sabato 4 gennaio 2014

HATHA YOGA - LA DANZA DEGLI DEI


Lo Hatha Yoga è una danza
I movimenti dello Yogin devono sempre essere morbidi ed eleganti, come quelli di un serpente che, lentamente, svolge le sue spire. L'āsana (la postura) deve essere assunto senza sforzo, con la naturale eleganza del gatto di casa che, risvegliato dall'odore del cibo, balza giù dal divano e si stiracchia la schiena. 
Il gesto dello Yogin DEVE essere bello. E questo non per rincorrere un qualche astratto ideale estetico, ma per una necessità pratica: la tensione muscolare rende difficile, se non impossibile, la percezione della circolazione delle energie sottili ("sottili come il filo del ragno", si legge nei testi tantrici) e senza percezione e utilizzazione delle correnti energetiche, le kriyā, non si può parlare di yoga. 

Piccola parentesi: la parola क्रिया kriyā, che significa "tecnica operativa", "azione","performance", nello yoga sta ad indicare il "lavoro" che si deve effettuare durante la pratica di un āsana o di una sequenza, per renderle efficaci, ed è femminile: la kriyā
In Italia, nelle scuole di Yoga, nei libri, sui siti internet specializzati, si volge quasi sempre al maschile, "il kriya" o " i kriya". 
Potrebbe sembrare un'errore di poco conto, una sciocchezza, ma, non lo è. 
Per il sanātana dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) tutto ciò che è relativo all'azione, o è causa "efficiente" di un'azione, è femminile. Come femminile è l'energia che muove l'universo (la dea o śakti). Senza la dea śiva, che rappresenta la "manifestazione", è un "uomo morto" , il mahāpreta, o "grande defunto". 

 

La kriyā è, sul piano della pratica fisica l'equivalente della dea ("è" la dea), mentre l'āsana ( termine neutro, che, secondo me, sarebbe corretto volgere al maschile: "lo āsana" e "gli āsana") è l'equivalente di śiva mahāpreta, un forma vuota, che solo la dea può riempire di forza vitale. rendendolo una "forma danzante" 

 

Lo Hatha Yoga è una danza e gli āsana vanno praticati con morbidezza e fluidità, senza inutili tensioni muscolari. Per comprenderne il motivo basta immaginare i canali in cui circola l'energia sottile (le nāḍī, rappresentate, simbolicamente dai petali dei cakra) come dei tubi morbidi e sottili: la massa muscolare e le tensioni comprimono i tubi, impedendo il libero fluire delle energie (i vāyu, la cui frequenza vibratoria è invece rappresentata dalle sillabe sanscrite inscritte nei petali dei cakra), mentre una condizione di piacevole rilassamento (sukha in sanscrito) ne favorisce la circolazione. 

 
Il raggiungimento del rilassamento muscolare e della scioltezza delle articolazioni sono il primo passo della pratica dello Hatha Yoga, l'ABC: senza rilassamento e scioltezza non è possibile ottenere quell'eleganza e quella fluidità dei movimenti che, secondo me, devono sempre caratterizzare la pratica degli āsana e delle sequenze. 
Questo non significa che lo scopo della pratica debba essere la ricerca della bellezza o della perfezione del gesto, ma se si pratica davvero (ovvero se si assumono gli āsana con le giuste kriyā dopo aver messo sotto controllo respiro, postura e condizione mentale) la naturale eleganza dello Hatha Yoga "insorge come un fiore che sboccia" 

 

Spesso, negli anni, alcuni allievi e colleghi insegnanti mi hanno fatto notare che la mia "fissazione" per la morbidezza, l'eleganza e la fluidità, più che dalla pratica dello HathaYoga poteva derivare dalla mia esperienza di danzatore e coreografo. 
Un fondo di verità potrebbe esserci visto che mi sono guadagnato da vivere per qualche decennio lavorando nelle compagnie teatrali e nei teatri lirici, ma studiando e praticando con maestri e istruttori orientali mi sono convinto che lo Yoga è veramente una danza, anzi Yoga e Danza agli inizi erano una cosa sola, il NATYA YOGA di Nandikesvara, Patanjali e Tirumular. 

 

Qualche giorno fa un amico francese che si occupa di documentari mi ha fatto avere due filmati su Krishnamacharya [su You tube potete trovare " Krishnamacharya - Yoga Film (1938)"]. Per chi non lo conoscesse Krishnamacharya è il padre dello Yoga moderno: è stato lui a insegnare per la prima volta il "Saluto al Sole" come lo conosciamo adesso e da lui, tramite i figli e il genero, provengono l'Ashtanga Yoga e lo Yoga Ijengar. 
Mi sono divertito a "montare" (con Windows Movie Maker) alcune sequenze di posizioni di Krishnamacharya assieme a delle riprese che mi ha fatto mia figlia Francesca la scorsa primavera, durante una lezione di Yoga alla New Energy di Roma. 
Secondo me il video parla da solo...... 
Nei titoli di coda ho aggiunto una chicca: la moglie di Krishnamacharya che pratica degli asana "in apertura" con le stesse modalità e la stessa fluidità con cui si riscaldano i danzatori contemporanei... 
C'è poco da fare........."Lo Yoga è danza

"LA DANZA DEGLI DEI" 




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