Gruppo di giovani tedeschi negli anni '30. Fonte:
http://www.writeopinions.com/wandervögel
Tratto da "MKULTRA" , Libro in pubblicazione
Berlino, agosto 1936. Si racconta che, stizzito dalla
superiorità dimostrata da Jesse Owens nelle gare di velocità e di salto in
lungo Adolf Hitler rifiutò di stringergli la mano e si allontanò dall’Olympiastadion di Berlino prima
delle premiazioni. È un episodio, testimoniato in decine di articoli, libri
documentari e film (vedi: “Race, il colore della Vittoria”, 2016), che
descrive perfettamente il carattere del Führer, il suo
razzismo e la sua antisportività. Peccato che sia falso; i nazisti erano
affascinati dalle gesta atletiche, a prescindere dal colore della pelle. Nella realtà
storica, a detta di Eric Brown, membro della delegazione britannica, Hitler non
solo salutò Owens durante il giro di pista, ma volle incontrarlo in privato per
congratularsi personalmente[1].
Probabilmente si informò anche, con lui o con i suoi medici, su quale tipo di
droga avesse usato. All’epoca l’uso di sostanze chimiche per migliorare le
prestazioni sportive non era affatto illegale e le Olimpiadi rappresentavano una
vera e propria fiera commerciale farmaceutica. Gli atleti sono stati usati come
cavie da laboratorio almeno fino al 1967, quando il CIO, sull’onda dello
scandalo “Jensen”[2] istituì una commissione medica
e definì una prima lista di sostanze proibite. La ricerca e la somministrazione
di droghe per eliminare la sensazione di fatica, aumentare la massa muscolare e
rendere gli atleti più aggressivi fanno parte da sempre dello Sport, ma in
occasione delle Olimpiadi di Berlino la sperimentazione di nuovi prodotti di
sintesi e l’uso generalizzato di anfetamine miste a farmaci di vario genere
raggiunsero livelli mai visti prima, ponendo le basi per la produzione
industriale di droghe psicotrope e stimolanti che invaderanno il mercato nei
decenni successivi. In quest’ottica le prestazioni non solo di Owens, ma di
tutti i velocisti statunitensi, accesero l’interesse dei ricercatori nazisti sugli
stimolanti usati dagli atleti a stelle e strisce, soprattutto la “Benzedrina”,
o “solfato di anfetamina”, sintetizzata nel 1929 e commercializzata da “Smith,
Kline & French” come farmaco da banco per la decongestione nasale.
Quattro anni dopo, nel maggio del 1940 i soldati
tedeschi, dopo aver attraversato le Ardenne in quattro giorni, senza mai
dormire, distrussero l'esercito francese ad Avesnes.
Il 14
giugno arrivarono a Parigi e il 25 giugno la Francia capitolò definitivamente. Il
“Blitzkrieg”, la “guerra lampo” ideata dagli strateghi di Hitler, aveva
messo in ginocchio quello che, all’epoca, era considerato uno dei più potenti eserciti
al mondo; i francesi disponevano di 3.300.00 uomini ben addestrati, 14.000
cannoni, [contro i 7.000 dei tedeschi] e 3.400 carri armati [contro i 2.400 dei
tedeschi]. Sui libri di storia si parla, giustamente, di “capolavoro tattico”, ma
uno dei motivi della fulminante vittoria nazista fu il “furore guerriero” dei
soldati tedeschi: combattevano in uno stato di esaltazione, sembravano
invulnerabili, infaticabili, irresistibili, quasi fossero dotati di poteri
sovrannaturali come i “berseker”, i guerrieri-orso vichinghi votati al
dio Wotan. L’apparente invincibilità delle truppe naziste non era dovuta
solo all'addestramento, al DNA o all'alimentazione, ma, anche e soprattutto,
alla chimica.
Dal 1936 al 1939 in Germania ebbe
luogo il più grande esperimento di massa sull'uso della droga della storia
dell'umanità. Dopo aver studiato
lo strabiliante effetto della Benzedrina sui velocisti statunitensi alle
olimpiadi di Berlino, il medico, chimico e farmacologo Fritz Kurt Hauschild
aveva messo a punto, per conto della casa farmaceutica Temmler, il Pervitin, un
farmaco a base di metanfetamina (N-methyl-1-phenyl propan-2-amine). Per
lanciare il prodotto e diffonderlo tra la popolazione la più importante agenzia
stampa di Berlino fu incaricata di «redigere un piano marketing modellato sullo
stile della Coca-Cola Company, che aveva ottenuto un enorme successo globale.
Nel 1938 i manifesti che pubblicizzavano il Pervitin erano appesi ovunque a
Berlino, dai pilastri della stazione ferroviaria agli autobus. Oltre al lancio
della campagna pubblicitaria, la Temmler inviò a Berlino ad ogni medico un
campione del farmaco nella posta, con la speranza che la comunità medica
introducesse alla popolazione i benefici del farmaco»[3]. Il Pervitin,
fornito gratuitamente ai medici venne somministrato dapprima a cantanti, attori
e sportivi, e, in seguito, a tutta la popolazione. C'erano addirittura i
cioccolatini Pervitin, indicati per casalinghe e adolescenti. Nel 1939
buona parte della popolazione della Germania era dipendente dalle droghe.
Il farmaco della Temmler donava senso di
onnipotenza, grande energia, esaltazione e la capacità di non dormire anche tre
giorni consecutivi. Il problema era il “down”: una volta svanito
l’effetto, si cadeva in uno stato di profonda prostrazione fisica e mentale. Per
ovviare all’inconveniente ai militari, per i quali l’assunzione di Pervitin era
obbligatoria, venivano somministrate anche dosi massicce di oppiacei e di
testosterone sintetico.
Si legge nel rapporto di un Tenente colonnello delle Panzer
Division [4]:
Il Pervitin è stato consegnato ufficialmente prima dell’inizio dell’operazione e distribuito dagli ufficiali al comandante sino alle truppe, con l’istruzione di assumerlo per mantenersi svegli durante l’operazione. L’ordine era chiaro: I soldati dovevano assumere il Pervitin 2 volte al giorno, in dosi da 2 pastiglie, in modo da essere sempre al top delle loro capacità fisiche.
Nel 1941 Leonardo Conti, generale delle SS e
sottosegretario alla sanità del Ministero degli Interni, dopo aver verificato
gli effetti devastanti del Pervitin, riuscì a farlo dichiarare illegale.
Scriveva Conti[5]:
Gli effetti del Pervitin perdono
di successo dopo un uso prolungato. L’emergere di un’intolleranza al Pervitin
potrebbe paralizzare tutte le sezioni della popolazione. Chiunque cerchi di
eliminare la stanchezza con il Pervitin può ritenersi sicuro di esaurire le
risorse fisiche e psicologiche, ed infine di sfinirsi completamente”.
Nonostante gli avvertimenti di Conti e la messa al
bando del farmaco, le autorità militari continuano a somministrare il Pervitin
ai soldati al fronte, tanto che, secondo Ohler[6] già nel 1940 l’intero
esercito tedesco era dipendente dal Pervitin;
basti pensare che, solo tra il maggio e il giugno 1940 vennero distribuite ai
soldati 35 milioni di pasticche. La dipendenza dalla metanfetamina provoca ansia, confusione, insonnia, paranoia e
disturbi della personalità, ma il farmaco ha il pregio di
rendere insensibili al dolore, al freddo, alla fatica. Si racconta che in
Russia durante l’Operazione Barbarossa, interi reparti di fanteria tedeschi
marciarono giorno e notte sul terreno ghiacciato:
I soldati erano resi talmente
insensibili dal Pervitin che i loro piedi ghiacciarono senza che se ne
accorgessero, finendo per dover essere amputati[7].
Tra gli “alleati” l’uso degli
stupefacenti fu, inizialmente assai più limitato, ma con l’entrata in guerra
degli Stati Uniti ci fu la diffusione su vasta scala del Benzedrine, il
farmaco della Smith, Kline & French
che si sniffava come il Vix Vaporub. Tra il 1942 e il 1945 gli
inglesi acquistarono 72 milioni di inalatori Benzedrine, gli
americani 250 milioni.
[1] «I
actually witnessed Hitler shaking hands with Jesse Owens and congratulating him
on what he had achieved».
(Eric Brown - Britain's Greatest Pilot: The
Extraordinary Story of Captain Winkle Brown-BBC 2014)
[2] Knud Enemark
Jensen (1936-1960) era un ciclista danese che, alle Olimpiadi di
Roma del ’60 morì dopo una caduta causata ufficialmente da una insolazione
durante la gara dei “100 Km a squadre”. L’autopsia rivelò che nel sangue
di Jensen erano presenti dosi massicce di Ronicol, un farmaco contro l’arteriosclerosi
a base di alcol nicotinilico, e diversi tipi di anfetamine.
[3] Tratto da: https://www.vanillamagazine.it/pervitin-il-siero-del-super-soldato-nazista-era-la-metanfetamina/
[4] Vedi: https://www.facebook.com/ugo.ferrando/photos/storia-della-droga-il-pervitin-metamfetaminanel-1940-le-truppe-tedesche-avevano-/10227745694448365/
[5] Vedi: Norman
Ohler, Tossici. L'arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista,
Rizzoli, 2016, ISBN 9788817091220.
[6] Vedi nota
precedente.

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