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LA MEDITAZIONE SULLA SILLABA OṂ NELLE UPANIṢAD TRADIZIONALI

 


 

 
 

 

La meditazione sulla sillaba Oṃ e i significati delle “tre mātrā” - misure – della sillaba ॐ - ovvero a (अ), u (उ) e m (म्) - sono riportati in maniera simile, se non identica, in alcune delle 108 upaniṣad ortodosse.

Nella Dhyānabindu Upaniṣad[1], ad esempio, un testo che, nonostante venga fatto risalire da alcuni studiosi al III secolo sembra essere una rielaborazione recente della Gorakṣa Saṃhitā[2], si trovano alcuni dettagli, assenti nel testo di Gorakṣa, che potrebbero rivelarsi di un certo interesse.

Per fare un esempio le tre mātrā (misure) a (अ), u (उ) e m (म्) – associate nella Dhyānabindu Upaniṣad ai tre guṇa[3]- vanno recitate contemporaneamente alla pratica dei bandha (99b-101a):

Contraendo i genitali e la gola dopo aver unito prāṇa e āpana nella caverna del loto del cuore.

Nei versetti precedenti - Dhyānabindu Upaniṣad 95-99a – si collega a meditazione sull’ॐ alla visualizzazione dei bījamantra (बीजमन्त्र) degli elementi - laṁ (लँ), vaṁ (वँ), raṁ (रँ), yaṁ (यँ), haṁ (हँ) – associati a loro volta con i cinque vāyu principali:

 […] Si dovrebbe meditare sulle cinque sillabe seme (bīja) [degli elementi ovvero] la Terra - pṛthvī - ecc. [e si dovrebbe meditare anche] sui cinque soffi vitali [prāṇa, āpana, vyāna, samāna, udāna] sul [loro] colore, sulle sillabe seme e sulla loro posizione. La sillaba Ya è il seme [dell’Aria, vāyu, e] di prāṇa e ricorda una nuvola blu. La sillaba Ra è il seme del fuoco – tejas - e di āpana e ricorda il sole.

 La sillaba 'La' è il seme di pṛthvī, [è di colore rosso come] il fiore di Bandhuka. La lettera 'Va' è il seme dell’Acqua – jala – […] ed è del colore della conchiglia.

La sillaba Ha è il seme di ākāśa […] ed è del colore del cristallo. Il prāṇa sta nel cuore, nell'ombelico, nel naso, nell'orecchio, nel piede, nelle dita e in altri luoghi, viaggia attraverso le settantadue mila nāḍī […] ed è tuttavia lo stesso ovunque. È questo ciò che viene chiamato Jīva.

Nella Chāndogya Upaniṣad, una delle upaniṣad più antiche, la sillaba Oṁ, la cui recitazione è uno strumento per la “Realizzazione” (I.1.8) viene associata ai tre veda, come in Gorakṣa Saṃhitā 1.84:

I.1.1. Ora spiegheremo [perché] occorre venerare il canto liturgico (udgīta) come fosse la sillaba Oṁ, con Oṁ infatti si inizia il canto liturgico.”[4]

I.1.5 “La parola è il ṛk (Ṛgveda), il soffio vitale è il sāman (Sāmaveda), l'udgītha è la sillaba Oṁ. Parola e soffio vitale formano una coppia così come il ṛk con il sāman.”[5]

I.1.8 “Questa sillaba esprime l'assenso. Quando si vuole dare l'assenso a qualcosa si pronuncia Oṁ. E ciò a cui si dà l'assenso verrà realizzato. Colui che conosce questo venera udgītha come la sillaba  realizzerà i suoi desideri.[6]

I.1.9 ““Da essa procede la triplice conoscenza [i Veda]. Pronunciando Oṁ si recitano [le formule dello Yajurveda]; pronunciando Oṁ si innalzano le lodi [del Ṛgveda]; pronunciando Oṁ si cantano [le melodie del Samāveda], onorando la grandezza e l'essenza di questa sillaba.[7]

Nella Māṇḍūkya Upaniṣad, che inizia (1.1) con la identificazione della sillaba Oṁ con i “tre tempi” – come in Gorakṣa Saṃhitā 1.84 – le “tre mātrā” della sillaba ॐ - ovvero a (अ), u (उ) e m (म्) – vengono collegate ai tre stati di coscienza dell’essere umano - veglia, sogno, sonno profondo – e l’insieme delle tre, o forse il silenzio che segue la recitazione, al quarto stato detto turīya.

I. 8 Questo Ātman privo di difetto è l’Oṁ [gli elementi che lo costituiscono] sono le lettere a (अ), u (उ) e m (म्).[8]

1.9 Vaiśvānara, lo stato di veglia è indicato dalla suono A che è il primo elemento […].[9]

1.10 Lo stato di sogno, Taijasa, è indicato dal suono U che è il secondo elemento per il fatto che è più in alto [di quello precedente] […].[10]

1.11 Lo stato di sonno profondo, prājña è indicato dal suono M che è il terzo elemento, in quanto crea o dissolve […].[11]

1.12 Il quarto non corrisponde a un elemento è non misurabile è al di là della manifestazione e non agisce; è calmo e non duale. Tale è la sillaba Oṁ. […].[12]


NOTE

[1] Nei brani seguenti faremo riferimento alla traduzione di K. Narayanasvami Aiyar risalente al 1914 pubblicata in: “Thirty Minor Upanisads, traslated by K. Narayanasvami Aiyar”. Tantra Foundation (2011). ISBN: 8120815653.

[2] La Dhyānabindu Upaniṣad, una delle 108 Upaniṣad tradizionali, viene solitamente fatta risalire al III secolo (vedi: Flood, Gavin D.  An Introduction to Hinduism, Cambridge University Press ((1996), ISBN 978-0521438780), ma secondo gli studi più moderni sarebbe frutto di una serie di riscritture e adattamenti nel corso del II millennio. È probabile che la sua stesura definitiva risalga al XVIII-XIX secolo. (Vedi: David Gordon White. Yoga in Practice. Princeton University Press (2011). ISBN 978-0691140865).

[3] Vedi Dhyānabindu Upaniṣad, 12 (b) – 13 (a) dove akāra - la lettera a (अ) – viene fatta corrispondere al guṇa rajas ­- ukāra - la lettera u (उ) – al guṇa sattva e makāra - la lettera m (म्) - al guṇa tamas.

 

[4] Nell’originale: “om ity etad akṣaram udgītham upāsīta om iti hy udgāyati tasyopavyākhyānam”

[5] Nell’originale: “vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca”.

[6] Nell’originale: “tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste”.

[7] Nell’originale: “teneyaṃ trayī vidyā vartate om ity āśrāvayati om iti śaṃsati om ity udgāyati etasyaiva akṣarasyāpacityai mahimnā rasena”.

[8] Nell’originale: “So'yamātmā-adhyaksharam-Omkaro'dhimatram, pādā mātrā, mātrāsca pādā akāra ukāro makāra iti”

[9] Nell’originale: “Jāgaritasthāno vaiśvānaro'kārah prathamā mātrā, āpterādimatvādvāpnoti ha vai sarvān kāmānādisca bhavati ya evam veda”

[10] Nell’originale: “Svapnasthānastaijasa ukāro dvitīya mātrotkarṣhādu- bhayatvādvotkarṣhati ha vai jñana-santatim, samānasca bhavati, nāsyābrahmavit kule bhavati, ya evam veda”.

[11] Nell’originale: “Pushuptasthānah prājño makārastṛtīya mātrā miterapīter vā, minoti ha vā idam sarvam-apītisca bhavati, ya evam veda”.

[12] Nell’originale: “Amātrascaturtho'vyavahāryah prapancopaśamah sivo'dvaita evamomkāra ātmaiva, samviśatyātmanatmanam ya evam veda, ya evam veda”.

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