiti, praticavo tre, quattro ore al giorno.
Mi svegliavo all'alba, doccia fredda ed esercizi di scioglimento, poi meditavo una mezz'oretta e andavo a scuola. Il pomeriggio mi dedicavo agli āsana e alle sequenze. Ricordo che per "far mia" la posizione dello Scorpione ci ho messo un estate intera.
Se penso alle polemiche attuali sulla Ginnastica Yoga e alle divisioni attuali tra "Yoga Fisico" e "Yoga Spirituale" mi viene da ridere: per noi yogin degli anni '70 la pratica fisica, lo studio dei testi e la pratica meditativa andavano di pari passo.

Se c'era bel tempo andavo a "fare Yoga" al mare, o al parco di villa Fabbricotti, ritrovo di freackettoni, yogin e reduci dall'India. A volte praticavo con gli altri, altre mi mettevo sotto il mio albero preferito, tiravo fuori il mio quadernino a quadretti, una penna a china con la punta sottile e prendevo appunti. Spesso  disegnavo  la posizione delle  ossa, della colonna vertebrale soprattutto, nei vari āsana.

Le disegnavo e ci meditavo su, cercavo la corrispondenza tra quei disegnini e la mia anatomia.
Meditavo fin quando non avvertivo una qualche sensazione fisica, la conferma, secondo me della possibilità di vedere il corpo dal di dentro, e più mi "conoscevo dal di dentro" più pensavo che la simmetria del corpo umano è veramente"spaventevole".

La forma delle ossa mette a nudo le segrete corrispondenze tra gli arti, il bacino, il cranio, come se il nostro corpo fosse un anagramma visivo opera di uno scultore Surrealista.

L'analogia della forma dell'osso SFENOIDE e del BACINO, ad esempio, sembra nascondere il messaggio in codice di un qualche dio burlone o di uno scienziato alieno con la fissa dell'enigmistica.








L'osso Sfenoide è quello che dà la forma alla nostra faccia e il bacino ne disegna un'altra, di faccia, sotto l'ombelico.








Fantasie? probabilmente si, però la "spaventevole simmetria" c'è e come, e con il respiro la si può "sperimentare".
Non solo con il respiro ordinario: c'è una respirazione segreta o sottile, avvertono i testi tantrici e taoisti. Per gli alchimisti, gli osteopati e i terapeuti di cranio-sacrale corrisponde alle "MAREE" dell'Acqua di Vita, il liquido cerebro spinale.
Il nostro cervello produce un liquido, cristallino come l'Acqua di Rocca, che riempie il cranio, inumidisce gli occhi e trasporta nel corpo, attraverso la colonna vertebrale, i neuro ormoni (endorfine, serotonina ecc. ecc.)
Ci sono almeno tre cicli di emissione detti:

RITMO CRANIO-SACRALE (6 - 12 CICLI AL MINUTO).

MAREA MEDIA (3 CICLI AL MINUTO)

MAREA LUNGA (1 CICLO OGNI 100 SECONDI )

Queste maree rappresentazione la RESPIRAZIONE PRIMARIA DEL CORPO UMANO.
Durante le onde di marea tutto il corpo si muove, come se gli organi fossero pesci e alghe.
Le ossa del corpo sono di due tipi PARI (le ossa gemelle, come quelle delle mani e dei piedi) e IMPARI (le ossa "singole" come lo sterno e l'osso pubico)

L'osso sfenoide ad esempio è impari, e così lo sterno, il sacro, le vertebre e tutte le ossa dell'asse centrale dello scheletro.

Le costole, le ossa delle braccia, delle gambe ecc, sono pari, nel senso che che sono coppie di "ossa gemelle".

Le ossa "laterali", pari, durante la INSPIRAZIONE, ruotano delicatamente verso l'esterno e durante la ESPIRAZIONE ruotano verso l'esterno.

Le ossa dell'asse centrale, impari, durante la INSPIRAZIONE si flettono e durante la ESPIRAZIONE si estendono.




Diventare sensibili al movimento naturale delle ossa, significa entrare in contatto con il PROPRIO PRINCIPIO VITALE.
Se riportiamo questi concetti allo  Yoga o a qualsiasi tecnica del movimento si vedrà che:

1) LA CONOSCENZA ANATOMICA E' ESSENZIALE.

2) IL MOVIMENTO, PER ESEMPIO, DI UN ARTO (NELLO YOGA, NEL QI GONG, NELLA DANZA) NON NASCE DALLA VOLONTÀ, COME LA SI INTENDE DI SOLITO, MA DALL'ASCOLTO INTERIORE.

Di fronte all'Onda,l a volontà del marinaio, o del nuotatore, si esprime nell'arrendersi, ovvero nel lasciarsi andare al momento giusto.

Non si può lottare con la violenza del libeccio, ci si può solo arrendere al suo ritmo, comprenderlo.

Se nell'assumere una postura yoga muovo le braccia verso l'esterno nella FASE ESPIRATORIA della marea del liquido cerebrospinale (il LIQUOR) o estendo la colonna vertebrale nella FASE INSPIRATORIA vado contro al ritmo naturale del mio corpo, e non riuscirò mai a sperimentare i reali effetti della posizione.


Il Movimento Naturale che nasce dall'Ascolto Interiore, è sempre morbido, elegante, fluido.

Come il balzo di una tigre.







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