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SAMKHYA, LA MEDITAZIONE SUI 25 PRINCIPI



Il commento di Vyăsa al versetto di Yoga Sutra 2.19 offre degli spunti fantastici per la meditazione. Si tratta, secondo me, di un dono prezioso, da scartare con molta attenzione.


Nel sūtra seguente vengono esposte le diverse fasi dei tre Guṇa che compongono il “Visto” [ovvero lo “spettacolo”].


"Gli stati costitutivi dei Guṇa sono: Viśeṣa, il fattore distintivo; Aviśeṣa, l’indefinito [ovvero i Tanmātra e Ahaṁkāra], Liṅga-mātra [la Buddhi] e Aliṅga [Mūla-prakṛti] ||2.19||"


Qui gli elementi conosciuti come Ākāśa, Vāyu, Tejas, Apas e Pṛthvī, sono le modificazioni “specializzate” [Viśeṣa] dei Tanmātra, ovvero il suono, la tangibilità, la luce/forma, il sapore e l’odore; così come [sono modi-ficazioni “specializzate” dei Tanmātra] i Buddhīndriya [ovvero l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato] e i Karmendriya [parlare, afferrare, muoversi, generare, evacuare]; [a questi si aggiunge] l’undicesimo principio, Manas, che ha come sfera di attenzione tutti i poteri di azione e di sensazione.


 Quindi le “modificazio-ni specializzate” (Viśeṣa) sono sedici . Aviśeṣa, le modificazioni non specializzate sono invece sei, e sono il puro “io sono”, Asmitā [ovvero Ahaṃkāra] e i cinque Tanmātra, gli elementi sottili di suono, tatto, forma, gusto e odore.


Questi elementi sottili possiedono la qualità dell’elemento che li precede e la qualità propria: 


- Il suono ne possiede una [la qualità sonora];

- La tangibilità due [le qualità del suono e della tan-gibilità];

- La luce/forma tre [le qualità del suono, della tan-gibilità e della luce/forma];

- Il sapore quattro [le qualità del suono, della tangi-bilità, della luce/forma e del sapore];

- L’odore cinque [le qualità del suono, della tangibi-lità, della luce/forma, del sapore e dell’odore].


Aviśeṣa, sono le modificazioni non specializzate di Mahat, detto anche Buddhi o Liṅga-mātra. 


La Buddhi è ciò che potremmo definire “puro Essere”; in essa [du-rante il processo evolutivo] le sei modificazioni non specializzate [ovvero i Tanmātra e Ahaṃkāra] si svi-luppano fino al loro limite. 


Nel processo inverso [ovvero nel processo “di involuzione”], le sei modifica-zioni non specializzate sostenute da Mahat, tornano a Pradhāna, ovvero Aliṅga, il senza-forma.


 Pradhāna non è né Essere né non-Essere (niḥsattāsattam), né esi-stente né inesistente (sadasat). 


Si dice che Prakṛti (Aliṅga) è innata in quanto gli scopi del Puruṣa [cioè l’esperienza e la Liberazione] non sono causa di Pradhāna; in altre parole, il Puruṣa non è e non può es-sere la causa prima della manifestazione. 


Viśeṣa, Aviśeṣa e Liṅga-mātra, ovvero i tre stati differenziati dei Guṇa sono invece determinati dagli scopi del Puruṣa, per cui sono classificati come non eterni.


 Occorre specificare che i Guṇa non vengono né prodotti né distrutti, ma essendo le loro manifestazione nei tre stati costitutivi differenziati, caratterizzate dal passato e dal futuro, dall’andare e dal venire, ap-paiono come se fossero “impermanenti”. 


È come quando si dice: «Oh Povero Devadatta! Le sue mucche stanno morendo tutte» mentre nella realtà Devadatta non subisce nessun danno “alla sua persona”: non è lui a star male [e a dover essere compatito], ma le sue mucche. 


Liṇga-mātra, Mahat, il “fenomenico indifferenziato”, [nell’ordine della manifestazione] è successivo ad Aliṅga [nell’ordine della manifestazione],è della stessa sostanza ed esiste in Aliṅga, ma se ne distingue in virtù della legge dell’evoluzione «esattamente come la radice è prossima al seme e si distingue da esso, mentre le altre parti dell’albero (tronco, foglie, frutti) non possono essere determinate direttamente dal seme senza l’azione della radice» . 


Per ciò che riguarda Aviśeṣa, possiamo dire che le sei modificazioni “non specializ-zate” [ovvero Ahaṃkāra e i cinque Tanmātra] sono successive a Liṇga-mātra ed esistono in esso, ma se ne differenziano in virtù della sequenza della manifesta-zione. 


Allo stesso modo quindi Viśeṣa le sedici modificazioni specializzate [ovvero i cinque elementi grosso-lani (Etere, Aria ecc.), i cinque poteri di sensazione (l’udito, il tatto, ecc.), i cinque poteri di azione (parla-re, afferrare ecc.) e il manas] si formano e si differen-ziano nelle “modificazioni non specializzate (Aviśeṣa). 


Dopo le “modificazioni non specializzate non appare, in successione, nessun altro Tattva; le ulteriori modificazioni consistono nelle qualità [o possibilità espressive] (Dharma), nelle caratteristiche secondarie (La-kṣaṇa) e nelle “condizioni” o “fasi dell’esistenza” (Avasthā). Dharma, Lakṣaṇa e Avasthā saranno descritti in seguito.

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