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PARLIAMO D'AMORE? DIWALI 2021

 



Pare desueto, l'amore, di questi tempi. Due che si amano e  vivono per farsi felici l'un l'altro, non fanno notizia. La paura si vende meglio, e se  non se ne ha abbastanza ci ficchiamo sotto le coperte, ad occhi chiusi, nella speranza di scorgere le streghe, i fantasmi ei draghi perduti tanti anni fa, nell'oscurità senza tempo di una sera d'inverno. 

A volte, fuggiamo invece  nella luce del sole, dove la Ragione, unica maestà, ci inebria di certezze, si,  ma non dà gioia,  Rassicura, certo, dà conforto,  ma  le sue mirabili architetture, prima o poi, lo sappiamo bene,  perdono fascino, si inaridiscono.

Raro che amore si accompagni alla paura e la luce, accecante, della ragione non gli dona:  preferisce la penombra, il pastello del tramonto o la notte stellata.

"Se il sole ci mostra il mondo senza pudore, è con discrezione che i ricami oro e argento 
delle stelle ci portano fuori dalle tempeste, e addolciscono il vuoto angosciante della notte. 
Troppo caldo il sole per fartelo amico, neppure puoi guardarlo negli occhi. 
Con le stelle è diverso: godi della loro danza, sempre nuova, le saluti prima dell'alba, come un Romeo sorpreso dal canto dell'allodola, e dopo il tramonto le ritrovi lì, appese al cielo".

L'amore è  anarchico e bizzoso, come gli Dei.
Tu non puoi sapere quando inarcherà la schiena, come un drago antico, per slanciarsi verso il Cielo, e condurti verso le stelle, né puoi costringerlo a rimanere al tuo fianco, quando il richiamo della sua casa di cristallo si farà risacca e l'onda della Bellezza, si perderà nel mare del rimpianto.

Puoi solo aspettare.  Pronto a cogliere quel sorriso, a rubare quel bacio in cui,  per un istante o per sempre, vedrai disciogliere la tua innata ansia di incompiutezza.


Era l'autunno del 2010,  il giorno di Diwali, se non ricordo male.

Malcolm Bilotta, mi aveva organizzatouno stage residenziale alle Querciole di Borgotaro,  il casale sulle colline intorno  a Parma dove teniamo ancora oggi i nostri ritiri di Yoga. 

Śiva Śakti: ricreazione rituale dello Spazio”, così si chiamava lo stage. Era la prima volta che  mettevo piede alle Querciole; quando entrai nella sala di meditazione, un sala bellissima, di pietra e legno con finestre alte fine al soffitto che davano sul bosco, gli altri, 24, 25 persone, erano già seduti sui tappetini. Oltre a Malcolm e a sua moglie, Petulia, c’erano i miei amici/fratelli di sempre: Fabio Cozzi, Gianni Bencista (GB), Andrea Pagano, Sandro Nalin , Onofrio Amendola, Riccardo Cassian Ingoni, Marco Rotonda…Riconobbi degli allievi di Malcolm e dei praticanti di Yoga che avevano partecipato, qualche settimana, prima ad una mia conferenza. 

C’era anche una ragazzina  - almeno sembrava una ragazzina -  con i capelli lisci, a caschetto, Era Laura Nalin, la sorella di Sandro. Giuro che pensai, appena la vidi - “Ma perché si è lisciata i capelli? Crede forse di piacermi di più?” – Assurdo! Non ricordavo di averla mai vista prima di allora, né avevo mai sentito parlare di lei.

Laura era appena tornata dal Brasile, mi disse Sandro, ed era una maestra di Yoga. L’ultima cosa che aveva fatto prima di tornare in Europa (ma lo venni a sapere solo dopo qualche tempo) era stata quella di lisciarsi i ricci come fanno le brasiliane per addomesticare i capelli troppo crespi.

Ci mettemmo a meditare  a coppie, un esercizio semplice che mi aveva insegnato Jinpa Lobsang: si tratta di cercare il proprio volto e il proprio sguardo negli occhi del partner. Gli effetti della pratica che feci con Laura furono devastanti. Rimasi per tutto il week end in uno stato di alterazione percettiva: le mani vibravano, i suoni e colori erano così vivi e presenti che pareva di toccarli, e la pelle sembrava così sottile che avevo paura si sciogliesse da un momento all’altro.

Ricordo che Laura si mise a piangere, a un certo punto, senza motivo ed io le leccai le lacrime - “È acqua di Vita” - le dissi. Assurdo vero? E la cosa ancora più assurda è che ci sembrò assolutamente naturale. Anzi, lo era.

Ricordo anche che ci baciammo, quel giorno d'autunno del  2010. Non raccontammo a nessuno quello che ci era successo. Non ne parlammo nemmeno tra di noi. Eravamo sposati tutti e due e l’idea di mandare a monte due matrimoni non ci sfiorava neppure.

Cominciammo a vederci un paio di volte l’anno, insieme agli altri del Gruppo Vedanta. Bastava un sguardo, un abbraccio e, subito, ci immergevamo in una dimensione “altra”. Ci scrivevamo spesso, lunghe lettere grondanti di filosofia indiana, simboli esoterici e sogni lucidi. Lei firmava sempre: "Con Amore L." con "L" che stava sia per Laura, sia per Loto, il suo nick name, io la chiamavo "Giovane Dea". A volte, bastava una parola, una frase letta a voce alta e quella roba che non avevamo il coraggio di chiamare amore, faceva il suo ingresso, ospite inatteso, nelle nostre vite.

Lo so che a leggere fa un po’ ridere. Viene da pensare all’ennesimo scontro tra Ragione e Sentimento, “Sense and Sensibilty”; ad una di quelle romantiche storie d’amore non vissuto che piacciono tanto agli intellettuali masochisti. Oddio, può anche darsi che lo fosse, ma noi, quando ci salutavamo dopo gli stage o uno scambio di mail, non sperimentavamo mai la Nostalgia del Cielo né il perverso piacere dell’abbandono: si faceva la nostra vita, si entrava nella Bolla - la chiamammo così, da subito - quando ci si trovava insieme e ne uscivamo, senza drammi, per ritornare ad una quotidianità che, a quanto dicevamo l'uno all'altra, non ci spiaceva affatto. Era come se il nostro amore avesse vita propria, una specie di esistenza parallela che ci risucchiava per qualche giorno o qualche istante.



Come è andata a finire lo sanno tutti coloro che ci conoscono. In qualche modo la vita si è organizzata per noi. 
Stiamo insieme, 24 ore al giorno, da sette anni.
Felici tanto da sentirci scemi, a volte.

Qualche anno fa dal baule dei ricordi è emersa un'immagine del passato.
Milano, a piazza del Duomo.; era il 1980, l'ho già scritto su Facebook,  senza motivo baciai una ragazzina di cui non conoscevo neppure il nome. 
Ci salutammo con un sorriso, senza sapere, immagino, che, eravamo perfetti l'uno per l'altra.

"L'amore è  anarchico e bizzoso, come gli Dei.
Tu non puoi sapere quando inarcherà la schiena, come un drago antico, per slanciarsi verso il Cielo, e condurti verso le stelle, né puoi costringerlo a rimanere al tuo fianco, quando il richiamo della sua casa di cristallo si farà risacca e l'onda della Bellezza, si scioglierà nel mare del rimpianto.
Puoi solo aspettare.  Pronto a cogliere quel sorriso, a rubare quel bacio in cui,  per un istante o per sempre, vedrai disciogliere la tua innata ansia di incompiutezza."

 Ti amo, Laura.



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