lunedì 26 febbraio 2018

SULLA MEDITAZIONE - KUNDALINI LA DEA SDEGNOSA (ISBN-10: 1549990764 ISBN-13: 978-1549990762)



Succede talvolta che il praticante, durante o dopo la seduta di meditazione, provi paura, panico, angoscia. Vi può essere una paura generalizzata, una sensazione di inquietudine che nasce dalla sensazione di estraneità o alterità, nei confronti del corpo o dell'ambiente.
La paura può prendere la forma di demoni o mostri. Talvolta li si percepisce o si percepiscono i suoni che emettono. Altre volte ne avvertiamo la "presenza". Siamo sicuri che dietro una porta o un albero ci sia quella particolare creatura misteriosa di cui immaginiamo le fattezze. Altre volte ancora "sentiamo" che in quell'oggetto o in quella determinata persona alloggia qualche "entità" malefica.

Naturalmente ciò esiste solo nella nostra immaginazione, ma quando si comincia ad esperire e/o a comprendere la non esistenza sostanziale dei fenomeni avviene che il sistema di nozioni e conoscenze che regola il nostro rapporto con la realtà empirica cominci a vacillare. Nella mente si fa strada la sensazione della infinita possibilità della manifestazione. Frasi come "tutto è illusorio" o "tutto è apparenza fenomenica " vengono interpretate dalla mente come “tutto ha la medesima possibilità di esistere” ed il demone con tre gambe e le ali, o la lepre con le corna, assumono la medesima consistenza degli oggetti quotidiani. Solitamente si tratta di eventi passeggeri ma non per questo sono meno angoscianti e scioccanti.

Credo di poter individuare, in quella che chiamo meditazione, due fasi diverse...Non sempre sono presenti entrambe. La prima la possiamo definire di assorbimento, la seconda forse, di consapevolezza, ma consapevolezza non è proprio giusto, si tratta di una consapevolezza in cui non vi è la consueta tecnica del pensare, ma una specie di ritmo consapevole…o di consapevolezza del ritmo...rta.

Aurobindo parla, mi pare, di riposo nell'immobilità, riposo nel seguire passivamente il movimento e riposo nel seguire attivamente il movimento...

Questo mi ricorda le fasi che io definisco di riflessione, precedenti alla meditazione vera e propria. Proviamo a ricostruire le sensazioni soggettive della, chiamiamola così, seduta tipo, ed a dividerle in fasi anche se in realtà si tratta di una ricostruzione fittizia, mentre medito non mi creo mai il problema di riconoscere le diverse fasi...Mi siedo e aggiusto la posizione.

Solitamente ciò consiste nel distendere la schiena in diagonale avanti, tirando su, verso l’alto, i muscoli dell'ano per allungare l'osso sacro in basso e distendendo la nuca, per poi sedersi e allineare la schiena lentamente.
Ascolto poi le tensioni del corpo rilassando mentalmente i muscoli prossimi alle articolazioni.
Solitamente cominciando dall'alto ...anche le ossa del cranio le considero articolazioni…rilassando i muscoli della testa e del volto si allargano scrocchiando leggermente...
Se la posizione è corretta si percepiscono le energie che corrono senza impedimenti lungo le nadi della schiena e quelli che chiamo canali del braccio, canali della gamba, canale della cintura, canale del perineo.
Se non percepisco le energie le visualizzo, per esempio come correnti di liquido di vari colori e intensità, e le indirizzo mentalmente nei vari canali
Comincio a rallentare o a velocizzare mentalmente, a seconda delle situazioni, il flusso delle energie, fino a quando non sopraggiunge uno stato di leggerezza rilassata, diffusa uniformemente nel corpo.
Questo stato mi è familiare e non so bene come spiegarlo.
Diciamo che non si percepiscono più le correnti energetiche ma c'è un unico insieme palpitante.
Ascolto il corpo ed attendo che vi sia una sensazione luminosa e di pressione sopra le orecchie e al centro della testa, sulla fontanella, a quel punto " stacco" l'attenzione dagli occhi che vengono attirati verso l'alto e mi fermo…
La fase di assorbimento è quella che io definisco di inizio "della meditazione", e che spesso avviene automaticamente appena mi siedo, senza tutta la fase preliminare, o appena faccio degli esercizi con la spada o delle sequenze di asana….
Non c'è assolutamente nessun pensiero cosciente.
I pensieri sorgono nelle fasi precedenti, ma sono come scoloriti e messi in secondo piano dalla percezione delle energie.
È come sbattere dalla finestra un panno sul quale è rimasta un po’ di farina ed osservare la nuvola bianca che si deposita a terra, all'esterno.
Questa fase di assorbimento è quella che cerco consapevolmente quando sono malato o in debito di energie.
È una fase piena.
Solitamente, quando mi dedico solo a questa, la meditazione si interrompe da sola o, a volte, per un motivo esterno, una luce od un rumore che diventano improvvisamente percepibili.
Il risultato evidente della fine di questa fase di assorbimento, quando non vado oltre, è per me, di solito, una forte erezione, con caratteristiche particolari…una sensazione di pienezza al sacro, ai reni, alla nuca al centro delle mano che sembrano collegati fisicamente, non metaforicamente al pene in erezione.
La successiva fase di meditazione è quella che chiamo di consapevolezza, che non ha niente a che vedere con il processo "pensativo" ordinario.
L'idea è di una piacevole penombra interrotta da qualcosa di luminoso…ma luminoso non è esatto perché dà l'idea della percezione visiva.
L'impressione è di una luce percepita contemporaneamente da tutti i sensi.
Qualcosa di non definito che sembra assumere talvolta la forma di una serie di cristalli ordinati e…sonori...di luce e suoni insieme che vanno a riempire la penombra.
Altre volte è un unico grosso cristallo; o un piccolo cristallo luminosissimo.
Un cristallo che può dar vita a forme geometriche o antropomorfe. Spesso ci sono suoni…inconfondibili...
La fine di questa fase è....come un video che ritrae un album fotografico dal quale il vento strappa le fotografie, proiettato alla rovescia.
Tempo fa la sensazione era, qualche volta, assai violenta.
Le immagini, alcune di scene mitiche, altre di paesaggi, altre di persone e vita quotidiana, arrivavano quasi dolorosamente, insieme a frasi, parole, senza senso, brani musicali, mantra o pezzi di mantra.
Ultimamente capita che si combinino in ununica figura o immagine e/o suono e la sensazione è di grande calma e dolcezza.
In tutto questo c'è un momento, un istante di niente assoluto…non so come altro definirlo...
Poi c’è una fase di reintegrazione caratterizzata dalla piena coscienza del corpo e delle energie.
Posso attenzionare con facilità i cakra, gli organi interni e le correnti energetiche.
La tranquillità porta ad una maggiore capacità di concentrazione…
Adesso lo faccio raramente, ma tempo fa, se ricostruivo mentalmente, per esempio, l'appartamento dei miei genitori mi sembrava di poter girare per casa non visto, oppure se mi concentravo su un oggetto, o un fiore mi pareva di entrarci completamente o se visualizzavo una persona mi pareva che fosse davanti a me in carne ed ossa.
Questa fase di reintegrazione si accompagna ad uno stato fisico di grande benessere, e ad una specie di piacevole vuoto alla fronte e/o al cuore.
In passato, soprattutto quando le fasi di assorbimento e meditazione avvenivano da sole, subentrava la paura, un senso di inquietudine, a volte il panico.
Oppure mi pareva, dopo la fine della meditazione, che mi fosse rimasto un qualcosa addosso, che mi impediva di essere tra virgolette" normale".
Un qualcosa dal quale avevo l'impressione di "dover uscire" per riprendere la vita quotidiana. Il conflitto tra la volontà di abbandonare questo particolare stato e la sensazione che fosse permanente, creava degli stati di ansia e di angoscia.
Soprattutto c'era una fastidiosa sensazione di non fisicità accompagnata alla paura di sciogliersi o di sprofondare all'interno del mio stesso corpo.
Per uscire da queste sensazioni, da piccolo, avevo trovato un metodo che, almeno per me, è efficace: portavo l'attenzione su qualcosa di molto...pratico...per esempio un frutto da mangiare, e a voce alta mi raccontavo le caratteristiche organolettiche del cibo che stavo assaporando o le funzioni dell'oggetto che stavo utilizzando.
Piano piano rinasceva una spirale ordinata di pensieri.

venerdì 23 febbraio 2018

LE DONNE E L'OSCURANTISMO INTERNETTIANO - SECONDA PARTE




Qualche mese fa, colpito da una serie di episodi - dalle denunce di Angelina Jolie e Asia, alla censura, a Londra, dei quadri di Egon Schiele fino alla raccolta di firme per bruciare un quadro di Balthus - avevo scritto: 

"Quello che oggi vi sembra normale tra qualche anno, forse tra qualche mese, diventerà NON IN LINEA CON LE NORME DELLA COMUNITY.
Pensateci: se vogliono bruciare le mutandine bianche, ascellari, della Therese di Balthus, e censurano le modelle di Schiele cosa faranno delle vostre foto in costume da bagno?

State attente, care amiche, figlie e sorelle: tra un po' la scure del perbenismo internettiano si abbatterà sui vostri ricordi estivi, sulle riunioni tra compagne di scuola e soprattutto sulla vostra libertà.
Adesso l'occhio è puntato sugli uomini maiali, quelli che sfiorano il ginocchio di una stagista, come Hoffman, o quelli che dicono alla collega "che belle gambe che hai".
Passata la bufera sarete voi a pagarne le conseguenze e ritornerete ai tristi tempi in cui dovevate essere O SANTE O PUTTANE.
Insieme ai roghi di Balthus ed Egon Schiele andranno in fumo anche 50 anni di storia  e voi potrete salutare con un bel ciaone tutte le libertà che pensavate acquisite.
Con l'aggravante che nessun uomo avrà il coraggio di farvi un complimento o di essere galante con voi: sarebbe molestia".

Mi dispiace essere stato così facile profeta.
L'attrice Jennifer Lawrence è stata duramente attaccata, in genere dalle donne, per essersi fatta fotografare con un vestito, scollato, di Versace insieme a degli attori che avevano la giacca.



Secondo le giornaliste di tutto il mondo che l'hanno attaccata, Jennifer avrebbe dovuto coprirsi come erano coperti i colleghi oppure costringere gli uomini a posare a torso nudo.
Insomma le donne non sono più libere come di scegliere l'abito da indossare (tra parentesi alle premiazioni del Golden Globe e degli oscar dovranno essere tutte vestite di nero, altrimenti incorreranno nelle ire del neo  oscurantismo internettiano).
Dalla giusta condanna ai maschi che abusano del proprio potere approfittando di attricette in cerca di successo si sta arrivando alla condanna delle donne che mostrano la loro femminilità.

E attenzione che a condannare Jennifer non sono stati dei religiosi misogini ma delle giornaliste femministe.
Donne che censurano le donne.
Donne che trovano di cattivo gusto che una donna piaccia a se stessa e voglia piacere.

La caccia alle streghe è ricominciata, signore mie, e stavolta, saranno le donne che cercheranno di bruciare le donne.
Che orrore....

domenica 18 febbraio 2018

PRIGIONIERI DEL LINGUAGGIO







 (Tratto da: "IL SENTIERO DELL'ILLUSIONE - LO YOGA NELLA TRADIZIONE DELL'ADVAITA VEDANTA". 

  • Copertina flessibile: 152 pagine. Editore: Independently published. Collana: Arte di Vivere. ISBN-10: 1549534831. ISBN-13: 978-1549534836)




Ciò che chiamiamo Manifestazione per il Vedanta è una combinazione di cinque principi (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) e tre "qualità” (Sattva, Tajas, Tamas). Questo significa che, a livello assoluto, non c'è nessuna differenza tra IO (inteso come mente, sensazioni, emozioni, corpo) ed un carciofo. I principi costitutivi sono gli stessi. Io però parlo, esprimo desideri e sentimenti e costruisco cose e situazioni.
Costruire, parlare, esprimere sono tutte delle modificazioni del linguaggio. L'IO è qualcosa che è costruito da pensieri/parole e produce pensieri/parole.
In un certo senso, quindi, IO SONO IL LINGUAGGIO. Ciò che definisco IO, il piccolo io empirico, l'Ego, è “la mia maniera di dirlo”. “IO” sono le parole che uso.
“Mente” sono i pensieri che insorgono. Un vortice di pensieri/parole che, quasi magicamente, diviene a sua volta un produttore di parole e pensieri, e queste parole/pensieri si trasformano in una certa maniera di muoversi, di comportarsi, di raccontare il mondo circostante ed infine di modificarlo a “mia” immagine. Le parole/pensieri, la mia maniera di pensare e parlare, ad esempio, in italiano, non può essere considerata innata, è frutto di un processo di apprendimento che comincia, pare, a partire dai sei mesi di vita. Se è vero che il bambino emette dei suoni più o meno articolati è anche vero che questi suoni vengono interpretati dagli adulti a seconda della loro esperienza e dei loro desideri. Difficile credere che Il bambino prima dei sei mesi abbia possibilità di pensare in maniera discorsiva.

Una notte di una ventina di anni fa, mi sono svegliato di colpo ed ho visto Angelica, mia figlia piccola (che ancora non parlava ma riusciva a stare in piedi, poggiandosi sulle sbarre del lettino) che mi osservava.
Ci siamo guardati negli occhi per quasi un'ora, in silenzio.

Fu un'esperienza sconvolgente. Non riuscivo neppu-re ad immaginare cosa pensasse, anzi sembrava che non pensasse proprio. Mi guardava negli occhi, e basta. Dopo un po' anch'io mi sono trovato a guardarla negli occhi e basta.
Non un pensiero.
Non un'immagine che insorgesse nella mente.
La mattina dopo ho cominciato a pensare le cose più stravaganti. Ho pensato che Angelica fosse un alieno, o la reincarnazione di un grande illuminato o altro ancora. Poi, improvvisamente, mi sono ricordato di aver sperimentato esattamente lo stesso stato di non pensiero dieci anni prima, con Francesca, mia figlia maggiore. Lo sguardo del bambino è annichilen-te. E' immenso, ma dopo pochi mesi, acquisendo la parola, anche in maniera limitata, cambia, diviene un cucciolo piagnucoloso o sorridente. Fa tenerezza.
Il suo sguardo può imbarazzare, a volte ma non si riaccenderà più, se non rarissimamente, di quella luce non luce che annichilisce e paralizza il pensiero.

Apprendendo un linguaggio si crea un mondo.

Si imparano prima i nomi (pappa, mamma, babbu, tata...) poi i verbi che indicano le azioni poi il numero di parole apprese comincia ad aumentare in maniera esponenziale. Una cosa stravagante, che mi sembra di ricordare della prima infanzia delle mie figlie, è che la parola IO nonostante sia semplice da ricordare e riconoscere, non è stata tra le prime che hanno cominciato ad usare. Parlando di se stesse usavano la terza persona: “Bimba ha sete” o semplicemente “Bimba Ma” (usavano entrambe la sillaba MA per indicare l'acqua). Naturalmente non si può generalizzare, è possibile che altri bambini imparando a parlare abbiano usato per prima la parola IO, ma mi pare di ricordare che "IO" stesso, da bambino, non usassi la prima persona singolare, ma mi riferissi a ME in terza persona: "ha fame", mi sembra dicessi.
Tanto è vero che mia madre si burlava di me dicendo che avevo un amico invisibile. Gli dette pure un nome, Artù o Arturino. Non avendo parole (intendendo per parole il linguaggio ovvero qualsiasi modalità di espressione di un concetto) la mente del bambino è insondabile.

mercoledì 14 febbraio 2018

LASCIARE LA PRESA - COME APPRENDERE LA GIUSTA AZIONE DAL GIOCO DELLE MASCHERE


(Tratto da "IL SEGRETO DELLA SPADA: Frammenti di un insegnamento tradizionale".
Copertina flessibile: 151 pagine. Euro 12,00.. Editore: Independently published. Collana: Arte di vivere. Lingua: Italiano
ISBN-10: 1522019820 - ISBN-13: 978-1522019824)



"Lasciare la presa, cioè l'impugnatura della spada, ha vari significati.
Può voler dire vincere senza la spada. Può voler dire essere incapaci di vincere senza la
tachi, è difficile descrivere questa tecnica”.
(Il dodicesimo giorno del V mese del secondo anno dell'era Shoho, Shinmen Musashi) 

La giusta azione è "lasciare la presa".
Difficile da comprendere.
Una storia che mi affascina e che forse può aiutare a capire cosa significhi "lasciare la presa" è quella del "Nano cosmico". L'ho letta per la prima volta in un libro di Zimmer, "Miti e Simboli dell'India".Il nano cosmico, nato dalla madre degli Dei, Aditi, è Vamana, quinto avatar di Vishnu.Nei Purana si racconta che, un giorno, il "Narayana" viene svegliato dal suo sonno sul mare nero dell'inizio. Un titano, un malvagio Re del Mondo, dopo aver spodestato  gli dei  si sta appropriando dell'essenza vitale di tutti gli esseri viventi. Vishnu scende sulla terra e si presenta al demone sotto forma di un bambino rachitico, con un ombrellino, credo giallo, in mano. Una specie di nano da circo. Con la sua vocetta, flebile e sgraziata, chiede al Titano di fargli un favore e questi, divertito da quella caricatura di uomo, acconsente di buon grado.
-"Vorrei che tu mi concedessi tanta terra quanto ne possa coprire con tre dei miei passi"- disse il nanetto.
-"Tre passettini?"- pensò il titano annuendo -"Ma quanto mi diverte  questo nanetto! Gli regalerò un paio di mattonelle della sala del mio palazzo"
Il nanetto cominciò ad espandersi a crescere, immenso come il monte Meru, superò le nubi e infine Vishnu si manifestò sottò forma di un gigantesco guerriero. Con il primo passo raggiunse la luna,
Col secondo tutti i pianeti. Con il terzo fece ritorno nel palazzo del titano e lo schiacciò sotto il peso del suo piede.
Perché, mi domando, Vishnu non si manifesta immediatamente come guerriero cosmico e prende a ceffoni il demone?

Perché non può farlo

Ho lavorato parecchio con le maschere, in teatro. È bello assai. Nel Noh giapponese si usano maschere bellissime, con gli occhi così piccoli da rendere l'attore che le indossa quasi cieco. Nel kathakali si usa il trucco, invece, ma il senso è lo stesso. In italia c'era la commedia dell'arte che all'inizio, anche se pare strano era sacra. Arlecchino per esempio è "Hell Koenig", l'Imperatore dell'Inferno. Anche quando fa il buffone conserva il bastone del comando (batoccio) e il corno tagliato della "bestia". Le maschere italiane, prima di Strehler, avevano gli occhi piccoli piccoli, come quelle del Noh. L'attore si muoveva seguendo i suoni e le poche luci che intravedeva e questo lo metteva in una condizione di alterità.

Lavorare con le maschere è un'esperienza inquietante: se indossi quella di un demone o di un eroe, il corpo, condizionato dalle linee del "suo" volto, sovrapposto al tuo, ne assume, automaticamente i gesti e la postura e tu cominci a muoverti, parlare e pensare, più o meno, come ha previsto il fabbricante della maschera. Vishnu non può far altro che agire, parlare e pensare come il bambino rachitico. Non importante se è, assieme, l'attore e il fabbricante di maschere.
Questo significa lasciare la presa: indossare la maschera che la vita ha costruito per noi fino alla fine dello spettacolo. Solo allora, il vero sé può manifestarsi e svelare che attore, regista e palcoscenico sono sempre e solo un unico essere.



lunedì 5 febbraio 2018

VEDA, VEDANGA E UPAVEDA . LE SCRITTURE DELLO YOGA




La diffusione su vasta scala dello Yoga, se da un lato ha permesso ad un numero enorme di persone di godere dei benefici procurati dalla sua pratica, dall'altro ha prodotto una semplificazione, se non una banalizzazione dell'offerta culturale.

Lo Yoga, inteso come una serie di esercizi fisici, pratiche, meditative, speculazioni filosofiche, rituali e iniziazioni, proviene da un numero ridotto di scritture chiamate Agama, che a loro volta derivano dai testi più antichi, chiamati Veda o Samitha.

Il fatto che gli Agama siano ciò che da noi è definito Tantra la dice lunga sulla superficialità di molti insegnamenti giunti in occidente, che tendono a separare il tantra dallo Yoga ortodosso e dal sapere Vedico.

Eppure nei testi tradizionali è detto:

" I Veda sono la Vacca, gli Agama sono il Latte"

Vedi: Umapati, Traduzione di David Smith[35] 

  
I tantra non sarebbero altro che l'aspetto pratico della filosofia tradizionale indiana, ma, chissà perchè, oggi anche in Oriente vengono identificati quasi completamente con pratiche sessuali più o meno ortodosse.


Ma torniamo alle scritture. 

Per "Scritture"  si intende una serie di opere letterarie composte nel corso dei millenni, da yogin e filosofi, che appaiono talvolta come manuali teorici-pratici, altre come cronache di particolari realizzazioni, altre ancora come racconti mitici che avrebbero lo scopo di attivare le forze primarie della creazione nascoste  nel nostro inconscio.

In genere le scritture dello Yoga vengono suddivise in due grandi gruppi definiti śruti smṛti.


श्रुति śruti significa Orecchio, Audizione, Ascolto.
Nel Sanatana Dharma  ( o "Filosofia perenne", nome che si dà alle concezioni filosofiche su cui si basa  lo Yoga) śruti è sinonimo di Veda.





वेद veda sono una raccolta di libri che rappresentano, anzi, per gli induisti  sono, il Brahman, l'essere supremo, il Dio senza forma degli antichi indiani.

Quelli che comunemente, ai nostri giorni, chiamiamo Veda sono in realtà solo una parte dei Veda, le quattro Saṃhitā (संहिता) e composte tra il 20.000 e il 1.000 a.C.
Le quattro Saṃhitā sono

1) Ṛgveda (ऋग्वेद), o"Libro degli Inni"
2) Sāmaveda (सामवेद), o "Libro dei Canti".
3) Yajurveda (यजुर्वेद), o "Libro delle Formule Rituali e dei Sacrifici".
4) Atharvaveda (अथर्ववेद), o "Libro delle Formule Magiche.

La seconda parte dei Veda è costituita dai Brāhmaṇa (ब्राह्मणं), commentari alle quattro Saṃhitā composti tra il 1100 a.C. e l'800 a.C..

La terza parte sono gli Āraṇyaka (आरण्यक), dei veri e propri manuali pratici riservati agli eremiti delle foreste.

Infine ci sono le Upaniṣad (उपिनषद). Le Upaniṣad considerate originali o"ortodosse" sono 108, ma quelle che fanno parte integrante dei Veda sono solo 19. Le Upaniṣad sono, assieme manuali tecnici e testimonianze di realizzazioni. In pratica l'autore di un upanishad dice al lettore: "Io ho realizzato l'unione con il divino o con questa particolare forma del divino, se vuoi ottenere la realizzazione di cui parlo devi fare così e cosà".

I quattro Saṃhitā, i Brāhmaṇa, gli Āraṇyaka e le Upaniṣad) sono considerati apauruṣeya, ovvero non composti dagli esseri umani e per questo appartenenti alla Śruti. L'idea è che 
i Ṛṣi, letteralmente "Cantori ispirati", che li hanno composti siano stati ispirati direttamente dalla divinità



1)Ṛgveda o "Libro degli Inni"

Nel Ṛgveda troviamo:
- una raccolta di inni chiamati Ṛgveda Saṃhitā
- due Brāhmaṇa, l'Aitareya Brāhmaṇa e il Kauṣītaki Brāhmaṇa (o Śaṅkhāyana Brāhmaṇa);


2) 
Sāmaveda o "Libro dei Canti"

Nel Sāmaveda troviamo:
- due Brāhmaṇail Jaiminīya Brāhmaṇa (o Talavakāra Brāhmaṇa, il Brāhmaṇa dei musici) che prende il nome dal saggio Jaimini, e il Tāṇḍya Mahā Brāhmaṇa (o Pañcaviṃśa Brāhmaṇa). Che prende il nome da Tanda un maestro legato alla trasmissione delle Formule dei sacrifici rituali..
- un Āraṇyaka, lo Jaiminīya Āraṇyaka;

3) Yajurveda o "Libro delle Formule Rituali e dei Sacrifici".

Lo Yajurveda è diviso in due parti: 

I) Il Kṛṣṇa Yajurveda (Yajurveda nero), la parte più antica detta "nera" (kṛṣṇa) forse perché considerata meno 'pura'.

II) Lo Śukla Yajurveda (Yajurveda bianco), più recente del Kṛṣṇa Yajurveda, detto "bianco".

Nel Kṛṣṇa Yajurveda troviamo:
- tre Saṃhitā, la Kaṭhaka Saṃhitā o Kapiṣṭhala-Kaṭha Saṃhitā, la Maitrāyaṇi Saṃhitā e la Taittirīya Saṃhitā
- un Brāhmaṇa, il Taittirīya Brāhmaṇa
un Āraṇyaka, il Taittirīya Āraṇyaka

Nello Śukla Yajurveda Troviamo:
- una Saṃhitā, la Vājasaneyī Saṃhitā
- un Brāhmaṇa, il Śatapatha Brāhmaṇa
- un Āraṇyaka, il Bṛhad Āraṇyaka;
- cinque Upaniṣad, la Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad (la più antica fra le Upaniṣad canoniche), la Jābāla Upaniṣad, la Paiṅgala Upaniṣad, la Sūrya Upaniṣad e la Īśā Upanisad.

4) Atharvaveda, o "Libro delle Formule magiche".

Nell'Atharvaveda troviamo:

- una Saṃhitā, l'Atharvaveda Saṃhitā;
- un Brāhmaṇa, il Gopatha Brāhmaṇa;
- quattro Upaniṣad, la Praśna Upaniṣad, la Muṇḍaka Upaniṣad, la Māṇḍūkya Upaniṣad e la Kaivalya Upaniṣad.



स्मृति smṛti  significa invece memoria, tradizione, rimembranza e indica
 i testi "applicativi ed interpretativi dei Veda.
Lsmṛti è costituita  da sette gruppi di opere: upaveda, śāstra, vedanga, darśana, itihāsa, purāṇa, āgama,

Gli Upaveda sono manuali di applicazione dei Veda e naturalmente sono quattro, uno per ogni veda:

Arte del tiro con l’arco e
Tecniche militari

2) Gāndharvaveda 
Arte della Musica, della Danza
e del Canto

Arte della spada, Metallurgia
e Architettura

4) Āyurveda 
Arte della Medicina




il secondo gruppo di opere della smṛti è costituito dagli शास्त्र śāstra ovvero le norme , le regole, gli ordinamenti (manavadharmasastra o legge di Manu regola la vita della società, natyasastra regola i comportamenti nel teatro, kama sastra i comportamenti nel campo dell'amore e del sesso ecc. ecc)


il terzo gruppo è costituito dai 6 Vedanga, ovvero i testi che insegnano le sei discipline indispensabili per comprendere i veda:



1) शिक्षा śikṣā, la fonetica, le istruzioni per la fonazione e la pronuncia.

2) छान्दस chāndasa ovvero la prosodia, l'insegnamento della divisione in sillabe, il ritmo,l'accentazione, il metro,la cadenza del linguaggio.

3) व्याकरण vyākaraṇa , ovvero le regole grammaticali.

4) निरुक्त nirukta ovvero l'etimologia indiana, lo studio della simbologia delle singole sillabe ecc. ecc.

5) ज्योतिष jyotiṣa, ovvero astronomia e astrologia.

6) कल्प kalpa
, lo studio dei rituali (e del tempo....).

Il quarto gruppo è costituito dai 6 दर्शन darśana punti di vista filosofici ortodosii, ovvero i sei metodi interpretativi dei veda:



1) Nyāya
Regola, metodo, logica.

2) Vaiśeṣika
Filosofia naturale, affine al Buddhismo.

3) Sāṃkhya
Enumerazione, Ateismo razionalista.

4) Yoga
A partire dal XX secolo con riferimento quasi esclusivo allo Ashtanga Yoga di Patanjali, in precedenza basato su Hathayoga e Tantrismo

5) Mīmāṃsā
Studio dei rituali vedici, e analisi critica sia in senso teistico che ateistico.

6) Vedanta
Nell'accezione sia di Filosofia Duale che Non-Duale, basata esclusivamente sullle Upanishad maggiori, i Brahma Sutra e la Bhagavad Gita.


Il quinto gruppo è quello di इतिहास itihāsa  che significa storia, ed è formato dai due poemi epici indiani:




1) Mahābhāratam

2) Rāmāyaṇam




il sesto gruppo è costituito dai पुराण purāṇa , che significa antico, e rappresenta la mitologia e la cosmogonia indiana. In genere si parla di 36 purāṇa, 18 detti Maggiori e 18 Minori, tutti tradizionalmente attribuiti a Vyasa, ma in realtà sono molti di più. Le liste più accreditate dei Mahapurana (Purana maggiori) e degli Upapurana (Purana minori) sono le seguenti:

Mahapurana

1) Agni.
2) Bhagavata.
3) Brahma.
4) Brahmanda.
5) Brahmavaivarta.
6) Garuda.
7) Kurma.
8) Linga.
9) Markandeya.
10) Matsya.
11) Narada.
12) Padma.
13) Shiva.
14) Skanda.
15) Vamana.
16) Varaha.
17) vayu.
18) Vishnu.


Upapurana


1) Adya Purana (Sanatkumara)
2) Narasimha Purana
3) Skanda Purana
4) Shivadharma Purana
5) Durvasa Purana
6) Naradiya Purana
7) Kapila Purana
8) Vamana Purana
9) Aushanasa Purana
10) Brahmanda Purana
11) Varuna Purana
12) Kalika Purana
13) Maheshvara Purana
14) Samba Purana
15) Saura Purana
16) Parashara Purana
17) Maricha Purana
18) Bhargava Purana.







Il settimo gruppo è costituito dagli आगम āgama  (più precisamente 
āgama  e nigama, a volta si chiamano con questi nomi anche i Vedache significa sia teoria  che strada d'accesso, e sono gli specifici insegnamenti per i tre gruppi di "fedeli" contemplati nel sanatana dharma: sakta-vaisnava -saiva, ovvero devoti alla Dea, devoti a Vishnu e devoti a Shiva. L'insieme degli āgama è ciò che comunemente viene chiamato Tantra.

Ogni āgama è diviso in quattro parti:

1) Jnana Pada (o Vidya pada)
Ovvero le dottrine e la conoscenza filosofica e spirituale.

2) Yoga Pada
Ovvero gli esercizi fisici (posizioni, sequenze, pratiche respiratorie...) e mentali (meditazione, visualizzazione, concentrazione).

3) Kriya pada
Ovvero le regole per i rituali, tecniche di costruzione e consacrazione di templi, statue e icone, rituali di iniziazioni dei discepoli.

4) Charya Pada
Ovvero le tecniche di insegnamento, per l'osservanza dei riti religiosi ecc.

Di solito si parla di 28 Shaiva Agama, 64 Shakta Agama e 108 Vaishnava Agama, ma in realtà ne esistono molti di più legati anche alle figure di ganesha, Bhairava, Buddha.
Qui ci limiteremo ad indicare il nome dei 28 Shaiva Agama:


  1. Kamikam
  2. Yogajam
  3. Chintyam
  4. Karanam
  5. Ajitham
  6. Deeptham
  7. Sukskmam
  8. Sahasram
  9. Ashuman
  10. Suprabedham
  11. Vijayam
  12. Nishwasam
  13. Swayambhuvam
  14. Analam
  15. Veeram
  16. Rouravam
  17. Makutam
  18. Vimalam
  19. Chandragnanam
  20. Bimbam
  21. Prodgeetham
  22. Lalitham
  23. Sidham
  24. Santhanam
  25. Sarvoktham
  26. Parameshwaram
  27. Kiranam
  28. Vathulam